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    UE, Urso incontra Ribera: focus su siderurgia, chimica, rinnovabili e auto

    (Teleborsa) – Siderurgia, chimica, energie rinnovabili e settore automotive sono stati al centro dell’incontro tenutosi a Palazzo Piacentini tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, nonché commissaria per la transizione giusta, pulita e competitiva, Teresa Ribera Rodriguez.Ampio spazio – fa sapere il Mimit in una nota – è stato dedicato al dossier ex Ilva. Urso ha ribadito l’impegno del Governo verso la piena decarbonizzazione del sito di Taranto e l’obiettivo di fare dell’Italia il primo produttore europeo di acciaio green. Il ministro ha, inoltre, sottolineato a Ribera l’importanza delle proposte congiunte con Francia e Spagna per un Piano europeo dell’acciaio e dei metalli, ricordando anche l’iniziativa avviata con la Polonia per una revisione tempestiva e sostanziale del meccanismo CBAM per tutelare in modo efficace la produzione green euopea. In tale contesto, ha evidenziato la necessità di stimolare la domanda di acciaio a basse emissioni e favorire la circolarità dei rottami metallici.Sul fronte della chimica, Urso ha evidenziato l’urgenza di un approccio equilibrato che non penalizzi la chimica tradizionale, ma ne accompagni l’evoluzione verso la chimica verde e la biochimica. “Questa transizione – ha dichiarato il ministro – non può essere subita. Deve essere guidata con coraggio, con scelte rapide e strumenti concreti per dare all’Europa un’industria forte, autonoma e competitiva. Solo così potremo affrontare le trasformazioni in atto garantendo nel contempo ambiente e impresa, salute e lavoro, quindi crescita e occupazione”-In quest’ottica, Urso ha richiamato anche la visione strategica di Transizione 5.0, evidenziando la possibilità di valutare, in accordo con la Commissione, modalità e tempistiche più efficaci per l’utilizzo delle risorse disponibili.Per quanto riguarda l’energia, è stata ribadita l’urgenza di definire un quadro regolatorio chiaro e stabile, che consenta a Stati e imprese di pianificare investimenti di lungo periodo.Analizzate le potenzialità dell’industria italiana sul fronte delle energie rinnovabili e approfondito il caso di 3Sun a Catania, realtà leader nella produzione di pannelli solari, su cui oggi pesa la concorrenza sleale internazionale. Un esempio emblematico di come, in assenza di azioni coordinate a livello europeo, la transizione possa indebolire anziché rafforzare l’industria continentale. “Le condizioni geopolitiche ed economiche stanno cambiando profondamente – ha affermato Urso – ed è necessario costruire una vera autonomia strategica europea nella produzione di energia da fonti rinnovabili”.Infine, sul comparto automotive, Urso ha ribadito che la transizione ecologica potrà dirsi compiuta solo se l’Europa saprà sviluppare al proprio interno una solida capacità produttiva di batterie elettriche, sottolineando il ruolo strategico delle Gigafactory che vanno sostenute in modo efficace. “Senza questa garanzia – ha avvertito il ministro – aumenteremmo la dipendenza da attori esterni, perdendo il controllo strategico di una filiera chiave”.Urso ha infine rilanciato la proposta di modifica del regolamento UE sulla CO2, per includere tutte le tecnologie pulite disponibili, promuovere la piena neutralità tecnologica e introdurre una flessibilità quinquennale, volta a evitare sanzioni e a sostenere l’adattamento industriale. LEGGI TUTTO

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    Comunità energetiche, ENEA presenta la prima Smart community italiana

