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    Ddl partecipazione lavoratori agli utili, Calderone: “È legge, impegno mantenuto”

    (Teleborsa) – Via libera definitivo del Senato alla legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa. Il testo è lo stesso modificato nel corso dell’esame alla Camera, che l’aveva approvato il 26 febbraio, frutto di una proposta di iniziativa popolare promossa dalla Cisl. E che per questo trova contrarie le opposizioni e divide il sindacato, con le posizioni critiche di Cgil e Uil. Soddisfatti invece il governo e la maggioranza che, insieme alla sigla guidata da Daniela Fumarola, parlano di “pagina storica”. Il disegno di legge ha incassato il disco verde di Palazzo Madama con 85 sì, 21 no e 28 astenuti. “Voglio ringraziare i parlamentari che hanno approvato in via definitiva la legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese. Un impegno importante che – afferma la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone – abbiamo preso con le migliaia di firmatari e il mondo del lavoro, perché oggi abbiamo finalmente applicato l’art. 46 della nostra Carta fondamentale. Come Governo e come Ministero siamo sempre stati in prima linea, perché crediamo nella collaborazione tra imprenditori e lavoratori, rifuggendo logiche conflittuali fuori dalla storia. La partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese è inoltre un impegno anche economico che il Governo Meloni ha sempre sostenuto, perché ovviamente la fase iniziale di questa norma avrà degli oneri finanziari, anche questi coperti dalla legge. Si scrive oggi, dunque, una nuova fase dei rapporti nel mondo del lavoro: viviamo un’epoca di profondi cambiamenti, nella quale il lavoro e i lavori cambiano in maniera molto veloce, a volte anche con conseguenze sociali significative. Anche per questo, la collaborazione tra imprenditori e lavoratori assolve una funzione strategica, nell’ottica sia del rafforzamento delle imprese, che è la vera garanzia dei livelli occupazionali, sia delle trasformazioni aziendali e del grande tema della formazione della forza lavoro, la più grande sfida che abbiamo di fronte a noi. Oggi è stata scritta una pagina storica. Siamo felici di aver accompagnato il processo di approvazione della norma”.Di diverso avviso le opposizioni, con l’eccezione di Iv che parla di “passo avanti”. Il Pd sceglie l’astensione e accusa la maggioranza di aver la svuotato il provvedimento, “stravolgendolo e rendendolo in gran parte inefficace, se non dannoso”. Per il M5s è “un’operazione di maquillage normativo”. Con questa legge, avverte Avs, “i lavoratori non toccano palla”.I lavoratori parteciperanno alla gestione delle imprese, ma non nelle banche e nelle partecipate pubbliche. Inoltre non saranno in quota minima fissa nei consigli di sorveglianza delle imprese con sistema dualistico. Nelle altre società la partecipazione di uno o più rappresentanti dei lavoratori ai consigli d’amministrazione non sarà più prevista direttamente dai contratti collettivi, ma dagli statuti societari, se la fattispecie è disciplinata dagli stessi contratti. Per il 2025 viene inoltre elevato da 3mila a 5mila euro lordi il limite di importo complessivo cui si applica l’imposta sostitutiva del 5%, in caso di distribuzione ai dipendenti di una quota degli utili di impresa non inferiore al 10% degli utili complessivi, in esecuzione dei contratti collettivi aziendali o territoriali. Si prevede inoltre per quest’anno che i dividendi corrisposti ai lavoratori e derivanti dalle azioni attribuite in sostituzione di premi di risultato siano esenti dalle imposte sui redditi per il 50% del loro ammontare, esclusa la quota eccedente il limite di 1.500 euro. Le imprese con meno di 35 lavoratori possono favorire forme di partecipazione anche attraverso gli enti bilaterali. “Con l’approvazione definitiva al Senato della ‘legge Sbarra’ sulla partecipazione, si scrive oggi una pagina storica per il mondo del lavoro e per l’Italia”, commenta la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, sottolineando che “dopo 77 anni, l’articolo 46 della Costituzione (che riconosce ai lavoratori il diritto di partecipare alla gestione delle imprese, ndr) trova finalmente attuazione grazie a una mobilitazione durata due anni” e dopo una “lunga marcia” che ha visto la Cisl raccogliere quasi 400mila adesioni in tutte le regioni, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei territori. Bocciano invece il provvedimento Cgil e Uil, convinte che così la partecipazione verrà svuotata e ridotta ad una concessione. “Con la legge sulla partecipazione si cancella la contrattazione e la si sostituisce con una logica di subordinazione delle relazioni nelle imprese”, attacca la segretaria confederale della Cgil Francesca Re David. Il ddl “rappresenta un passo indietro rispetto agli obiettivi originari”, aggiunge la segretaria confederale della Uil Vera Buonomo. LEGGI TUTTO

