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    Al Gruppo FS l’Impact Award per il Business

    (Teleborsa) – È andato al Gruppo FS l’Impact Award per il Business, il premio ritirato da Massimo Garri, Chief Technology, Innovation & Digital Officer di Ferrovie dello Stato nell’ambito del Celebration Day Open Italy di Elis. Il premio – riporta FS News, il portale di informazione del Gruppo FS – riconosce l’attenzione riposta nel Piano Strategico 2025-29 di FS ai temi della resilienza della rete ferroviaria e stradale, al miglioramento della qualità dei servizi, alla promozione di una mobilità sempre più sostenibile, all’innovazione e all’integrazione dei trasporti e allo sviluppo delle infrastrutture, inclusa l’espansione della rete ferroviaria alta velocità (AV) in aree non servite.L’evento Open Italy di Elis è giunto alla decima edizione e durante il suo Celebration day sono stati presentati i proof of concept sviluppati dalle aziende associate a Elis. Tra queste anche RFI, Italferr, Mercitalia e Anas, supportate dal team di Innovazione di FS Holding. Assieme alle startup le società di FS hanno proposto diverse soluzioni innovative con l’attenzione verso un ecosistema sempre più attento all’impatto sociale su persone e territori. Nel 2024 Il numero di sperimentazioni condotte è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.Anas ha sviluppato i proof of concept in collaborazione con: Gisky per la Piattaforma WebGIS sull’integrazione di dati di monitoraggio, sviluppata in ArcGIS Enterprise, che consente la visualizzazione 2D/3D e la gestione di dati strutturali, geotecnici e ambientali per facilitare l’analisi delle infrastrutture. TITAN4 per migliorare l’accesso e l’interpretazione dei dati satellitari Earth Observation (EO), ottimizzando progettazione e manutenzione della rete stradale tramite una piattaforma WebGIS avanzata.Italferr ha sperimentato con: Grid+ l’intelligenza artificiale per il rilevamento automatico di anomalie nel sottosuolo, velocizzando le verifiche archeologiche e ottimizzando i tempi di approvazione dei lavori. B4Tech “Wikipedia style aziendale” per una gestione efficiente della documentazione interna, con ricerca semantica avanzata e supporto all’aggiornamento delle procedure. Flowbe l’uso della blockchain per la gestione digitale e sicura delle certificazioni infrastrutturali ferroviarie, garantendo trasparenza e automazione documentale. HPA la Piattaforma AI per la conformità documentale ai Sistemi di Gestione, con risposte precise in linguaggio naturale e miglior accesso alle informazioni aziendali. RUMA Tool AI per selezionare specie vegetali ottimali nelle opere a verde, massimizzando il sequestro di CO2 e monitorando la biodiversità via Remote Sensing.Mercitalia ha lavorato con: OMNIA a una soluzione per coordinare automaticamente carri ferroviari, con visualizzazione grafica della flotta e monitoraggio in tempo reale. DILIUM per una formazione immersiva in Realtà Virtuale per la verifica tecnica dei carri ferroviari, migliorando sicurezza e accesso ai mezzi. TransTec Services a Smart glasses per ispezioni sul campo, riducendo i rischi e migliorando l’efficienza operativa tramite supporto remoto interattivo.RFI ha collaborato con: Laser Navigation a un sistema AI con telecamere ad alta risoluzione per tracciare l’accesso dei rotabili negli scali merci, garantendo precisione nei servizi ferroviari. Artys a sensori intelligenti per la rilevazione di rischi idrici sulle infrastrutture ferroviarie, inviando allarmi tempestivi per la prevenzione. Life Charger a una piattaforma digitale per la salute e sicurezza dei dipendenti, supportando decisioni aziendali tramite analisi AI. WASDI al monitoraggio idrogeologico con analisi satellitari in cloud, accessibili anche senza competenze tecniche avanzate. BlackBox Green al controllo remoto per il monitoraggio dei consumi idrici negli impianti ferroviari, migliorando efficienza e precisione. Start Smart AR per la navigazione nei magazzini, facilitando la localizzazione di oggetti e l’aggiornamento dell’inventario in tempo reale. LEGGI TUTTO

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    Ue svela il Clean Industrial Deal: “Mobiliterà 100 miliardi. Tagli del 30% a emissioni industria”

