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    Conti, Giorgetti: mia priorità mettere Paese in sicurezza

    (Teleborsa) – “La mia priorità è quella di mettere il Paese in sicurezza sul piano economico e finanziario”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo all’assemblea di Assonime.”I risultati conseguiti vanno soprattutto mantenuti. Ogni scelta deve partire da questa consapevolezza”, ha detto parlando della prossima Manovra. Il miglioramento dei conti pubblici, ha aggiunto, “non avvantaggiano i ministri ma avvantaggiano gli italiani, le famiglie e le imprese, quelli di oggi ma soprattutto quelli di domani””Ad avvantaggiarsi di conti pubblici in ordine non sono i Ministri, che anzi sopportano – soprattutto quelli dell’Economia – l’onere politico di dire molti ‘no’. Un peso ben maggiore del prestigio effimero di una copertina internazionale”. “Oggi sono particolarmente felice di potervi annunciare che questo pomeriggio al Consiglio dei Ministri approveremo il primo dei decreti attuativi della delega, che riguarderà risparmio gestito, mercati ed emittenti e a cui farà seguito un secondo decreto in ambito sanzionatorio penale e amministrativo”, ha detto in relazione alla revisione del Tuf.Mi piacerebbe che i risultati conseguiti in materia di finanza pubblica fossero sentiti come propri da tutte le forze politiche e sociali”, ha concluso Giorgetti sottolineando che “Stabilità finanziaria significa mettere a riparo il risparmio degli italiani dalla possibilità di attacchi speculativi, significa risparmiare risorse che potranno essere destinate a finalità di sviluppo, significa consentire alle imprese di finanziarsi senza pagare un differenziale rispetto ai concorrenti”. LEGGI TUTTO

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    Germania, la produzione industriale crolla più delle attese ad agosto

    (Teleborsa) – Frena più delle attese la produzione industriale tedesca ad agosto 2025. Secondo l’Ufficio di statistica tedesco Destatis, la produzione industriale ha evidenziato un decremento mensile del 4,3%, dopo il +1,3% di luglio. Le stime degli analisti erano per un decremento dell’1%. Su base annua si evidenzia un calo del 3,9% dal +1,5% del mese precedente. Il dato che esclude l’energia e le costruzioni registra un decremento del 5,6% su base mensile. La produzione di energia è scesa dello 0,5%. LEGGI TUTTO

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    Giappone, partite correnti agosto in surplus a 3.776 miliardi di yen

    (Teleborsa) – Aumenta, come da attese, il surplus della bilancia delle partite correnti in Giappone. Secondo il Ministero delle Finanze giapponese (MOF), si è generato ad agosto 2025 un avanzo delle partite correnti di 3.776 miliardi di yen, rispetto all’attivo di 2.684 miliardi del mese precedente. Il dato è superiore alle attese degli analisti (3.540 miliardi di yen). La bilancia commerciale di beni e servizi chiude con un disavanzo di 84 miliardi di yen, contro il disavanzo di 885 miliardi di luglio, a fronte di un decremento delle esportazioni a 8.359,6 miliardi di yen (-0,4%) e un calo delle importazioni a 8.253,7 miliardi (-6%).(Foto: Photo by Alexander Smagin on Unsplash) LEGGI TUTTO

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    Manovra, Giorgetti: “Ci sono spazi per taglio tasse e pace fiscale”