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    Gen Z e Millenial sanno perfettamente come usare l’intelligenza artificiale

    (Teleborsa) – L’uso della intelligenza artificiale è diventata la normalità per la Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012) ed i Millennial (nati tra il 1981 e il 1996) italiani, mentre la preoccupazione per i nuovi conflitti supera il timore per la disoccupazione, entrando nella top 3 delle grandi questioni globali da affrontare insieme al caro vita e al cambiamento climatico. Sono questi alcuni dei trend che emergono dalla quattordicesima edizione della Gen Z e Millennial Survey, lo studio globale di Deloitte condotto su oltre 23 mila Gen Z e Millennial di 44 Paesi in tutto il mondo: Il costo della vita rimane la prima preoccupazione sia per la Gen Z italiana (37%) che per i Millennial (39%). Circa 6 giovani su 10 dichiarano di vivere di stipendio in stipendio e temono che non arriveranno mai a percepire una pensione di anzianità (soprattutto per sfiducia verso il sistema di welfare). La protezione dell’ambiente è indicata come seconda grande questione dal 28% dei Gen Z e dal 25% dei Millennial. In terza posizione, invece, emerge il timore per i conflitti in corso.Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, i nativi digitali si dimostrano molto aperti alle novità tecnologiche legate all’AI e alla GenAI. In Italia, infatti, sia i Gen Z che i Millennial intervistati dichiarano di utilizzare comunemente l’AIper la creazione di contenuti e l’analisi dei dati. Così, il 73% della Gen Z e il 73% dei Millennial italiani afferma che l’intelligenza artificiale ha liberato tempo e ha migliorato il work-life balance. Il 71% della Gen Z e il 76% dei Millennial italiani pensa che la GenAI abbia migliorato la qualità del proprio lavoro. Consapevole degli enormi cambiamenti in corso, il 62% della Gen Z e il 67% dei Millennial sta già considerando opportunità di lavoro meno vulnerabili all’automazione, mentre il 55% dei Millennial e il 61% dei Gen Z pensa che l’AI potrebbe comportare una riduzione dei posti di lavoro.Se l’intelligenza artificiale spaventa sotto alcuni aspetti le generazioni oggetto dello studio, dall’altro i nati tra il 1981 ed il 2012 sembrano aver compreso perfettamente quali sono le potenzialità di questo strumento: i giovani italiani utilizzano la GenAI per la creazione di contenuti (39% Gen Z, 37% Millennial), per l’analisi dei dati (36% Gen Z, 39% Millennial), per il project management (33% Gen Z, 30% Millennial), per lo sviluppo di software (31% Gen Z, 30% Millennial), per il design e la creatività (27% Gen Z, 24% Millennial), per la formazione (26% Gen Z, 28% Millennial) e per il supporto clienti (25% Gen Z, 25% Millennial). Una evidenza molto incoraggiante, contraria al trend dei “colleghi” più anziani che dimostrano di vivere i numerosi AI Agent (come Gemini o Copilot) come dei motori di ricerca più versatili e comprensibili.Dalla ricerca emerge infine che la Gen Z, a livello globale, dà priorità alle opportunità di crescita professionale e di formazione nella scelta di un datore di lavoro, mentre solo il 6% aspira a ricoprire posizioni dirigenziali di alto livello. Rimane importante l’attenzione al work-life balance e alla salute mentale, che sono due delle grandi eredità del periodo pandemico ritenute imprescindibili dai più giovani.Rimane anche un forte interesse per l’ambiente: Il 73% dei Gen Z e il 68% dei Millennial intervistati in Italia, rispetto al 65% della Gen Z e al 63% dei Millennial a livello globale, affermano di essersi sentiti preoccupati per l’impatto ambientale. Per proteggere il pianeta, quindi, Gen Z e Millennial italiani sono disposti ad agire concretamente, anche acquistando un veicolo elettrico, migliorando propria casa per renderla più sostenibile e limitando gli sprechi idrici e alimentari. La sostenibilità è inoltre fondamentale per il 33% dei Gen Z e il 25% dei Millennial nelle proprie scelte di acquisto, mentre il 14% Gen Z e il 10% Millennial ha lasciato il proprio lavoro perché preoccupato dal suo impatto ambientale.”I Gen Z e i millennial di tutto il mondo hanno iniziato il loro percorso professionale all’ombra di una pandemia globale e di una crisi finanziaria – eventi che, chiaramente, hanno plasmato le loro aspettative sul lavoro e le loro priorità nella vita”, spiega Paolo Galletti, People & Purpose Leader di Deloitte Italia. “Attenti alle novità tecnologiche, Gen Z e Millennial stanno anche rivalutando le competenze di cui hanno bisogno per il mondo del lavoro di domani, consapevoli del grande impatto potenziale che l’AI e la GenAI potrebbero avere in futuro”.(Foto: Applicazione di AI e VR per il design) LEGGI TUTTO