    (Teleborsa) – Al via ad Anguillara Sabazia (Roma) la prima Smart Community italiana, un ecosistema energetico interattivo dove i membri producono, consumano e condividono energia rinnovabile e scambiano beni e servizi in sicurezza, migliorando la qualità di vita e la sostenibilità, con benefici anche a livello economico e sociale. Alla base della Smart Community vi è uno strumento web innovativo chiamato Local Token Economy (LTE) ideato e realizzato da ENEA, che integra premialità energetica (token o moneta virtuale), tecnologia blockchain (che garantisce sicurezza e tracciabilità) e marketplace (una piattaforma internet per la compravendita di prodotti o servizi). L’attività è condotta dall’ENEA in collaborazione con l’azienda Softstrategy nell’ambito del progetto “Tecnologie per la penetrazione efficiente del vettore elettrico negli usi finali” dell’Accordo di Programma per la Ricerca di Sistema Elettrico (PTR22-24) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Dotato di un livello di maturità tecnologica alto (TRL 6), il web tool LTE è in corso di sperimentazione tra gli utenti della comunità energetica “RinnovAnguillara” di Anguillara Sabazia, Comune a nord di Roma, sul lago di Bracciano. Oltre a favorire l’uso efficiente dell’energia e a mitigare la povertà energetica, questo web tool – spiega l’ENEA – promuove l’economia circolare e la sostenibilità ambientale perché, grazie a un approccio virtuoso in termini energetici, ciascun membro della comunità riceve delle premialità, cioè dei token tramite tecnologia blockchain, che potrà spendere nella comunità e nel marketplace, scambiando beni e/o servizi in ambito locale. “Promuovendo i benefici della comunità energetica anche a livello sociale ed economico, LTE rappresenta un vero e proprio booster per la sua diffusione dalla realtà locale al sistema urbano, favorendo anche la coesione sociale e la partecipazione attiva di tutti i cittadini al conseguimento degli obiettivi della transizione energetica”, sottolinea Claudia Meloni, ricercatrice della Divisione strumenti e servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche di ENEA e responsabile del progetto “Tecnologie per la penetrazione efficiente del vettore elettrico negli usi finali”. Partendo dai dati raccolti attraverso sensori installati presso gli utenti finali sarà possibile identificare i profili di consumo e fornire anche suggerimenti per adottare comportamenti efficienti. Il monitoraggio dei consumi e la valorizzazione dei comportamenti virtuosi consentiranno inoltre la creazione di un’economia basata sulla sensibilizzazione dei cittadini riguardo le esigenze energetiche della comunità, ma anche la condivisione delle risorse disponibili, supportando la creazione di valore tramite la ricondivisione di beni, servizi, conoscenze e spazi inutilizzati.”Si tratta di una vera e propria economia collaborativa digitalizzata fondata sul cittadino consumatore-produttore della risorsa energetica – evidenzia Gilda Massa, ricercatrice della Divisione strumenti e servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche di ENEA e responsabile scientifico di LTE –. Intorno ad esso ENEA ha ideato e progettato LTE che è in grado di abbinare un servizio di condivisione delle risorse (il marketplace), dove beni e servizi vengono scambiati e remunerati tramite moneta virtuale (token); ogni transazione viene poi certificata dalla blockchain che funge da tecnologia abilitante dei servizi energetici, sociali e ambientali, una vera e propria sharing economy certificata dalla blockchain”. Con questa iniziativa ENEA mira a supportare la creazione di sistemi di cooperazione fortemente impegnati nella gestione, nell’uso consapevole e nel riuso delle risorse locali, per consentire la realizzazione di distretti in grado di ottimizzare l’uso dell’energia. La LTE punta a favorire la visione cooperativa e promuove un ruolo attivo e paritetico di tutti i membri di una comunità locale sulle tematiche ambientali e sociali, promuovendo un cambio di paradigma per la produzione e gestione dell’energia nelle comunità energetiche verso un modello smart che mette al centro le realtà locali e i cittadini. LEGGI TUTTO

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    USA, domande sussidio disoccupazione in calo a 227 mila unità e sotto attese

    (Teleborsa) – In leggero calo le richieste di sussidio alla disoccupazione negli USA. Nella settimana al 17 maggio, i “claims” sono risultati pari a 227 mila unità, in calo di 2 mila unità rispetto ai 229 mila della settimana precedente e inferiore ai 230 mila stimati dagli analisti. La media delle ultime quattro settimane – in base ai dati del Dipartimento del Lavoro americano – si è assestata a 231.500 unità, in aumento di 1.000 unità rispetto al dato della settimana precedente (230.500). La media a quattro settimane viene ritenuta un indicatore più accurato dello stato di salute del mercato del lavoro, in quanto appiana le forti oscillazioni osservate settimanalmente. Infine, nella settimana al 10 maggio, le richieste continuative di sussidio si sono attestate a 1.903.000, in aumento di 36.000 mila unità rispetto alle 1.867.000 unità della settimana precedente (dato rivisto da un preliminare di 1.881.000 mila). Gli analisti si aspettavano un valore pari a 1.890.000. LEGGI TUTTO

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    USA, indice CFNAI peggiora ad aprile a -0,25

    (Teleborsa) – Giungono segnali negativi per la crescita dell’attività economica americana. L’indice FED Chicago sull’attività nazionale (CFNAI) è scivolato in negativo a -0,25 punti ad aprile 2025 rispetto ai +0,03 punti di marzo (dato rivisto al rialzo da un preliminnare -0,03).La media mobile a tre mesi, sempre ad aprile, si conferma a -0,07 punti. L’indice CFNAI è una media pesata di ben 85 indicatori che riflettono lo stato di salute dell’attività economica nazionale. LEGGI TUTTO

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    Protesti, ISTAT: in calo numero e valore monetario