    (Teleborsa) – Il Clean Industrial Deal mobiliterà nel breve termine oltre 100 miliardi di euro per sostenere la produzione industriale pulita nell’Ue, di cui un’ulteriore garanzia di 1 miliardo di euro nell’ambito dell’attuale bilancio comune. È quanto ha annunciato la Commissione europea presentando il piano. Bruxelles, come anticipato, prevede di semplificare le norme sugli aiuti di Stato entro giugno per accelerare la transizione verso le energie pulite, promuovere la decarbonizzazione dell’industria e garantire una capacità manifatturiera adeguata per le tecnologie verdi in Europa. “L’obiettivo del Clean Industrial Deal è semplificare senza cambiare gli obiettivi climatici – ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen parlando all’Industry Summit di Anversa –. La domanda di prodotti puliti è rallentata e alcuni investimenti si sono spostati in altre regioni. Dobbiamo invertire la tendenza. Questo è l’obiettivo centrale del Clean Industrial Deal. Vogliamo tagliare i legami burocratici che vi trattengono. Affinché l’Europa possa essere non solo un continente di innovazione industriale, ma anche un continente di produzione industriale”.Nel suo piano Bruxelles presenta una serie di proposte che saranno dettagliate nei prossimi mesi e – in attesa del fondo Ue per la Competitività di cui non si conosce ancora l’entità e che arriverà soltanto nel prossimo bilancio pluriennale comune – propone una Banca per la decarbonizzazione industriale, con l’obiettivo di raggiungere quota 100 miliardi di euro di finanziamenti. A contribuire alla realizzazione del nuovo meccanismo saranno i fondi già disponibili nel Fondo per l’Innovazione e le entrate aggiuntive derivanti da parte dell’Ets e dalla revisione di InvestEU, che prevede di mobilitare fino a 50 miliardi in investimenti pubblici e privati aggiuntivi destinati, tra l’altro, alle tecnologie pulite, alla mobilità sostenibile e alla riduzione dei rifiuti.Il Clean Industrial Deal si presenta come pilastro fondamentale della seconda legislatura di Ursula von der Leyen per permettere all’Europa di “cambiare passo” e colmare il gap di competitività con Stati Uniti e Cina e Stati Uniti. La strategia complessiva prevede anche un ampio piano di semplificazione, che prende il via con il primo di una serie di pacchetti Omnibus pensati per ridurre la burocrazia. La prima ondata di semplificazioni riguarderà quattro atti legislativi non ancora recepiti da tutti gli Stati membri, il cui rischio di applicazione disomogenea tra le diverse capitali europee ha sollevato preoccupazioni. Tra questi, la tassonomia degli investimenti sostenibili, che diventerà volontaria per le imprese al di sotto di una certa soglia di dipendenti. Anche la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (Csrd) e la direttiva sulla due diligence per la responsabilità aziendale saranno semplificate, così come il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), dai cui vincoli saranno esentati i piccoli importatori.”Con il Clean Industrial Deal puntiamo a ridurre le emissioni industriali fino al 30%. È un chiaro segnale che facciamo sul serio – ha detto il commissario per il clima, Wopke Hoekstra,in conferenza stampa presentando il Clean Industrial Deal –. Stiamo mobilitando ogni risorsa disponibile e facendo leva su molteplici canali di finanziamento per stimolare un aumento senza precedenti degli investimenti nelle reti e nell’energia pulita a breve, medio e lungo termine”, ha assicurato il commissario, confermando l’intenzione di lanciare una Banca per la decarbonizzazione industriale, “basata in parte sul sistema di scambio delle quote di emissione” che secondo le stime di Bruxelles potrebbe raccogliere fino a 100 miliardi di euro nei prossimi dieci anni. “Sulla base della nostra esperienza, – ha assicurato Hoekstra – questo potrebbe mobilitare fino a 400 miliardi di euro”.(Foto: © Iaroslav Danylchenko /123RF) LEGGI TUTTO

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    Sostenibilità, Istat: “Sei italiani su dieci preoccupati dai cambiamenti climatici”