    (Teleborsa) – “Domani abbiamo un piccola runioncina. Naturalmente io mentalmente gli spazi li ho creati perché siamo al governo per rispondere a quelle che sono le proposte in campagna elettorale e per mantenerle. Chiaramente gli spazi per fare la riduzione delle tasse per il ceto medio e ci sono anche degli spazi per fare quella che viene chiamata pace fiscale, che molto spesso si dice ha un costo, ma è in realtà una rispalmatura del costo nel corso del tempo”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto a un evento elettorale della Lega in Toscana”Se diamo fiato e possibilità a coloro che sono sommersi oggi dalle cartelle esattoriali – ha proseguito Giorgetti – forse non uccidiamo l’impresa e l’attività economica e questa può continuare a sopravvivere e a contribuire all’economia. Penso che se prevale il buon senso, che sempre abbiamo messo in base a un principio di realtà, continuiamo nel cammino che abbiamo fatto in questi primi tre anni”, ha continuato Giorgetti. “Ricordo che la riduzione del cuneo fiscale per i redditi più bassi ha già messo sul piatto circa 20 mld, cosa di cui parlavano sempre gli altri e noi l’abbiamo concretamente fatto. Naturalmente se non ci fosse la guerra e le spese per la difesa… su cui forse sarebbe il caso di aprire un capitolo, perché è difficile in qualche modo capire e comprendere, io non lo ho capito e per me è difficile spiegare, perché l’Ue considera come spese ammissibili per derogare dal Patto di stabilità le spese per gli armamenti mentre non sono derogabili spese di tipo sociale”.”Nel momento in cui si fa uno sforzo di sistema è giusto che tutti facciano una parte di questo sforzo e chi ha la possibilità di farlo di più lo faccia di più – ha ribadito il ministro dell’Economia in merito a un possibile contributo straordinario dalle banche in vista della Manovra –, Mi sembra di dire una cosa abbastanza semplice e non creare scandalo per nessuno, però vedremo se questo elementare ragionamento farà strada. Credo che sicuramente ha fatto strada del sentimento comune perché se chiedete in giro a chiunque in questa sala, ma non so magari anche quelli che stanno fuori, diranno tutti la stessa cosa. Quindi non vogliamo perseguitare nessuno, ma chiedere a tutti di fare quello che possono fare e che si possono permettere di fare”.”Le banche – ha detto Giorgetti – devono tornare a fare le banche, ma molto semplicemente perché la banca nasce per prendere i risparmi, i depositi e prestarli all’economia vera, l’economia reale e nella misura in cui fa questa attività fa anche un’attività meritoria, utile, indispensabile per l’economia. Il problema è che oggi tante banche, non dico tutte, ma tante banche, fanno enormi profitti non facendo questo tipo di attività, ma semplicemente gestendo, tra virgolette, la ricchezza con l’attività quasi passiva, non attiva, non pro attiva per l’economia, applicando commissioni di cui la gente non ha neanche tanta contezza, e quindi facendo questo, qualcuno dice extra profitti, io dico mega profitti – per carità bravissimi loro – però a me come ministro dell’Economia interessa che le banche tornino a fare le banche. Oggi tra l’altro molti prestiti vengono erogati semplicemente se esiste la garanzia dello Stato, cioè lo Stato deve mettere la garanzia dell’80% del prezzo che viene dato, quindi allora capite bene che fare la banca non assumendosi i rischi e, diciamo quando c’è da prendere gli interessi attivi se li prendono loro, quando c’è la perdita se la deve prendere lo Stato. Anche per questo, che senza nessun tipo di polemica, ma dicendo cose di ragionevolezza, noi abbiamo posto il tema di un corretto rapporto tra lo Stato, le banche e il modo con cui anche loro contribuiscono alla cassa comune. Fanno parte di un sistema in cui talvolta beneficiano dei risultati del governo come il miglioramento del rating miglioramento che vuol dire che loro pagano meno gli interessi per i capitali che si procurano”. LEGGI TUTTO

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    Acciaio, Commissione Ue presenta piano contro sovraccapacità globale

