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    USA, Fed Dallas: frena l'attività delle fabbriche

    (Teleborsa) – Frena l’attività delle fabbriche nel Distretto di Dallas nel mese di novembre, secondo quanto segnalato dai dirigenti aziendali che hanno risposto al Texas Manifacturing Outlook Survey. L’indice generale manifatturiero, elaborato dalla Federal Reserve di Dallas, è sceso a 11,8 punti rispetto ai 14,6 del mese precedente. Bisogna tuttavia ricordare che quando la quota di aziende che segnalano un aumento supera la quota che segnala una diminuzione, l’indice sarà maggiore di zero, suggerendo che l’indicatore è aumentato rispetto al mese precedente.L’indice di produzione, una misura chiave delle condizioni di produzione dello Stato, è salito di 9 punti a quota 27,4 ed i nuovi ordini sono cresciuti a 19,6 punti.L’indice della capacità di utilizzo è balzato a 26,4 punti e l’indice delle consegne a 24,3 punti. LEGGI TUTTO

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    Industria manifatturiera, Osservatorio MECSPE: “Digitalizzazione, sostenibilità e formazione asset della ripartenza”

    (Teleborsa) – Digitalizzazione, sostenibilità e formazione. Questi i tre asset su cui il comparto manifatturiero deve puntare per la ripartenza. È quanto emerge dai dati dell’ultimo Osservatorio MECSPE di Senaf sul II quadrimestre 2021. L’analisi, volta ad approfondire lo stato di salute dell’industria in Italia, è stata presentata in occasione della 19a edizione di MECSPE, la fiera per la manifattura in Italia, in corso per la prima volta a Bologna Fiere fino al 25 novembre. Il processo di trasformazione digitale, che interessa già le aziende di grandi e piccole dimensioni, – si legge nel Rapporto – subirà un’ulteriore accelerata grazie ai fondi del PNRR. Molte aziende, anche se si ritengono imprese sostenibili, per le numerose azioni pratiche intraprese o in programmazione, tuttavia, spesso non possiedono un livello di conoscenza soddisfacente dei criteri ESG (Environment, Social, Governance). Secondo l’Osservatorio è necessario, inoltre, che le aziende dispongano di tutte le competenze e strumenti per realizzare la trasformazione 4.0, percorso già avviato dalla maggioranza di esse a seguito della pandemia. Digitalizzazione: oltre la pandemia e verso il futuro tra PNRR e Competence Center – Anche l’industria manifatturiera è coinvolta nel processo di trasformazione digitale, che interessa già le imprese di grandi e piccole dimensioni e che subirà un’accelerata grazie ai fondi del PNRR. La pandemia ha dato una grande spinta alla crescita digitale: oltre il 61% – rileva l’Osservatorio MECSPE – ritiene di avere adeguato le proprie tecnologie a seguito del Covid-19. In particolare si punta su sicurezza informatica, 5G, IoT e robotica collaborativa, anche se rimangono ancora in pochi (13%) a essere a conoscenza delle opportunità del PNRR nel dettaglio. Altro aspetto di rilievo è il ruolo di primo piano che proprio il PNRR affida ai Competence Center e ai Digital Innovation Hub, introdotti dal Mise nel 2018 nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0, con lo stanziamento di 350 milioni per il 2021-2026, ma ancora poco sfruttati dalle imprese: solo il 4% ha collaborato con almeno una di queste realtà e sono ancora tante a non conoscerle affatto (21%). Le trasformazioni dell’ultimo anno e mezzo spingono poi ad una riflessione sull’Industrial Smart Working (ISW), un metodo di lavoro che permette la gestione e l’esecuzione dei processi produttivi in fabbrica da remoto. Tra i vantaggi percepiti spiccano la maggiore flessibilità per i dipendenti (50%) e la riduzione dei costi (41%). Inoltre, solo una piccola parte degli imprenditori (18%) non ritiene l’Industrial Smart Working adatto all’ambiente industriale, indicando la presenza fisica come unica modalità di lavoro, mentre la maggior parte (oltre un terzo) ritiene l’ISW utile ma solo come supporto e integrazione alla presenza fisica in fabbrica. Per tanti, invece, è interessante, ma è necessaria prima una grande riorganizzazione delle risorse e dei processi/strumenti industriali.Sostenibilità: le aziende seguono la via green – Ad oggi – si legge nel report – sono già tante (40%) le aziende a considerarsi sostenibili, grazie a numerose azioni pratiche già intraprese o in corso d’opera come l’uso di dispositivi a basso consumo energetico, l’acquisto di macchinari e/o impianti efficienti di nuova generazione e l’installazione di impianti di produzione d’energia elettrica e termica da fonti rinnovabili. Meno soddisfacente è invece il livello di conoscenza dei criteri ambientali, sociali e di governance che definiscono il nuovo comportamento virtuoso delle imprese (i criteri ESG). Questi rappresentano i parametri attraverso cui valutare l’impatto di un’attività imprenditoriale e saranno sempre più decisivi per poter attrarre investimenti e migliorare la reputazione dell’azienda. Eppure, solo un’azienda su tre (34%) li conosce. Tra gli accorgimenti applicati, quelli di gestire l’azienda ispirandosi a buone pratiche e principi etici (73%) e quelli di introdurre misure per il miglioramento del benessere e della qualità del lavoro dei dipendenti (48%).Formazione: competenze e giovani per il futuro del manifatturiero – Per attuare il cambiamento – evidenzia l’Osservatorio – è necessario essere preparati a esso e dunque è compito delle aziende disporre di tutte le competenze utili per realizzare la trasformazione 4.0, aspetto considerato centrale per il 52% delle imprese. In questo senso la metà degli intervistati (49%) ha risposto di aver già formato il personale e di prevedere corsi di aggiornamento. Circa un’impresa su dieci (11%) ha preferito invece rivolgersi al mercato assumendo lavoratori già formati e un altro 17% intende farlo. La formazione resta il fattore fondamentale per poter rimanere competitivi sul mercato e il ruolo di Università e di Istituti Tecnici Superiori (ITS) si fa determinante: il 48% delle imprese già collabora con figure di questo tipo. LEGGI TUTTO