    (Teleborsa) – Comportamenti, stili di vita, opinioni e atteggiamenti hanno un grande impatto sulla sostenibilità ambientale, con una decisa rilevanza in termini di benessere sociale e qualità della vita. Nel 2024 i cambiamenti climatici si confermano il problema, in tema ambientale, che maggiormente preoccupa i cittadini con più di 14 anni, confermando un primato ormai decennale. Manifestano questa attenzione quasi sei persone su 10 di 14 anni e più (58,1%), dato stabile rispetto al 2023. Seguono i problemi legati all’inquinamento dell’aria, avvertiti dal 51,9% della popolazione, dato in aumento di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Meno frequenti sono la preoccupazione per lo smaltimento e la produzione dei rifiuti (38,1%), quella per l’inquinamento delle acque (37,9%) e quella per l’effetto serra e il buco nell’ozono (32,6%), preoccupazioni stabili rispetto agli anni precedenti. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” attraverso la quale l’Istat rileva la percezione dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali. Altri aspetti preoccupano meno di tre persone su 10: in fondo alla graduatoria ci sono le preoccupazioni per l’inquinamento elettromagnetico, per la rovina del paesaggio e per le conseguenze del rumore sulla salute.Le preoccupazioni legate al clima sono da tempo al centro dell’interesse delle persone di 14 anni e più. Tra queste, tuttavia, la preoccupazione per l’effetto serra, che nel 1998 coinvolgeva quasi sei persone su 10, cala rispetto al primo anno di rilevazione di circa 25 punti percentuali. Al contrario, il timore per i cambiamenti climatici, indicato nel 1998 dal 36,0% delle persone, sale come detto al 58,1% nell’ultimo anno (+22,1 punti percentuali). Valutando nell’insieme i problemi dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici – rileva l’Istat – emerge che l’attenzione della popolazione per la crisi ambientale aumenta in misura decisa a partire dal 2019 (69,2% di cittadini preoccupati), l’anno caratterizzato dal diffondersi in tutto il mondo dei movimenti di protesta studenteschi ispirati ai “FridaysFor Future”. L’indicatore si mantiene quindi stabile negli anni successivi, salvo nel 2021, anno in cui la discesa a un livello del 66,5% è determinata da fattori legati alla pandemia e alla polarizzazione dei cittadini su un altro genere di preoccupazioni connesse alla pandemia (70,8% nel 2020, 66,5% nel 2021, 71% nel 2022 e 70,8% nel 2023).L’inquinamento dell’aria rappresenta, invece, una preoccupazione costante per un cittadino su due da oltre 20anni. Nel 2024 tale preoccupazione segna un aumento di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. L’attenzione al dissesto idrogeologico, sebbene scesa di interesse nell’arco temporale in esame (dal 34,3% nel 1998 al 28,5% della popolazione di 14 anni e più nel 2024), registra un aumento di 2 punti percentuali nel 2024, dopo una crescita di oltre 4 punti percentuali tra il 2023 e il 2022.Le conseguenze degli eventi estremi, che hanno colpito l’Italia anche nel 2024, in primis l’Emilia Romagna e altre regioni del Nord, sono alla base dell’aumento dei livelli di preoccupazione per questo indicatore, così come avvenne nel 2023 a seguito delle frane e delle alluvioni nelle Marche e in Toscana. Nel 2024 si riscontra un aumento sul 2023 pari a 8,7 punti percentuali in Emilia Romagna e di 4 punti nelle regioni del Nord nel complesso.Tra le altre preoccupazioni emerge quella legata alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti che nell’arco di20 anni ha sempre espresso valori importanti, oscillando tra il 39% e il 47%. Tuttavia, negli ultimi due anni tale indicatore (38,1% nel 2024 e 38,9% nel 2023) scende ai minimi storici tra quelli sin qui rilevati.Rispetto all’inquinamento del suolo, dell’acqua e alla distruzione delle foreste il problema più sentito negli anni in esame è l’inquinamento delle acque, che interessa in maniera costante circa il 40% delle persone. La distruzione delle foreste, che preoccupava nel 1998 il 25,2% della popolazione, scende al 20,6% nel 2024. Infine, tra le cinque preoccupazioni prioritarie in tema di ambiente, continua a preoccupare stabilmente oltre due cittadini su 10 la questione dell’inquinamento del suolo (dal 20,3% nel 1998 al 22,2% nel 2024). Circa il 60% delle persone di 14 e più manifesta preoccupazione per cinque (il massimo selezionabile) fra i 15 problemi ambientali citati, valore che si attesta al 73% tra le persone con titolo di studio alto (diploma o laurea), al 60,7% tra coloro che hanno meno di 24 anni (rispetto al 57,1% degli over 55enni) e al 61% tra le donne (58,1% tra gli uomini). Solo una persona su 10 include l’inquinamento acustico, quello elettromagnetico e il deterioramento del paesaggio tra le prime cinque preoccupazioni per l’ambiente.I cittadini si dimostrano attenti alla conservazione delle risorse naturali. Nel 2024 la quota di quanti fanno abitualmente attenzione a non sprecare energia è del 71,4%, in lieve calo rispetto al 2023. Si riduce leggermente anche la quota di coloro che sono attenti a non sprecare acqua: il 68,8% contro il 69,8% dell’anno precedente.Dall’indagine emergono differenze fra le varie Regioni. Nel Mezzogiorno si è più propensi ad acquistare prodotti a chilometro zero (29,9%). Al Nord si evita soprattutto la guida rumorosa per mitigare l’inquinamento acustico (51,3%) e si usano di più i mezzi di trasporto alternativi (20,2%). LEGGI TUTTO