    (Teleborsa) – Proteggere il settore siderurgico dell’Ue dall’impatto della sovraccapacità globale, stabilendo una quota ridotta nel volume di importazioni, oltre la quale si applicherà un dazio “proibitivo” del 50%. È la proposta legislativa per proteggere il settore siderurgico dell’Ue presentata oggi a Strasburgo dalla Commissione europea. Si tratta di “un passo fondamentale per garantire la sostenibilità a lungo termine di un settore strategicamente cruciale”, si legge in una nota dell’Esecutivo comunitario. La proposta prevede: 1) una limitazione dei volumi di importazione esenti da dazi a 18,3 milioni di tonnellate all’anno (una riduzione del 47% rispetto ai contingenti per l’acciaio del 2024, pari a 33 milioni di tonnellate); 2) il raddoppio del livello dei dazi, per le importazioni fuori quota, al 50% (rispetto al 25% previsto dalle attuali misure di salvaguardia, che dovevano scadere nel giugno 2026, e che saranno sostituita dalla nuova proposta); 3) il rafforzamento della tracciabilità dei mercati dell’acciaio, per impedire l’elusione dei nuovi dazi. Nella sua nota, la Commissione sottolinea che la proposta “risponde all’appello dei lavoratori dell’Ue, dell’industria, di diversi Stati membri, dei membri del Parlamento europeo e delle parti interessate a offrire una protezione forte e permanente all’industria siderurgica, al fine di salvaguardare i posti di lavoro nell’Unione e sostenere il settore nei suoi sforzi di decarbonizzazione”. Il commissario al Commercio internazionale, Maros Sefcovic, ha ricordato che “l’industria siderurgica dell’Ue è un pilastro dell’economia europea. La sua salute e la sua posizione a livello globale sono essenziali per garantire l’autonomia strategica, comprese le nostre capacità in molti settori, come la difesa e l’automotive. Tuttavia, – ha aggiunto – la sovraccapacità globale, causata da politiche e pratiche non di mercato, sta minacciando la competitività a lungo termine dell’acciaio europeo”. L’industria siderurgica dell’Ue è il terzo produttore di acciaio al mondo. Impiega direttamente circa 300mila persone e indirettamente circa 2,5 milioni di posti di lavoro, con siti di produzione di acciaio in oltre 20 Stati membri. Alla crescente sovraccapacità globale, all’aumento delle importazioni di acciaio e alla chiusura dei mercati dei paesi terzi (con nuovi dazi come quelli introdotti dagli Usa), si aggiungono – osserva la nota della Commissione – “le sfide interne che l’industria siderurgica dell’Ue deve affrontare, e in particolare un aumento delle misure restrittive degli scambi nei paesi terzi, elevati costi energetici e di produzione nell’Unione, e una minore domanda interna”. “In appena un decennio – ha rilevato Sefcovic –, la bilancia commerciale dell’acciaio dell’Ue si è deteriorata drasticamente, passando da un surplus di 11 milioni di tonnellate a un deficit di 10 milioni di tonnellate”. Inoltre, ha continuato, “la produzione di acciaio è in calo, con una perdita di 65 milioni di tonnellate dal 2007, di cui quasi la metà a partire dal 2018. La nostra produzione attuale si attesta a 126 milioni di tonnellate, ma l’utilizzo della capacità produttiva è solo del 67%, ben al di sotto del parametro di riferimento dell’80% di un’industria in salute, e al di sotto dei livelli di redditività”. In questo settore, nell’Ue, ha aggiunto ancora il commissario, “dal 2018 sono andati persi 30mila posti di lavoro”, mentre “nel frattempo, altre economie stanno espandendo rapidamente i loro settori siderurgici. Non si tratta più – ha puntualizzato Sefcovic – di un problema che riguarda solo un paese. La crisi globale della sovraccapacità produttiva – ha avvertito – sta raggiungendo livelli critici: si prevede che i 602 milioni di tonnellate (di sovraccapacità a livello mondiale, ndr) del 2024 saliranno a 721 milioni di tonnellate entro il 2027, pari a cinque volte la domanda annuale dell’Ue. Inoltre, i paesi terzi stanno chiudendo i loro mercati, aumentando i dazi (come hanno fatto recentemente gli Usa, ndr) e introducendo misure di salvaguardia, mentre il mercato dell’Ue rimane ampiamente aperto e sottoposto a un’intensa pressione da parte delle importazioni”. “Per questo motivo, la Commissione sta agendo con decisione”, e questa proposta di regolamento “dovrebbe contribuire a riequilibrare il mercato siderurgico dell’Ue”, con “un nuovo regime di importazioni, che sostituirà l’attuale regime di salvaguardia, che scade il 30 giugno 2026”, ha annunciato il commissario. Oltre a indicare la nuova quota per le importazioni a dazio zero e i nuovi dazi raddoppiati al 50% quando viene superata la quota, Sefcovic ha precisato che “saranno coperte le importazioni da tutti i paesi terzi, ad eccezione dei nostri partner dello Spazio economico europeo”, ovvero Norvegia, Islanda e Liechtenstein, e ha ricordato i requisiti di tracciabilità, per cui gli importatori avranno l’obbligo di “dichiarare dove l’acciaio è stato fuso e versato”. “Queste misure – ha sottolineato Sefcovic – sono compatibili con le disposizioni della Wto (l’Organizzazione mondiale del Commercio, ndr) e chiaramente consentite dalle norme vigenti. A differenza di altri, l’Ue – ha concluso il commissario – continua a essere aperta e interagirà in modo trasparente con i partner ai sensi dell’articolo XXVIII del Gatt, offrendo compensazioni”. Il Gatt è l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio, il trattato internazionale firmato nel 1947. Dopo aver ricevuto il mandato dal Consiglio Ue, la Commissione interagirà con i partner commerciali interessati, mediante la procedura prevista dal Gatt, al fine di offrire loro assegnazioni specifiche di quote per paese nell’ambito di questa modifica dei dazi sull’acciaio. In questo quadro, precisa la nota della Commissione, “si terrà conto anche degli interessi di un paese candidato che si trova ad affrontare una situazione di sicurezza eccezionale e immediata, come l’Ucraina, senza compromettere l’efficacia della misura”. La presidente dell’Esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen rileva che “un settore siderurgico forte e decarbonizzato è fondamentale per la competitività, la sicurezza economica e l’autonomia strategica dell’Unione europea. La sovraccapacità globale – sottolinea von der Leyen – sta danneggiando la nostra industria. Dobbiamo agire ora: esorto il Consiglio Ue e il Parlamento a procedere rapidamente”, approvando la proposta di regolamento presentata oggi. “La Commissione continuerà a collaborare con l’industria per proteggere e creare posti di lavoro di qualità, e con gli Stati membri e i partner globali, anche a livello della Wto, per trovare soluzioni a lungo termine alle sfide comuni”, conclude von der Leyen. “La Commissione – conclude la nota – continuerà a guidare il lavoro internazionale per trovare soluzioni collettive per affrontare efficacemente le cause profonde della sovraccapacità globale, anche nel quadro del Forum globale sull’eccesso di capacità produttiva di acciaio”. Con la misura proposta, l’Esecutivo Ue “invita i paesi che condividono gli stessi principi a collaborare per proteggere le proprie economie dalla sovraccapacità globale, garantendo al contempo le catene di approvvigionamento e aumentando l’accesso reciproco al mercato”. La proposta di regolamento della Commissione sarà ora soggetta alla procedura legislativa ordinaria, con l’approvazione finale da parte del Parlamento europeo e del Consiglio Ue (a maggioranza qualificata). LEGGI TUTTO