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    Meloni: “Spread sotto 100. Titoli italiani più sicuri dei tedeschi”

    (Teleborsa) – “Sapete che non ho mai reputato lo spread un totem ma oggi è sotto i 100 punti. I titoli di Stato italiani vengono considerati più sicuri dei titoli di Stato tedeschi, penso che una riforma importante che ha fatto questo governo sia stata quella della serietà, della fine delle politiche dei bonus utili per il consenso ma dannose per economia e lavoratori”. È quanto ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al premier question time alla Camera, rispondendo a una interrogazione di Maria Elena Boschi per Italia Viva. Al centro del question time il tema energia, Green deal, la situazione nella Striscia di Gaza e il piano di riarmo varato dall’Europa, ma anche Sanità e automotive. Accanto alla presidente del Consiglio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, e il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tra gli altri sono in Aula ai banchi del governo: Alessandro Giuli, Andrea Abodi, Tommaso Foti, Elisabetta Casellati, Gilberto Pichetto Fratin, Roberto Calderoli. Eugenia Roccella, Francesco Lollobrigida e Giuseppe Valditara. Diversi i banchi vuoti di maggioranza ed opposizione. Tra i presenti la segreteria del Pd, Elly Schlein, il leader del M5S Giuseppe Conte e i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.Energia – “Io continuo a ritenere che tra le varie cause del caro energia ci sia anche qualcosa che non funziona nella formazione del prezzo ed è quello su cui il Governo si sta concentrando ora” ha detto la presidente del Consiglio rispondendo a un’interrogazione di Azione illustrata da Matteo Richetti. Sul nucleare – ha aggiunto Meloni – “confermiamo il nostro impegno per garantire all’Italia una fonte di energia che è sicura, pulita e a basso costo. L’iter del disegno di legge delega va avanti. È stata trasmessa la richiesta per l’acquisizione del parere della Conferenza unificata. Il testo sarà presto esaminato dal Parlamento e chiaramente lì conto trasversalmente sul contributo di tutte le forze politiche che comprendono quanto sarebbe importante sviluppare anche questa fonte d’approvvigionamento”. “In attesa del nucleare, – ha proseguito la premier – la strada da percorrere è quella, come scrivete nell’interrogazione, di favorire meccanismi per fornire a determinati consumatori industriali energia elettrica a prezzi svincolati da quelli della Borsa. Il governo ha già operato in questa direzione, lo abbiamo fatto con la promozione dei Power Purchase Agreement, dei contratti per differenza a due vie, misure che – ha rimarcato – consistono proprio nell’acquisto a lungo termine di capacità rinnovabile a prezzo fisso. Lo abbiamo fatto ad esempio con l’Energy Release in favore delle imprese energivore”. Green deal – “L’azione del governo per rendere più ragionevoli gli obiettivi del green deal ha portato a elaborare delle “proposte su cui stiamo riscontrando un consenso crescente e ci aspettiamo passi in avanti – ha detto Meloni rispondendo a una interrogazione di Paolo Barelli per Forza Italia –. Conoscete la posizione del governo in materia di Green deal, che ho denunciato anche in quest’Aula, di quanto una visione eccessivamente ideologica della transizione verde si sia rivelata drammatica per la competitività europea», ha aggiunto la premier, ricordando che si tratta di “un fatto talmente evidente che già da tempo la stessa Commissione europea ha avviato diversi correttivi alle sue scelte, con un approccio più pragmatico rispetto al passato che l’Italia negli ultimi anni ha contribuito a imporre. Il governo sostiene pienamente gli sforzi della Commissione per una decisa semplificazione del quadro normativo, del Green Deal, che sta prendendo forma nei pacchetti Omnibus che hanno interessato, interesseranno proprio il regolamento Cibam, la politica agricola comune, le normative sulla due diligence e altre”.Automotive – Sull’automotive «abbiamo tenuto l’anticipo alla seconda parte del 2025 della revisione dell’intero regolamento sui veicoli leggeri. In quella sede, sulla scorta del non-paper promosso da Italia e Repubblica Ceca, sostenuto da altri 15 governi, punteremo a riaffermare il principio di neutralità tecnologica, aprendo così a tutti i carburanti alternativi che possono contribuire alla decarbonizzazione del settore. Continuiamo a ritenere sbagliato, sul piano industriale ma anche sul piano geopolitico, per seguire unicamente la transizione verso l’elettrico, le cui filiere oggi sono in gran parte controllate dalla Cina – ha detto Meloni rispondendo a una interrogazione di Fi – Siamo sempre meno soli in queste battaglie” ha aggiunto, ricordando che “nel marzo scorso siamo riusciti a inserire per la prima volta il principio della neutralità tecnologica. nelle conclusioni del Consiglio europeo”. “Abbiamo dialogato con serietà con Stellantis: l’azienda si