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    “M’illumino di meno”: BPER conferma il suo impegno verso il risparmio energetico

    (Teleborsa) – BPER Banca ha aderito anche quest’anno a “M’illumino di meno”, la Giornata Nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, istituita dal Parlamento con la Legge n. 34/2022. L’iniziativa, celebrata per diffondere la cultura della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse, ha visto BPER, la notte di domenica 16 febbraio, spegnere le insegne del proprio Centro Direzionale di Modena e di 727 filiali dislocate sul territorio nazionale. Sotto il tema “Va di Moda”, l’edizione 2025 di “M’illumino di meno” ha invitato a riflettere sullo spreco energetico derivante dalla produzione e dal consumo eccessivo di vestiario, fenomeno tipico del settore del fast fashion a livello globale.La riduzione degli sprechi energetici è un pilastro fondamentale nelle strategie di BPER, che da tempo sostiene numerosi progetti per la tutela ambientale e di sensibilizzazione alla sostenibilità. Nel quadro del proprio Piano Energetico al 2030, BPER ha pianificato diverse azioni di efficientamento che mirano a ridurre del 50% le emissioni dirette entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.Oltre alle iniziative di risparmio energetico, BPER è attivamente impegnata nella dematerializzazione, nel riciclo della carta e nell’uso di energia rinnovabile. In qualità di partner strategico per la transizione ecologica di famiglie e imprese, il Piano Industriale di BPER prevede un plafond dedicato di 7 miliardi di euro.”La sostenibilità non è solo un impegno, ma una responsabilità concreta che guida le nostre scelte quotidiane – ha dichiarato Giovanna Zacchi, Head of ESG Strategy di BPER –. Partecipare a M’illumino di meno’ significa ribadire il nostro impegno nella riduzione degli sprechi energetici e nella promozione di modelli più sostenibili. Vogliamo essere un punto di riferimento per famiglie e imprese nella transizione ecologica, offrendo soluzioni finanziarie che favoriscano investimenti responsabili e un futuro a basse emissioni. Il nostro obiettivo è chiaro: coniugare crescita economica e rispetto per l’ambiente, contribuendo attivamente agli obiettivi globali di sostenibilità”. LEGGI TUTTO

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    Energie per la Casa Comune, ENEA presenta il progetto e dei risultati

    (Teleborsa) – Nell’ambito del progetto “Energie per la Casa Comune”, martedì 18 febbraio ENEA presenta a Roma i risultati delle attività di informazione, formazione e consulenza messe in campo per sensibilizzare le comunità religiose e i cittadini sul tema della transizione energetica negli edifici di culto e nelle strutture ecclesiastiche (Palazzo Wedekind – Piazza Colonna, 366 – ore 10.30). L’iniziativa, realizzata in collaborazione con RENAEL (Rete Nazionale delle Agenzie Energetiche Locali), quale soggetto di accompagnamento tecnico a livello territoriale, si rivolge al mondo delle Diocesi italiane, con l’obiettivo di promuovere azioni pratiche di efficienza energetica nelle strutture ecclesiastiche.”Energie per la Casa Comune” è un progetto pilota, sperimentato inizialmente su un numero selezionato di Diocesi che, grazie alla collaborazione con la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), è destinato ad ampliarsi con ricadute positive in un’ottica di sostenibilità condivisa su scala nazionale.Il progetto si inserisce nel contesto della Campagna Nazionale di Informazione e Formazione sull’Efficienza Energetica “Italia in Classe A”, promossa e finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e attuata da ENEA.All’evento parteciperanno, tra gli altri, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Piergabriele Andreoli, presidente RENAEL, Claudio Francesconi, economo della CEI e per ENEA il direttore generale Giorgio Graditi e la direttrice del dipartimento Efficienza energetica, Ilaria Bertini. LEGGI TUTTO

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    Asacert: partner per il bilancio di sostenibilità