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    USA, ordinativi industriali oltre attese a settembre

    (Teleborsa) – Crescono oltre attese gli ordini dell’industria americana. Secondo il Department of Commerce del Bureau of the Census, nel mese di settembre gli ordini hanno evidenziato un incremento dello 0,2%, più del previsto (+0,1%), ma ad un ritmo inferiore al +1% registrato nel mese precedente (dato rivisto da +1,2%).Al netto del settore dei trasporti, gli ordini sono saliti dello 0,7% dal +0,5% di agosto, mentre al netto del settore difesa sono scesi dell’1,9% dal -2% del mese precedente. LEGGI TUTTO

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    USA, produzione industriale e manifattura frenano a settembre

    (Teleborsa) – Rallenta ancora la crescita della produzione industriale negli Stati Uniti così come la manifattura. Il dato ha registrato un decremento dell’1,3% dopo il -0,1% del mese precedente (dato rivisto da +0,4%). Il dato è peggiore delle attese degli analisti, che indicavano un aumento dello 0,2%. Su base annua si registra una salita del 4,3%.La produzione manifatturiera registra una contrazione dello 0,7%, contro un +0,1% del consensus e dopo il -0,4% di agosto (dato rivisto da +0,2%).Nello stesso periodo la capacità di utilizzo relativa a tutti i settori industriali è cresciuta al 75,2% dal 76,2% precedente e contro il 76,5% del consensus. LEGGI TUTTO

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    USA, si rafforzano i prezzi alla produzione di settembre

    (Teleborsa) – Si conferma sostenuta la crescita dei prezzi alla produzione USA a settembre. Secondo il Dipartimento del Lavoro americano (BLS), i prezzi alla produzione sono cresciuti dello 0,5% su mese rispetto al +0,7% del mese precedente e al +0,6% atteso degli analisti.Su base annua i prezzi hanno registrato un incremento dell’8,6% leggermente sotto il consensus (+8,7%), ma in rafforzamento rispetto al 8,3% del mese precedente. I prezzi dei beni e servizi “core”, ovvero l’indice depurato dalle componenti più volatili quali il settore alimentare e quello dell’energia, segnano un +0,2% su mese (+0,6% nella precedente rilevazione), mentre su anno registrano un +6,8%, maggiore del +6,2% precedente, ma inferiore al +7,1% atteso. LEGGI TUTTO

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    Siderurgia, Federacciai: nei primi 8 mesi dell'anno la produzione (+27%) torna ai livelli del 2018