è impegnata a mantenere in attività i suoi siti produttivi, a tutelare l’occupazione, a effettuare investimenti annui pari a 2 miliardi circa e ad acquisti per 6 miliardi di euro da fornitori italiani fino al 2030. Chiaramente bisognerà tutti insieme valutare sul rispetto di questi impegni, senza pregiudizi, senza favoritismi, che è l’approccio che questo governo ha con Stellantis come con tutte le altre aziende che operano in Italia” ha detto la presidente del Consiglio rispondendo all’interrogazione di Azione, illustrata da Richetti. “Con l’avvio del mandato del cancelliere Merz, – ha aggiunto Meloni – abbiamo già iniziato a confrontarci su come Italia e Germania, le due principali potenze manifatturiere d’Europa, possano insieme dare un contributo concreto al rilancio della nostra base industriale, in primis del settore dell’auto. È un dialogo già avviato, rispetto al quale sono molto fiduciosa. È chiaro a tutti ormai che in una fase di instabilità dei mercati internazionali è a maggior ragione fondamentale rimuovere i dazi interni che minano la competitività europea e che è arrivato il tempo di invertire la rotta in modo deciso. È certamente chiaro a noi perché è quello che chiedono le imprese, i nostri lavoratori e perché è quello che i cittadini europei hanno ribadito con il loro voto ormai quasi un anno fa”.Sanità – “Si è detto, tra l’altro, che il governo gioca a scaricare la responsabilità. Tutt’altro: quello che il governo cerca di fare, pur non avendo una competenza in materia di organizzazione della sanità, è cercare di fare la sua parte per dare una mano. Perché qui serve chiaramente il massimo dell’impegno da parte di tutti, da parte dello Stato, da parte delle Regioni, guardando al grande vero obiettivo che è garantire ai cittadini una sanità efficiente e veloce. Si può fare, come racconta la storia di molte Regioni. E quello che vogliamo fare noi è dare una mano, ma anche richiamare alle responsabilità, quando è necessario farlo, perché sia la storia di tutte le Regioni senza distinzione” ha detto Meloni rispondendo all’interrogazione di Noi moderati illustrata da Francesco Saverio Romano in materia di liste d’attesa. Sul tema sanità la premier si è scontrata con la leader del Pd. “La sanità pubblica è al collasso, le liste d’attesa sono infinte, la migrazione sanitaria da sud a nord è aumentata, avete portato la spesa sanitaria ai minimi storici – ha attaccato Schlein mostrando dei grafici all’indirizzo di Meloni –. La spesa sanitaria si calcola sul pil, la domanda è perché state smantellando la sanità pubblica”. La premier ha replicato che “il fondo sanitario nazionale è al livello più alto di sempre, quando ci siamo insediati nel 2022 – ha detto – quel fondo era di 126 miliardi, 10 miliardi meno di adesso. E il Pd quando è stato al governo non si è mai sognato di fare aumenti come quello che abbiamo fatto noi in questi due anni. Mi risulta che, per esempio, siamo stati noi a fermare il fenomeno odioso dei medici a gettone, che è sì una privatizzazione della sanità”. Dura la replica di Schlein: “Quando era al governo l’avete messo voi un tetto alle assunzioni negli ospedali. La gente non si riesce a curare, si vergogni!. Volete una sanità a misura del portafogli delle persone e questa è una vera e propria tassa Meloni, curarsi è diventato un lusso”.Crisi di Gaza – “Non abbiamo condiviso diverse scelte e non condividiamo le recenti proposte del governo israeliano e non abbiamo mancato di dirlo ai nostri interlocutori, consapevoli come siamo che non è stato Israele a iniziare le ostilità e che c’era un disegno alla base dei disumani attacchi di Hamas e la crudeltà rivolta agli ostaggi – ha detto Meloni, al premier question time alla Camera, rispondendo al deputato Bonelli –. In questi mesi a più riprese ho sentito il primo ministro Netanyahu, sono state conversazioni spesso difficili in cui ho sempre richiamato l’urgenza di trovare una strada per terminare le ostilità e rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario. Una richiesta che rinnovo anche oggi, a fronte di una situazione umanitaria a Gaza che non ho difficoltà a definire sempre più drammatica e ingiustificabile. Sono convinta sulla base delle numerose conversazioni che ho avuto in questi mesi con i leader della Regione, che si possa lavorare a un quadro politico e di sicurezza regionale capace di porre fine al conflitto, aprire la strada a un processo che conduca alla soluzione dei due Stati, e resto convinta che per farlo occorra partire dal piano di ricostruzione proposto dai paresi arabi. È verso questo obiettivo che il governo continua a impegnarsi, lavorando con i leader della Regione, con i nostri partner europei, con gli Stati Uniti. Lo faremo mantenendo con tutti un dialogo aperto, franco, se necessario anche critico. Ed è esattamente per questo che non è nell’intenzione del governo italiano richiamare l’ambasciatore italiano in Israele”. LEGGI TUTTO