    (Teleborsa) – Nella giornata di ieri si è svolto a Milano, presso la sede di W Executive a Palazzo Bocconi, l’evento “Bilancio di Sostenibilità: trasparenza e credibilità dei dati”. Una sfida EcoDigital, organizzata da Fondazione Univerde e Rete EcoDigital, in cui ASACERT ha partecipato insieme a TreeBlock, come partner, fornendo il proprio contributo al dibattito su uno dei temi più rilevanti per il futuro delle imprese: la sostenibilità aziendale.La sostenibilità aziendale non è più un trend o una strategia di marketing, – sottolinea ASACERT in una nota – ma un impegno concreto per garantire un futuro sostenibile alle nuove generazioni.”La rendicontazione ESG – ha detto Fabrizio Capaccioli, CEO di ASACERT – non può più basarsi su dichiarazioni autoreferenziali. L’entrata in vigore della CSRD, con le semplificazioni in itinere, impone alle imprese di fornire dati verificabili e conformi a standard rigorosi, trasformando l’assurance da semplice opzione a requisito essenziale, rendendo la sostenibilità un asset strategico e non un vincolo burocratico. ASACERT | CSR, in quanto revisore legale iscritto all’Albo, supporta le aziende nel validare il loro impegno per la sostenibilità, garantendo che le informazioni ESG non siano solo dichiarate, ma dimostrate e riconosciute dal mercato globale”.L’evento è stato, infatti, un’importante occasione per confrontarsi sulle nuove normative europee in materia di rendicontazione ESG e per analizzare il cambio di paradigma che sta portando le aziende e gli imprenditori a considerare con maggiore attenzione l’impatto ambientale delle proprie attività aziendali. Ed è proprio in questa cornice che ASACERT ha avuto modo di presentare ASACERT CSR Audit Solutions: società di revisione legale iscritta all’Albo dei revisori e specializzata nella verifica e certificazione delle dichiarazioni ESG, che offre un supporto completo per la conformità alla CSRD, con servizi di pre-assessment e gap analysis, assistenza nella redazione delle dichiarazioni di sostenibilità e verifica e validazione della conformità ai più recenti standards europei. L’iscrizione nel Registro dei Revisori Legali di ASACERT CSR Audit Solutions, – si legge nella nota – conferma l’impegno a fornire soluzioni innovative e affidabili e aventi valore legale. ASACERT CSR Audit Solutions, come soggetto di revisione incaricato del processo di Assurance del bilancio di sostenibilità è in grado di dimostrare che il documento non è autoreferenziale, ma offre una rappresentazione obiettiva di un percorso volto allo sviluppo sostenibile, in quanto condotto da un organismo indipendente.Significativi e apprezzati dal pubblico – conclude la nota – gli interventi di Alfonso Pecoraro Scanio, Stefan Grbovic, Marcella Panzeri e Oscar di Montigny, con la moderazione di Alessandra Frangi, grazie ai quali si è potuto fare una profonda riflessione sulle ultime novità legislative e sulle loro nuove prospettive di applicazione, evidenziando gli strumenti innovativi disponibili per supportare le imprese nel percorso di conformità e nella gestione della sostenibilità aziendale. LEGGI TUTTO

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    Politecnico di Milano: l’84% delle grandi imprese investe su digitale e sostenibilità