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    Povertà educativa, Istat: “Italia in coda alla graduatoria Ue per quota laureati”

    (Teleborsa) – “Nel 2024, in Italia, il 66,7% delle persone di 25-64 anni ha almeno una qualifica o un diploma secondario superiore, quota di 13,8 punti percentuali inferiore alla media europea (80,5%): si tratta di un gap particolarmente significativo, poiché questo titolo di studio è considerato il livello di formazione minimo indispensabile per una partecipazione al mercato del lavoro con un potenziale di crescita professionale. Tra le donne la quota raggiunge il 69,4%, mentre si ferma al 64% tra gli uomini; i livelli più bassi si osservano nel Mezzogiorno, in particolare in Campania (58,5%), Puglia (56,9%), Sardegna (56,8%) e Sicilia (56,1%)”. È quanto ha affermato Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche, presentando l’Indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica, nel corso dell’audizione dell’Istat alla settima Commissione permanente del Senato “L’Italia – prosegue Freguja – risulta in ritardo rispetto agli altri Paesi europei anche con riferimento all’istruzione terziaria della popolazione più giovane: nel 2024, i 25-34enni in possesso di un titolo di studio terziario sono il 44,1% nell’Ue27 e il 31,6% in Italia;quote più elevate si osservano nel Nord (33,6% nel Nord-ovest e 35,7% nel Nord-Est), le più basse nel Mezzogiorno (26,9% nel Sud e 23,7% nelle Isole). Ai divari territoriali, si sommano quelli di genere: in questa stessa classe di età, le donne laureate sono il 38,5%, contro il 25% di uomini; inoltre, analizzando congiuntamente genere e territorio di residenza, la quota dei laureati varia tra il 42,6% delle donne al Nord e il 21,1% degli uomini nel Mezzogiorno”.Nonostante i miglioramenti registrati negli anni, l’Italia – rileva l’indagine – continua a collocarsi nelle posizioni di coda della graduatoria dei paesi europei sia per la quota di persone con almeno il diploma (solo Spagna e Portogallo mostrano valori più bassi) sia per quella dei giovani laureati (solo la Romania presenta un valore inferiore).Nel 2024, sul totale dei 15-29enni, la quota di NEET è del 15,2% (erano il 23,7% nel 2020), ma supera il 20% in Calabria (26,2%), Sicilia (25,7%), Campania (24,9%) e Puglia (21,4%); tra le giovani donne continua a essere più alta (16,6%) rispetto agli uomini (13,8%). LEGGI TUTTO