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    Luiss School of Government: al via il Master in Politica, Economia e Società per lo Sviluppo del Mezzogiorno

    (Teleborsa) – Giovedì 15 maggio, alle ore 11 presso la sede Luiss di Viale Pola 12 Roma, Sala Colonne, Giuseppe De Rita, presidente del Censis terrà una lectio magistralis per inaugurare la prima edizione del Master in Politica, Economia e Società per lo Sviluppo del Mezzogiorno promosso dalla School of Government della Luiss Guido Carli. “Dal 2019 il Sud Italia è in convergenza. Nell’ultimo periodo il dato si è addirittura rafforzato. Nel 2023, in particolare, – spiega la Luiss in una nota – il Pil è aumentato dell’1,5% nel Mezzogiorno, dello 0,7% nel Nord-ovest, dello 0,4% nel Nord-est e dello 0,3% nel Centro (Fonte ISTAT). Nel 2024 la crescita del Pil al Sud è stata superiore del +0,7% rispetto al resto d’Italia (Fonte Svimez). Indulgere in facili trionfalismi è un rischio da evitare, anche alla luce delle previsioni sugli anni a venire. Non porsi il problema di come consolidare questo trend sul lungo periodo, considerandolo solo un rimbalzo tecnico, è un peccato mortale. Uno dei limiti consolidati delle politiche meridionalistiche è stato quello di aver privilegiato prospettive centralistiche, concedendo insufficiente importanza alla dimensione sociale della questione. La scarsa attenzione alla inadeguatezza della classe dirigente del Mezzogiorno rappresenta forse l’aspetto più rilevante di questa mancanza. È per tale ragione che la School of Government della Luiss-Guido Carli ha deciso di varare questo Master proprio nell’attuale momento storico”.Il Master prenderà il via nell’autunno 2025. Ad esso saranno ammessi tutti gli studenti in possesso di lauree magistrali o di titoli equipollenti. L’iniziativa riprende e rilancia la vocazione originale dell’università, fondata nel 1974 col fine precipuo di formare la classe dirigente del centro-sud. Intende farlo attraverso la selezione di eccellenze, formate per rispondere ai problemi particolari di una specifica area geografica del Paese. E ciò sarà possibile anche grazie alle borse di studio messe a disposizione da alcune tra le più importanti realtà associative e imprenditoriali del Sud: Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno – SVIMEZ; Fondazione Banco di Napoli; Fondazione Carical; Fondazione Con il Sud; Gruppo La Doria; Alis; MedOr Italian Foundation. Gli insegnamenti copriranno le seguenti aree tematiche: culturale, sociale, economica, geopolitica e istituzionale. La direzione del master sarà affidata ai professori Gaetano Quagliariello, direttore della Luiss School of Government e Carlo Borgomeo. Sono stati chiamati a far parte della faculty accademici e tecnici delle diverse materie, in modo da combinare sapere teorico e conoscenze pratiche. Tra questi: Luca Bianchi, direttore generale SVIMEZ; Francesca Bitondo, direttrice Rapporti Istituzionali Microsoft Italia; Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma 2016-2017; Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza; Stefano Scarpetta, director directorate for Employment, Labour and Social Affairs dell’OCSE.Sono previsti – conclude la nota – anche specifici laboratori che si svolgeranno in realtà particolarmente significative per quel che concerne l’innovazione e la sperimentazione. Le iscrizioni sono aperte sul sito SoG. LEGGI TUTTO