    (Teleborsa) – L’innovazione digitale rappresenta una grande opportunità per il progresso sostenibile dell’Italia, con impatti sulle persone, le imprese e il sistema Paese nel complesso. Su questo fronte è forte la spinta della Commissione europea, che negli ultimi anni ha promosso numerose misure legislative e piani strategici nei due ambiti, anche se, su 92 iniziative analizzate, solo una minoranza tratta in modo congiunto e strategico sia sostenibilità che digitale. Tra quelle dedicate alla sostenibilità, il 13% tratta il digitale come elemento centrale, mentre tra quelle focalizzate sul digitale ben il 90% vede la sostenibilità come rilevante, ma quasi esclusivamente per temi sociali e di governance, tralasciando quelli ambientali. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, in collaborazione con Assolombarda, presentata oggi durante il convegno “Digitale e Sostenibilità: lo spazio della responsabilità e dell’innovazione”. Uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.Nelle grandi aziende italiane su entrambi i temi la sensibilità è ormai molto alta: l’84% investe in modo significativo sia in innovazione digitale che in sostenibilità. Ma sono ancora poco esplorate le sinergie tra le due dimensioni: solo un’azienda su tre utilizza l’innovazione digitale in modo intensivo come strumento per perseguire obiettivi sostenibili e solo una su quattro si fa guidare dalle linee di sviluppo sostenibile per rivedere la politica di adozione digitale. In questo percorso, sono più indietro le PMI: meno di un terzo del totale investe intensamente sia in innovazione digitale che in sostenibilità ed è molto rara una sinergia tra ledue dimensioni.”Il rapporto tra sostenibilità e innovazione digitale riveste un ruolo sempre più rilevante – afferma Alessandro Perego, vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto al Politecnico di Milano e Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation –. La trasformazione digitale, se ben governata, può essere un potente acceleratore per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, ma, se non ben gestita, può rappresentare un rischio al potenziale equilibrio tra crescita economica, benessere sociale e tutela ambientale. Per questo è fondamentale orientare nel modo giusto le scelte verso un futuro digitale e sostenibile: il digitale può essere uno strumento per affrontare le sfide globali di sostenibilità e allo stesso tempo gli obiettivi di sostenibilità devono guidare la progettazione e l’utilizzo responsabile delle tecnologie e delle innovazioni digitali”.Le iniziative dell’Europa – Nell’ultimo decennio, la Commissione europea ha promosso numerose misure in ambito sostenibilità e innovazione digitale. Delle 92 analizzate dall’Osservatorio, 54 sono legislative, cioè direttive e regolamenti vincolanti su trend digitali o di sostenibilità; 38 sono piani strategici con obiettivi generali non vincolanti e a lungo termine. C’è stata un’accelerazione dal 2020, con in media 15 iniziativel’anno e un picco di 24 nel 2024. A livello legislativo, le iniziative si concentrano su trasparenza aziendale, transizione digitale, sicurezza tecnologica, gestione dei dati e utilizzo delle risorse. Sul piano non legislativo, invece, l’attenzione è rivolta soprattutto alla sostenibilità, affrontando temi come sviluppo sostenibile, cambiamento climatico, transizione digitale, diritti umani e inclusione sociale. Delle 53 iniziative sulla sostenibilità, solo 7 trattano il digitale come elemento centrale (13%), mentre delle 39 sul digitale, 35 affrontano strategicamente la sostenibilità (90%), trattando però quasi esclusivamente temi sociali e di governance. “Nelle iniziative della Commissione europea – commenta Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable – emerge ancora timidamente il ruolo del digitale per le sfide globali legate alla sostenibilità, mentre si evidenzia in modo più approfondito l’indirizzo che la sostenibilità, soprattutto quella sociale e di governance, può avere nel processo di trasformazione digitale”.Le grandi aziende – Le grandi imprese italiane mostrano un’alta propensione agli investimenti sia in ambito digitale sia in area sostenibilità. Il 91% ha una spesa significativa nel digitale, il 93% nella sostenibilità, con un focus prevalente su obiettivi ambientali e, in misura minore, su aspetti di governance come etica decisionale e gestione del rischio. Si stanno diffondendo misure di sostenibilità adottate anche su base volontaria, perché ritenute strategiche per la reputazione aziendale e l’efficienza operativa. Combinando le due prospettive, l’84% delle grandi aziende italiane investe intensamente sia in innovazione digitale che in sostenibilità, anche se il 17% è focalizzato esclusivamente su una singola area di sostenibilità (ambientale, sociale o di governance). E, soprattutto, sono ancora poco esplorate le sinergie tra digitale e sostenibilità: solo il 34% utilizza l’innovazione digitale in modo intensivo come strumento per perseguire obiettivi di sostenibilità a tutto tondo e solo il 22% si fa guidare dalle linee di sviluppo sostenibile per rivedere la politica di adozione digitale. Dal punto di vista organizzativo, il 98% delle grandi aziende ha un responsabile IT, l’83% un responsabile della sostenibilità, che in alcuni casi (33%) può ricoprire anche altre responsabilità. Solo il 10% ha introdotto nell’organizzazione il Digital Sustainability Officer, che coniuga innovazione digitale e sostenibilità.Le PMI – Tra le PMI, gli investimenti sono più limitati: solo il 53% alloca risorse significative nel digitale e solo il 42% in sostenibilità. La maggioranza che non investe in sostenibilità lo fa principalmente per i costi e lamancanza di risorse da dedicare. Considerando l’approccio integrato, il comportamento è più eterogeneo rispetto alle grandi realtà: il 35% delle PMI investe poco o nulla in entrambe le dimensioni, il 31% investe intensamente sia in innovazione digitale che in sostenibilità, mentre l”uso sinergico è molto limitato: solo l’8% utilizza il digitale in modo intensivo per perseguire obiettivi di sostenibilità a tutto tondo, il 6% utilizza le linee guida sulla sostenibilità per guidare la digitalizzazione. Dal punto di vista organizzativo, il 67% delle PMI non dispone di una figura interna dedicata al digitale e il 63% non ha alcun referente per la sostenibilità e non avverte l’esigenza di introdurlo. “Emerge con evidenza l’urgenza di un processo di sensibilizzazione e formazione sulle opportunità che l’innovazione digitale può generare per il progresso sostenibile delle PMI – afferma Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Tra le imprese, infatti, la dimensione aziendale influisce in modo rilevante non solo sulla possibilità di investimento, ma anche sullo sviluppo di consapevolezza e sensibilità su questi temi. La mancanza di conoscenza sulle opportunità e sui rischi nella relazione tra innovazione digitale e sostenibilità rappresenta una barriera significativa”. La relazione tra sostenibilità e digitale – L’Osservatorio Digital & Sustainable ha sviluppato un modello che incrocia i temi di sostenibilità con i principali trend di innovazione digitale per descriverne i possibili impatti, positivi o negativi. Nell’ambito della sostenibilità ambientale, l’uso delle tecnologie può contribuire a generare impatti positivi. Ad esempio, l’uso combinato di sensori IoT per la raccolta dati e algoritmi di IA abilita l’agricoltura di precisione. Il lavoro da remoto per due giorni a settimana con workspace technology e piattaforme di collaboration comporta un risparmio di 60 kg di CO2 l’anno per lavoratore. Anche se l’impatto delle tecnologie sull’ambiente presenta criticità, ad esempio gli enormi consumi di energia e acqua per il raffreddamento dei Data Center. Il digitale, poi, è un alleato per migliorare le condizioni sociali, anche se va utilizzato con la giusta attenzione: lo Smart Working incrementa engagement e benessere dei lavoratori, ma può anche portare fenomeni di tecnostress e overworking. Nella sostenibilità di governance, le tecnologie digitali garantisconotrasparenza e responsabilità. La condivisione dei dati raccolti da sensori IoT permette di verificare il rispetto degli standard e di ridurre l’asimmetria informativa, monitorando, ad esempio, la temperatura di un container lungo la catena di fornitura. Oppure, il Cloud Computing facilita la gestione di copie di backup e l’adozione di misure di Disaster Recovery, riducendo il rischio strategico e operativo.Le linee guida per un futuro digitale e sostenibile – In occasione del convegno, sono stati presentati anche i risultati della ricerca realizzata con Assolombarda, in cui viene esplorata la relazione tra digitale e sostenibilità. All’interno del rapporto vengono presentati gli studi di caso di 27 progetti di digitale e sostenibilità di imprese di diversi settori e dimensioni. L’indagine ha permesso di realizzare alcune linee guida per orientare e ispirare le scelte aziendali verso un futuro digitale e sostenibile.”Il digitale e la sostenibilità hanno contribuito in questi anni a definire un cambiamento d’epoca, caratterizzata da nuovi modi di operare nel lavoro come nella vita – dichiara Stefano Rebattoni, vicepresidente di Assolombarda con delega a Transizione digitale e Innovazione tecnologica –. In questo contesto la tecnologia ha un ruolo fondamentale per noi tutti e in particolare per le imprese, in quanto abilita la competitività, la crescita e sostiene una cultura orientata alla sostenibilità. Il digitale svolge sempre più una funzione centrale nella creazione di nuovi modelli di sviluppo, determinando cambiamenti che impattano, allo stesso tempo, sulla comunità professionale, sull’ambiente e sulla società. Il digitale è anche uno strumento che permette di operare con rapidità e flessibilità in un mercato globale mutevole e caratterizzato da esigenze di consumo e di filiera che si susseguono velocemente. In quest’ottica, Assolombarda intende promuovere le peculiarità del digitale per perseguire obiettivi di sostenibilità e stimolare e rafforzare ulteriormente la capacità delle imprese di cogliere le incredibili opportunità offerte dalla trasformazione digitale. Un impegno che l’Associazione dedica, soprattutto a beneficio delle piccole e medie imprese, attraverso la condivisione di esperienze concrete e la raccolta di buone pratiche per favorire il pieno compimento della rivoluzione digitale. Un traguardo che può davvero aiutare la nostra economia a coniugare crescita economica, sociale e ambientale”.Dall’analisi dei casi emerge che la tecnologia rappresenta spesso uno strumento per perseguire – direttamente o indirettamente – obiettivi di sostenibilità, anche per le aziende esenti da obblighi normativi in tal senso. In alcune realtà le decisioni di investimento nel digitale sono orientate alla sostenibilità e non dipendono dalla valutazione del ritorno economico di breve periodo. Inoltre, la consapevolezza verso la sostenibilità può essere un fattore critico di successo nella relazione con gli stakeholder esterni. Anche settori “tradizionali”, come l’industria manifatturiera, possono sperimentare innovazioni per migliorare insieme efficienza operativa, performance ambientali e di sicurezza. In numerose aziende emerge la volontà di migliorare le condizioni lavorative, di scardinare gli stereotipi di genere, di promuovere la formazione professionale e di prestare attenzione al benessere dei lavoratori.Molti progetti si fondano sull’utilizzo congiunto e sinergico di più tecnologie: spesso è proprio la combinazione di elementi tecnologici permettere il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. La capacità di estrarre valore da grandi moli di dati è fondamentale per abilitare decisioni informate che aumentano la qualità dei prodotti. Per sfruttare appieno le tecnologie e massimizzarne gli impatti positivi sono necessarie competenze ricercabili anche in attori esterni (service provider, tech provider, società di consulenza e università). E, spesso, per una visione sistemica sugli impatti di sostenibilità serve il coordinamento con i fornitori e gli altri attori di filiera. La tecnologia può migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la soddisfazione dei dipendenti: l’automazione, per esempio, permette ai lavoratori di abbandonare compiti ripetitivi per dedicarsi ad attività a maggior valore aggiunto o di ridurre lo stress. Alcuni progetti sono guidati da una visione umano-centrica: tutte le innovazioni introdotte hanno l’obiettivo di valorizzare le caratteristiche personali, permettendo ai vari soggetti coinvolti di esprimere al meglio il proprio potenziale. In alcuni casi, emerge con forza la volontà di ambire a principi e valori legati alla responsabilità aziendale, che travalicano l’aspetto economico e la capacità di generare profitto. In diversi progetti emerge un’evoluzione progressiva: sperimentando innovazione si generano sempre maggiori opportunità. Un approccio aziendale orientato al miglioramento continuo e scalabile rende le organizzazioni in grado di adattarsi alle evoluzioni nel contesto normativo e nelle esigenze di consumo e di filiera. LEGGI TUTTO