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    WTO: AI e frontloading stimolano commercio nel 2025, ma stime 2026 peggiorano

    (Teleborsa) – Il commercio globale di merci ha superato le aspettative nella prima metà del 2025, trainato dall’aumento della spesa per prodotti legati all’intelligenza artificiale, dall’impennata delle importazioni nordamericane in vista degli aumenti dei dazi e dal forte andamento degli scambi con il resto del mondo. È quanto emerge dal consueto report della World Trade Organization (WTO), che ha aumentato le previsioni di crescita del commercio di merci per il 2025 al 2,4% (in aumento rispetto allo 0,9% di agosto). Tuttavia, la proiezione per il 2026 è stata ridotta allo 0,5% (dall’1,8%). Si prevede che la crescita delle esportazioni globali di servizi rallenterà dal 6,8% nel 2024 al 4,6% nel 2025 e al 4,4% nel 2026.”La risposta calibrata dei Paesi alle variazioni dei dazi in generale, il potenziale di crescita dell’intelligenza artificiale, nonché l’aumento degli scambi commerciali con il resto del mondo, in particolare tra le economie emergenti, hanno contribuito ad attenuare le battute d’arresto commerciali nel 2025″, ha detto il Direttore Generale Ngozi Okonjo-Iweala, osservando che il commercio Sud-Sud è cresciuto dell’8% su base annua, in termini di valore, nella prima metà del 2025, rispetto al 6% del commercio mondiale complessivo. Il commercio Sud-Sud che coinvolge partner diversi dalla Cina sta crescendo ancora più rapidamente, con un aumento di circa il 9%.”La resilienza commerciale nel 2025 è dovuta in gran parte alla stabilità garantita dal sistema commerciale multilaterale basato su regole – ha affermato il DG Okonjo-Iweala – Tuttavia, l’autocompiacimento non è un’opzione. Le attuali interruzioni del sistema commerciale globale sono un invito all’azione affinché le nazioni reinventino il commercio e, insieme, pongano basi più solide che garantiscano maggiore prosperità per le persone in tutto il mondo”.La prima metà del 2025Il volume del commercio mondiale di merci, misurato dalla media di esportazioni e importazioni, è cresciuto del 4,9% su base annua nella prima metà del 2025. Il valore del commercio mondiale di merci, espresso in dollari USA correnti, è aumentato del 6% su base annua nei primi sei mesi del 2025, dopo un aumento del 2% nel 2024.I fattori di crescita del commercio nella prima metà dell’anno hanno incluso l’anticipo delle importazioni in Nord America e condizioni macroeconomiche favorevoli come la disinflazione, politiche fiscali favorevoli e una forte crescita nei mercati emergenti. I report di settore, inclusi gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) e le statistiche nazionali, mostrano un aumento delle scorte, con un rapporto scorte/vendite in Nord America in aumento nella prima metà del 2025 in settori come macchinari, veicoli a motore, legname, attrezzature per l’edilizia e beni non durevoli.I beni legati all’intelligenza artificiale, inclusi semiconduttori, server e apparecchiature per le telecomunicazioni, hanno guidato quasi la metà dell’espansione commerciale complessiva nella prima metà dell’anno, con un aumento del 20% su base annua in termini di valore. La crescita degli scambi commerciali ha interessato l’intera catena del valore digitale, dal silicio grezzo e dai gas speciali ai dispositivi che alimentano piattaforme cloud e applicazioni di intelligenza artificiale. L’export asiatico è stato solido nei prodotti legati all’intelligenza artificiale, in linea con l’aumento mondiale degli investimenti in questo settore.Le proiezioni globali e regionaliL’aumento dei dazi doganali e l’elevata incertezza delle politiche commerciali sono destinati ad attenuare alcuni degli effetti dell’anticipazione. L’aumento dei prezzi degli input e un rallentamento delle spedizioni suggeriscono già che l’inflazione potrebbe aumentare alla fine del 2025, con la riduzione delle scorte nei settori fortemente esposti e colpiti dai dazi. Con l’entrata in vigore dei dazi più elevati ad agosto, è probabile che alcuni degli impatti previsti nelle previsioni di aprile 2025 si concretizzino più avanti nel corso dell’anno e nel 2026.Si prevede che la crescita del volume degli scambi commerciali mondiali di merci rallenterà dal 2,8% nel 2024 al 2,4% nel 2025 e allo 0,5% nel 2026. La previsione per la crescita del PIL globale è del 2,7% per il 2025 e del 2,6% per il 2026. Sebbene le previsioni per il commercio di merci del 2025 siano state riviste al rialzo rispetto alle proiezioni di aprile e agosto, il downgrade per il 2026 si traduce in un impatto complessivo simile nell’orizzonte biennale. Ciò indica che l’impatto dei dazi si è spostato al 2026, con un leggero miglioramento che riflette il fatto che l’accumulo di scorte all’inizio del 2025, in particolare di beni durevoli, non sarà completamente annullato nel 2026. Il WTO sottolinea che il principale rischio al ribasso per le previsioni è la diffusione delle misure restrittive commerciali e dell’incertezza politica a più economie e settori. Al contrario, una crescita sostenuta degli scambi di beni e servizi legati all’intelligenza artificiale potrebbe fornire una spinta a medio termine al commercio globale.Si prevede che Asia e Africa registreranno la crescita più rapida del volume delle esportazioni nel 2025, con performance modeste previste anche per Sud e Centro America, Caraibi e Medio Oriente, mentre l’Europa registrerà probabilmente una crescita più lenta. Il Nord America e la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) stanno affrontando un calo delle esportazioni. Si prevede che i Paesi meno sviluppati (PMS) registreranno un solido aumento delle esportazioni, ma dovranno affrontare un indebolimento futuro. Dal lato delle importazioni, Africa e PMS sono destinati a registrare la crescita più rapida, in contrasto con una contrazione in Nord America. Nel 2026, solo Nord America, Europa e CSI registreranno un miglioramento nelle performance delle esportazioni; tutte le regioni registreranno performance più deboli nelle importazioni nel 2026.(Foto: CHUTTERSNAP on Unsplash) LEGGI TUTTO