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    Policlinico Campus Bio-Medico: Tosti e Sormani confermati ai vertici

    (Teleborsa) – Un rinnovo all’insegna della continuità con il mandato appena terminato: Carlo Tosti è stato confermato presidente della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e Paolo Sormani amministratore delegato e direttore generale. L’annuncio è arrivato oggi in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione del Policlinico Universitario, che rimarrà in carica per un triennio fino all’approvazione del bilancio consuntivo 2027.Riconfermati anche i consiglieri uscenti Fabio Giuseppe Angelini, Chiara Fiorani e Stefano Piccaluga, con l’obiettivo di garantire la prosecuzione delle strategie di crescita e delle attività operative che hanno caratterizzato l’ultimo triennio.Il nuovo CdA del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico è infine completato da due nuovi ingressi che porteranno all’interno del board nuove energie e competenze, rafforzandone le traiettorie di sviluppo: si tratta di Guido Costamagna, professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e medico chirurgo specializzato in endoscopia digestiva con rilevante esperienza nazionale e internazionale, e di Anna Maria Ferraresi, professionista delle risorse umane e grande esperta del mondo del lavoro, con il ruolo oggi di HR Business Partner di Ferrero.”Il nuovo assetto – sottolinea la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico in una nota – testimonia l’impegno e la visione di una governance ispirata ai valori fondativi del Campus Bio-Medico e, al contempo, proiettata verso le sfide del futuro, dall’innovazione clinica e tecnologica all’implementazione delle attività di assistenza e ricerca. Lo scopo è portare ancora avanti l’attuale percorso di crescita del Policlinico che trae linfa fondamentale anche dalla sua natura di Teaching Hospital, in virtù del rapporto speciale e originario con l’Università Campus Bio-Medico di Roma dove ogni giorno si formano i medici e gli infermieri del domani”.”Desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento per la riconferma alla presidenza del Policlinico Campus Bio- Medico – ha affermato Tosti –. Sono entusiasta di poter continuare a lavorare sui numerosi progetti intrapresi fino a oggi e di poterne avviare numerosi altri, grazie anche all’ingresso di nuove esperienze e visioni. Anni che si preannunciano particolarmente intensi anche alla luce dell’importante sfida che ci vede impegnati nel percorso di accreditamento come IRCCS nella disciplina delle patologie dell’apparato locomotore. Lo spirito che ci anima fin dalla nostra nascita è infatti sintetizzato dalla formula “la Scienza per l’Uomo” che rappresenta la nostra mission fondamentale: quella di un Policlinico universitario – nato dal sogno del beato Álvaro del Portillo, secondo l’insegnamento del fondatore dell’Opus Dei, san Josemaría Escrivá – che persegue ogni giorno l’obiettivo di mettere sempre e comunque al centro la persona, a partire dai più bisognosi di assistenza, cura e conforto”.”Proseguiamo un percorso di crescita che punta a rafforzare il ruolo del Policlinico come presidio sanitario avanzato, radicato sul territorio, aperto all’innovazione e al servizio della comunità – ha sottolineato Sormani –. Sono grato per la fiducia che mi è stata nuovamente concessa e per la conferma nel doppio ruolo di amministratore delegato e direttore generale. Si apre oggi una fase contraddistinta da ulteriori importanti progetti all’orizzonte, con rilevanti investimenti in dotazioni tecnologiche avanzate, nuovi spazi e servizi per rispondere in modo sempre più veloce ed efficiente ai bisogni reali dei pazienti e con il potenziamento delle attività ad alto impatto sociale, come la Tariffa Amica, l’iniziativa di privato sociale della Fondazione Policlinico che consente agli utenti di poter prenotare e svolgere visite ed esami a costi agevolati presso le nostre strutture”.Il nuovo Consiglio di Amministrazione ha dunque espresso un sentito ringraziamento ai consiglieri uscenti per il lavoro svolto e il senso di responsabilità dimostrato nel corso del mandato e si è detto pronto a portare avanti con passione e dedizione la missione affidatagli. LEGGI TUTTO

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    Proxigas, avviato l’iter per il rinnovo della presidenza