    (Teleborsa) – Nei primi 8 mesi del 2021 l’industria siderurgica italiana ha prodotto 16,3 milioni di tonnellate di acciaio, un incremento superiore al 27% registrato negli stessi mesi del 2020 – anno fortemente condizionato dalla pandemia – ma anche il 6,1% maggiore rispetto al 2019, tornando ai livelli del 2018, anno particolarmente positivo per il settore. Sono i dati emersi nel corso dell’assemblea annuale di Federacciai che si è svolta oggi a Rho.”Oggi ci troviamo di fronte a una congiuntura positivi – è stato il commento del presidente dell’associazione, Alessandro Banzato –. I primi segnali di ripresa c’erano già stati nella seconda parte del 2020 e la situazione è migliorata quest’anno con una esplosione della domanda che ha trainato la crescita dei volumi a livello sia nazionale che internazionale. Quello che stiamo vivendo è un ciclo espansionistico su scala europea destinato a durare per qualche anno, un trend positivo che si rafforzerà ulteriormente soprattutto quando si tradurranno in cantieri e investimenti i fondi PNRR in Italia e negli altri Paesi europei”. Il presidente di Federacciai si è però detto preoccupato del caro energia registrato nel contesto internazionale: “Attenzione, le recenti impennate dei costi del gas e dell’energia elettrica potrebbero frenare, se non compromettere, il trend positivo dell’economia italiana ed europea. È un tema che mi preoccupa per lo sviluppo futuro”.A proposito di energia, l’associazione è tornata a lamentare i maggiori costi sostenuti in Italia dal settore siderurgico rispetto ai competitor europei. “In termini di strumenti tesi ad allineare i costi italiani a quelli europei, scontiamo invece un preoccupante ritardo per quanto riguarda la Compensazione dei costi indiretti ETS, misura prevista dall’ordinamento europeo e già applicata da almeno uno o due anni da Germania, Francia, Spagna, Belgio e Lussemburgo. Con una decisione del 9 luglio scorso la DG Competition della Commissione europea ha approvato il piano presentato dal Governo italiano, ma ad oggi non abbiamo ancora avuto notizie della sua attuazione – ha sottolineato Banzato – Ai rappresentanti del Governo segnaliamo pertanto l’urgenza di arrivare in tempi brevissimi all’adozione della misura anche perché, come accennato, rispetto ai nostri principali concorrenti, siamo già in ritardo di diversi anni”.Nel corso dell’assemblea sono stati presentati anche i dati relativi alla produzione di acciaio nel mondo tra agosto e gennaio. Nei primi 8 mesi del 2021 l’output globale di acciaio è cresciuto del 10,6%: gli aumenti più significativi sono stati registrati in India (+25,6%), Brasile (+20,9%), Stati Uniti (+19,5%), Turchia (+16,7%) e Giappone (+17,0%). Nel 2020 la Cina ha prodotto 1 miliardo di tonnellate di acciaio, il 56,7% della produzione mondiale (1,878 miliardi) e la sua escalation è stata rapida e costante passando nel giro di 15 anni dal 15% al 50% della produzione mondiale. La nuova geografia dell’acciaio vede dunque la posizione preminente della Cina e l’avanzare di India, Turchia e Iran, Paesi emergenti che hanno una spiccata vocazione alle esportazioni, dato anche il tenore dei consumi interni e una attenzione alle problematiche di sostenibilità ambientale e sociale non paragonabili a quelli europei, segnala Federacciai. “È pertanto facilmente comprensibile – ha sottolineato Banzato – che la tendenza in atto in Europa, il Green Deal, potrebbe generare asimmetrie competitive che, se non gestite in tempo, porterebbero alla sparizione della siderurgia continentale o alla progressiva delocalizzazione della stessa in aree del mondo soggette a meno vincoli”. Il presidente di Federacciai ha quindi sostenuto la necessità “di misure di difesa e sostegno che consentano alla siderurgia europea non solo di sopravvivere, ma anche di mantenere quelle marginalità che occorrono per continuare a investire e raggiungere gli ambiziosi obiettivi dati”, oltre ad “azioni di politica industriale che accompagnino, a condizioni competitive salvaguardate, gli ambiziosi obiettivi che la transizione energetica sta già ponendo”. LEGGI TUTTO

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    Germania, brusca battuta d'arresto per gli ordini industriali

    (Teleborsa) – Scendono più del previsto gli ordinativi all’industria in Germania nel mese di agosto. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica Destatis, si è registrato un calo degli ordinativi del 7,7%, mentre il consensus era per una discesa del 2,1% dopo il +4,9% del mese precedente (rivisto da un preliminare +3,4%). Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente gli ordinativi risultano in aumento dell’11,7% contro il precedente +26,1% (dato rivisto da +24,4%). LEGGI TUTTO

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    Giappone, produzione industriale confermata in calo a luglio

    (Teleborsa) – In linea con le aspettative la produzione delle fabbriche giapponesi a luglio. Secondo la stima definitiva del Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria giapponese (METI), l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dell’1,5%, confermando quanto indicato dalla stima preliminare e dal consensus. Nel mese precedente l’attività industriale aveva registrato un aumento del 6,5%. Su base annuale il dato non destagionalizzato della produzione è in aumento dell’11,6%. La capacità di utilizzo segna una variazione di -3,4% dal +6,2% precedente. Le consegne registrano un -0,3% e le scorte un -0,7 su base mensile. La ratio scorte/vendite evidenzia una variazione del +1%. LEGGI TUTTO