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    Reti elettriche, grande disparità nella necessità di investimenti tra Nord e Sud Europa

    (Teleborsa) – Germania, Paesi Bassi e Belgio necessitano di investimenti molto più ingenti per modernizzare le proprie reti di trasmissione elettrica entro il 2034 rispetto ai paesi dell’Europa meridionale, con la necessità di assicurarsi oltre 200 miliardi di euro di finanziamenti, secondo un report di Scope Ratings.”L’entità della disparità tra le regioni è evidente”, spiega l’analista Mikel Zabala. L’agenzia d rating stima che per ogni euro di grid assets esistenti, Italia e Spagna investiranno la stessa cifra in nuove infrastrutture di trasmissione elettrica per far fronte alla crescita della domanda e migliorare la resilienza con l’aumento delle energie rinnovabili. Al contrario, Germania e Paesi Bassi spenderanno una cifra notevolmente superiore, circa 4-4,5 euro per ogni euro di risorse esistenti. Nel caso del Belgio, si tratta di circa 2,7 euro.La sfida degli investimenti in questi paesi deriva dalla necessità di integrare l’eolico offshore, supportare una flotta di generazione più decentralizzata nell’entroterra e gestire significativi flussi di elettricità transfrontalieri, tutti aspetti meno rilevanti in Italia e Spagna.I gestori dei sistemi di trasmissione (TSO) tedeschi si trovano ad affrontare un deficit di finanziamento di circa 30 miliardi di euro su un fabbisogno di investimenti totale di 125 miliardi di euro entro il 2029, sebbene nuovi incentivi normativi dovrebbero consentire di colmare tale deficit. Il TSO belga ha prefinanziato parzialmente il suo fabbisogno di cassa di 7,5 miliardi di euro entro il 2028. Il governo olandese ha adottato la decisione decisiva di fornire garanzie a copertura totale del fabbisogno di investimenti di 90 miliardi di euro del suo TSO nazionale fino al 2034.”Per i consumatori, questi investimenti potrebbero aumentare le bollette elettriche di circa il 20% nel prossimo decennio, ma i potenziali risparmi sui costi di generazione e sui servizi accessori potrebbero ridurre l’impatto netto sulla bolletta complessiva a lungo termine”, si legge nel rapporto. LEGGI TUTTO