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    Unicredit: finanziamento di 40 milioni di euro a Matrix Renewables

    (Teleborsa) – UniCredit supporta Matrix Renewables, la piattaforma globale di energia rinnovabile sostenuta da TPG Rise, mediante un finanziamento di 40 milioni di euro per lo sviluppo e la costruzione di sei impianti solari fotovoltaici (impianti fotovoltaici). Gli impianti sono situati: 3 in Sicilia nelle città di Caltagirone (14,65MW), Pachino (4,2MW) e Gela (2,9MW); 2 in Lombardia, entrambi a Castel Goffredo (uno da 7MW e l’altro da 6 MW) e uno in Campania a Cancello e Arnone (7,5MW). Hanno una capacità complessiva di 40 MW, fornendo un contributo significativo alla produzione di energia rinnovabile e alla riduzione delle emissioni di carbonio.Il finanziamento è funzionale alla realizzazione di sei impianti solari fotovoltaici ed è pienamente in linea con le politiche ambientali, sociali e di governance (ESG) di Matrix. La costruzione degli impianti è iniziata nel settembre 2024. Si prevede che le strutture, durante la fase di costruzione, creeranno circa 67 posti di lavoro a tempo pieno e fungeranno da driver economici per le tre regioni in cui verrannosituati. Si prevede che le operazioni inizieranno nel primo trimestre del 2025. Una volta operativi, gli impianti saranno in grado di generare energia pulita sufficiente ad alimentare circa 27.500 famiglie italiane ogni anno (stima propria), evitando circa 24.500 tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti ogni anno (secondo le stime ai fattori di emissione IFI 2021 per paese). UniCredit ha agito in qualità di Sole Global Coordinator & Bookrunner.Nicolas Navas, CFO di Matrix Renewables, ha sottolineato l’importanza di questo traguardo per l’azienda. “Questa chiusura finanziaria senza ricorso – ha detto Navas – non solo rafforza la posizione di Matrix Renewables come leader nel settore delle energie rinnovabili, ma segna anche un passo cruciale nella nostra strategia di espansione. Questo è il nostro primo finanziamento in Italia, una pietra miliareentusiasmante mentre entriamo in un mercato nuovo e strategicamente significativo. L’aggiunta di questi sei impianti solari al nostro portafoglio è un risultato importante e siamo grati per il supporto dedicato del team di Unicredit durante tutto questo processo”.”Siamo orgogliosi di aver supportato Matrix Renewables nella sua prima operazione in Italia – ha affermato Marco Bortoletti, direttore regionale Lombardia di UniCredit –. Questo accordo sottolinea il nostro impegno nel dare maggiore potere sia ai clienti che alle comunità fornendo soluzioni innovative che contribuiscono all’indipendenza energetica del Paese.”Nell’ambito dell’operazione, Matrix è stata assistita da Greenhorse per la consulenza legale e UniCredit da Legance. Fitchner ha assistito la parte tecnica e Baringa la consulenza di mercato. LEGGI TUTTO