    (Teleborsa) – Nel 2023 i protesti iscritti nel Registro informatico dei protesti sono stati 225.024, di cui 200.764 cambiali (89,2%) e 24.260 assegni (10,8%). Il loro valore monetario complessivo supera i 239 milioni di euro:quasi 157 milioni riguardano le cambiali (65,5%) e circa 82 milioni gli assegni (34,5%). I soggetti protestati sono 61.845: 43.541 persone (70,4%) e 18.304 imprese (29,6%). Rispetto al 2022 i valori sono tutti in calo: -11,8% i protesti, -1,2% il valore monetario, -12,7% i soggetti protestati (persone -13,4%; imprese -11,0%). In media, nel 2023, sono 3,6 i protesti per soggetto protestato iscritti nel Registro, dato stabile rispetto al 2022. È quanto rileva l’Istat.Il calo dei protesti dipende da molti fattori. L’utilizzo dei titoli di credito come mezzi cambiari per il pagamento dilazionato di una certa somma di denaro, su base fiduciaria, ha subito sostanziali modifiche legate alla trasformazione dell’intero sistema creditizio. In particolare, tra le innovazioni informatiche nelle pratiche di pagamento di individui, famiglie e imprese, sono stati introdotti sistemi come le carte di pagamento: carte di credito, carte di debito, carte prepagate, carte a spendibilità limitata. In questo quadro, le cambiali emesse, calcolate sulla base delle marche da bollo rilasciate dall’Agenzia delle Entrate, sono in costante diminuzione. In particolare, tra il 2022 e il 2023 passano da 6.175.396 a 6.149.568 (-0,4%; -45,7% rispetto al 2013, quando erano 11.315.535). Diminuisce lievemente anche il loro tasso di utilizzo: 104 le cambiali emesse ogni 1.000 abitanti nel 2023 contro 105 del 2022 (-0,4%; -44,4% rispetto al 2013, quando erano 188 ogni 1.000 abitanti). Rispetto alla cambiale, l’uso dell’assegno è molto più diffuso, ma maggiormente in calo, sia nel breve che nel lungo periodo. Secondo quanto rilevato dalla Banca d’Italia, gli assegni emessi passano da 67.803.163 nel 2022 a 58.274.249 nel 2023 (-14,1%; -73,5% rispetto al 2013, quando erano 219.550.952). Anche il loro tasso di utilizzo è in calo: gli assegni emessi ogni 1.000 abitanti passano da 1.149 nel 2022 a 988 nel 2023 (-14,0% rispetto al 2022; -72,9% rispetto al 2013, quando erano 3.640). Nel 2023 sono protestate 32,6 cambiali ogni 1.000 emesse (nel 2022 erano 36,4). Il tasso di assegni protestati è di 0,4 ogni 1.000 emessi, come per l’anno precedente. Considerando un arco di tempo più lungo, sia il tasso di cambiali sia il tasso di assegni protestati sono più che dimezzati: nel 2013 erano rispettivamente 85,0 cambiali protestate ogni 1.000 emesse e 1,1 assegni protestati ogni 1.000 emessi. La riduzione della circolazione di cambiali e di assegni e del loro uso non è comunque sufficiente a spiegare la consistente diminuzione dei protesti. La flessione dei tassi di protesto delle cambiali è infatti più ampia della contrazione dei tassi di utilizzo delle cambiali stesse. Su questa dinamica ha inciso anche l’attività di pubblicità realizzata dal Registro informatico dei protesti (REPR) e, per gli assegni, anche l’esercizio di controllo da parte di altri organismi, come la Centrale di allarme interbancaria (CAI). L’attività di pubblicità e di vigilanza sui soggetti protestati, infatti, ha lo scopo di tutelare chiunque abbia rapporti economici con il protestato. Il nome del debitore iscritto nel REPR è pubblico ed è di semplice consultazione da parte di chiunque abbia a che fare con l’eventuale debitore. Inoltre tali servizi di vigilanza per gli assegni comportano effetti più restrittivi per i soggetti protestati in termini di accesso al credito e ai mezzi di finanziamento bancario, rispetto a quelli previsti dalla legislazione vigente in caso di pubblicità del protesto mediante il REPR. LEGGI TUTTO

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    Gruppo Nestlé in Italia: in sinergia con il Ssn investiti 70mila per la prevenzione oncologica