    (Teleborsa) – È stata avviata da Proxigas la procedura per il rinnovo della presidenza. L’Associazione ha costituito questa mattina la Commissione di designazione che sarà composta da Guido Bortoni (CESI), Marco Peruzzi (Edison) e Gianni Rossetto (2i Rete Gas).Con l’individuazione dei saggi inizia la fase di consultazione delle aziende associate per raccogliere le candidature alla Presidenza e i contributi per la definizione del programma associativo per il prossimo mandato. A breve, la Commissione si riunirà per definire i tempi e le modalità della consultazione, con l’obiettivo di arrivare all’elezione del nuovo presidente prima della pausa estiva. LEGGI TUTTO

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    Commercialisti, De Nuccio: “Sulla riforma della professione serve serietà”

    (Teleborsa) – “La riforma dell’ordinamento della nostra professione è un passaggio estremamente significativo per la nostra comunità. Con la sua stesura si è messo in campo un importante sforzo per rispondere alle sfide provenienti da un contesto sociale ed economico attraversato da profondi e rapidissimi cambiamenti, al fine di dotare la professione di una nuova carta d’identità che le consenta – a vent’anni dall’approvazione dell’ormai obsoleto D.lgs. 139/2005 – di guardare al futuro con fiducia e dinamismo. Proprio l’importanza di questo passaggio presupporrebbe un approccio serio e responsabile. Da un’esigua minoranza della nostra categoria emergono invece posizioni strumentali e ormai condizionate da meri interessi elettorali, purtroppo anteposti a quelli reali dei nostri 120mila colleghi”. È quanto afferma il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio.”Quando il Consiglio nazionale, più di un anno fa, ha cominciato a lavorare al progetto di riforma – prosegue de Nuccio – lo ha fatto con la piena consapevolezza della grande responsabilità derivante da un compito tanto complesso, avviando proprio per questo motivo un grande e trasparente processo di partecipazione democratica che ha coinvolto tutti gli Ordini territoriali, tutte le Associazioni e tutte le Casse di previdenza della categoria. Da molte di queste realtà, come da singoli iscritti, sono pervenute osservazioni spesso pertinenti e pertanto recepite nel testo finale che il Consiglio nazionale ha approvato all’unanimità dei presenti”. “Nel richiamare le tappe di questo percorso serio, approfondito e democratico – aggiunge -, pare opportuno sottolineare come tale riforma non possa essere concepita da alcuno come un referendum o come un sondaggio d’opinione. Si tratta invece di una modifica dell’ordinamento approvata nella piena legittimità da un Consiglio nazionale che, nel farlo, ha esercitato le proprie funzioni istituzionali. Il percorso di partecipazione democratica voluto dal Consiglio nazionale non era dunque un atto dovuto, ma la precisa scelta politica di una governance nazionale che ha dimostrato, in questa come in tante altre circostanze, di essere costantemente aperta all’ascolto e al confronto costruttivo con quanti a questo stesso confronto non si sottraggono”.”Per queste ragioni – spiega de Nuccio – desta sorpresa la lettera aperta di soli 8 dei nostri 132 Ordini territoriali nella quale si parla, a proposito della riforma della professione, di “forzature che creano divisioni”, “narrazioni unilaterali”, di una “vera riforma” che verrà solo “da un processo partecipativo che metta al centro la qualità della discussione e l’ascolto di tutte le voci”. Affermazioni paradossali, tanto più se si considera che tra gli 8 Ordini che denunciano la mancanza di un processo partecipato vi è quello di Milano che si è sottratto al confronto democratico interno alla nostra comunità, non facendo pervenire proposte, come richiesto da una specifica procedura prevista dal Consiglio nazionale, salvo poi acquistare pagine di giornale per lanciare una polemica che ha una evidente connotazione strumentale e ormai anche elettorale”.Secondo de Nuccio, “la verità è che è in atto da parte di un’esigua minoranza delle nostre realtà locali, il tentativo tardivo di bloccare il percorso di una riforma che parla al Paese e ai nostri 120mila colleghi, provando a dare finalmente risposte alle loro esigenze. Una riforma che si occupa di oggetto della professione, società tra professionisti e associazioni professionali, specializzazioni, incompatibilità, polizza assicurativa, tirocinio e sistema elettorale”.”A fronte di questo progetto organico – sottolinea il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti – che affronta uno ad uno i temi caldi della nostra professione, il presidente dell’Ordine di Roma si è rivolto all’esecutivo con una missiva dai toni, oltre che dai contenuti, discutibili, concentrandosi unicamente sulla riforma del sistema elettorale, denunciando un presunto tentativo di “modificare la base elettorale attraverso la riduzione del peso elettorale degli Ordini territoriali che hanno espresso posizioni critiche nei confronti dell’attuale presidenza del Consiglio nazionale”.”Con la proposta di riforma – specifica de Nuccio – si prevede in realtà un sistema elettore misto, ampio e democratico, il cui risultato sarà determinato al 50% dal voto degli iscritti e al 50% da quello dei consiglieri degli Ordini territoriali: una scelta che ha il pregio di dare finalmente voce anche agli iscritti, riducendo la distanza tra governance nazionale e base, superando un eccesso di autoreferenzialità, preservando però, al contempo, l’insostituibile ruolo di garanzia esercitato dagli Ordini locali”.”Un sistema equilibrato, con dei contrappesi che evitano ogni ipotesi di deriva populista ma che, è ormai evidente, rappresenta un nervo scoperto per quanti nella nostra comunità sono affezionati a logiche elettorali chiuse e poco trasparenti e che vedono con fastidio l’apertura alla partecipazione al voto dei nostri iscritti. Noi crediamo invece – conclude de Nuccio – che anche questa novità, assieme a tutte le altre contenute nella riforma, rappresenti un passo in avanti ormai improcrastinabile per la nostra professione che sarebbe gravissimo bloccare, tradendo clamorosamente gli interessi reali dei nostri colleghi pur di difendere vecchie rendite di posizione”. LEGGI TUTTO

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    Dazi, Draghi: cambiamenti in corso da tempo ma ora siamo a punto di rottura

    (Teleborsa) – L’ex presidente del Consiglio e della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha dichiarato che “l’uso massiccio di azioni unilaterali per risolvere le controversiecommerciali e il definitivo esautoramento del Wto hanno minato l’ordine multilaterale in modo difficilmente reversibile”. Draghi nel suo intervento al vertice Cotec di Coimbra ha ricordato che cambiamenti sono in corso da “diversi anni e la situazione si stava deteriorando anche prima del recente innalzamento delle tariffe”. “Le frammentazioni politiche interne e la crescita debole ha reso più difficile una effettiva risposta europea. Ma gli eventi più recenti rappresentano un punto di rottura”, ha aggiunto. “L’Ue ha riformato le sue regole fiscali e ha attivato la clausola di salvaguardia per facilitare l’aumento delle spese per la difesa. Ma finora solo 5 dei 17 Paesi dell’area dell’euro – che rappresentano circa il 50% del PIL – hanno optato per un periodo di aggiustamento prolungato. Quando il debito è già elevato, l’esenzione di categorie di spesa pubblica dalle regole di bilancio può arrivare solo fino a un certo punto. In questo contesto, l’emissione di debito comune dell’Ue per finanziare la spesa comune è una componente chiave della tabella di marcia”, ha sottolineato Draghi. Secondo Draghi, inoltre, “i prezzi elevati dell’energia e le carenze della rete sono, in primo luogo, una minaccia per la sopravvivenza della nostra industria, un ostacolo importante alla nostra competitività e un onere insostenibile per le nostre famiglie e, se non affrontati, rappresentano la principale minaccia alla nostra strategia di decarbonizzazione”. Al vertice ha preso parte anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “In questi giorni il Simposio celebra il ventennale dalla sua prima edizione e, come ogni anno, il tema proposto – la competitività – compare in cima all’agenda dei governi europei e delle istituzioni comunitarie – ha sottolineato –. Progredire senza indugi e con efficacia in quest’ambito è largamente considerata condizione indispensabile all’ulteriore approfondimento del progetto d’integrazione continentale, al rilancio strategico dell’Unione Europea e alla preservazione di un’economia prospera per i suoi Stati Membri e i suoi cittadini”.”Il nostro Simposio ha quindi il merito di lanciare un appello all’azione di grande attualità – ha proseguito –: è infatti urgente, direi prioritario, che l’Europa agisca, perché stare fermi non è più un’opzione. I rischi dell’immobilismo sono ben identificati nel Rapporto Draghi come in quello Letta, sul futuro del mercato interno: le ipotetiche conseguenze per l’Europa, ad esempio in termini di arretramento nelle condizioni materiali di benessere diffuso o di un allontanamento irreversibile dalla frontiera tecnologica, ne accrescerebbero anche le vulnerabilità sui piani strategico e geopolitico, riducendone la capacità di contrastare le attuali perturbazioni dell’ordine internazionale. Scongiurare tali rischi è fondamentale”. LEGGI TUTTO