    (Teleborsa) – Quest’anno il Gruppo Nestlé in Italia ha investito 70mila euro per la prevenzione oncologica delle proprie persone, potenziando ulteriormente il suo impegno in questo campo e ponendosi in maniera complementare al Sistema Sanitario Nazionale. Nel corso di tutto il 2025, Nestlé offre ai propri dipendenti la possibilità di effettuare visite ed esami di screening oncologico su tutti i territori in cui il Gruppo opera nel nostro Paese (headquarter di Assago, stabilimenti produttivi e centri di distribuzione) durante l’orario di lavoro, senza quindi dover chiedere ore di permesso. Nello specifico, il programma di prevenzione oncologica – spiega Nestlé in una nota – si focalizza su due tipologie di neoplasie, la cui incidenza è in continuo aumento e l’età media sempre più bassa, come i tumori della pelle (in primis il melanoma cutaneo) e il tumore al seno. Grazie al supporto del personale medico di partner specializzati, le persone Nestlé potranno, con un contributo di 20 euro, eseguire una visita dermatologica con dermatoscopia e, per le donne, una visita senologica con ecografia mammaria direttamente nel luogo di lavoro. Il Gruppo Nestlé in Italia ha introdotto già da diversi anni programmi di screening oncologico rivolti alle sue persone. Lo scorso anno sono state effettuate quasi 900 visite e per il 2025 l’obiettivo è di mettere a disposizione più di 1.000 slot. Nestlé è convinta che le aziende rivestano un ruolo cruciale nella promozione del benessere e della salute dei propri collaboratori. Per questo, in affiancamento alla campagna di screening, il Gruppo sta lavorando da anni per aumentare la consapevolezza delle proprie persone sulla rilevanza della prevenzione oncologica e per incentivare la partecipazione ai programmi di screening del Sistema Sanitario Nazionale. Quest’anno Nestlé collabora, tra gli altri, con la Fondazione Umberto Veronesi per sensibilizzare le proprie persone sull’importanza di uno stile di vita sano per la prevenzione del carcinoma del colon retto, nonché su come riconoscere i campanelli d’allarme e su quali siano gli esami da effettuare per una diagnosi precoce.”La prevenzione svolge un ruolo fondamentale nella lotta ai tumori e, indubbiamente, è più semplice farla al lavoro. Nella consapevolezza che ogni controllo possa fare davvero la differenza, abbiamo scelto di rafforzare ancora di più il nostro programma di screening oncologico, affiancandoci al Sistema Sanitario Nazionale. Queste misure non solo mirano a prevenire malattie, ma anche a supportare le nostre persone nel prendersi cura della propria salute in modo proattivo” ha dichiarato Ramona Politanò, Employee Health Manager del Gruppo Nestlé in Italia.”Il programma di screening oncologico di Nestlé si inserisce in un piano più ampio per la salute e il benessere delle persone che si focalizza anche sulla salute mentale, sull’educazione alimentare per far comprendere i principi di una sana nutrizione e sul servizio di telemedicina, lanciato nel 2024, finalizzato alla risoluzione da remoto di piccole problematiche di salute non urgenti. Siamo orgogliosi di questo importante investimento e l’obiettivo per i prossimi anni è di continuare lungo questo percorso, per le nostre persone, le loro famiglie e le comunità” ha commentato Ruben Campagner, Head of Employee Relations del Gruppo Nestlé in Italia. LEGGI TUTTO

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    Scuola, Istat: ancora oltre un terzo 25-64enni senza diploma

    (Teleborsa) – Nel 2023, solo il 65,5 per cento dei 25-64enni possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 79,8 per cento della media UE27. Il divario è ancora più ampio sul fronte dei laureati: appena il 21,6 per cento in Italia, a fronte del 35,1 per cento nella media europea e quote doppie in Francia e Spagna. Il ritardo riguarda anche le generazioni più giovani, in particolare per l’istruzione terziaria: tra i 25-34enni, il 31,6 per cento ha un titolo terziario nel 2024, un dato in crescita ma ancora lontano dall’obiettivo europeo del 45 per cento entro il 2030. È quanto evidenzia l’Istat nel Rapporto annuale 2025 presentato oggi. L’abbandono scolastico precoce, seppur in calo, – rileva l’Istat – rimane una criticità. Nel 2024, il 9,8 per cento dei giovani tra 18 e 24 anni lascia il sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un titolo secondario superiore. Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (12,2 per cento), nel Mezzogiorno (12,4 per cento) e tra i giovani con cittadinanza straniera (24,3 per cento).Le competenze digitali restano insufficienti per raggiungere gli obiettivi europei. Nel 2023 solo il 45,8 per cento degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno di base, contro una media UE27 del 55,5 per cento e obiettivi europei che puntano all’80 per cento entro il 2030. Persistono forti divari territoriali, generazionali e di istruzione. Nel Mezzogiorno la quota di cittadini con competenze digitali almeno di base è pari al 36,1 per cento, contro il 50 per cento circa nel Centro-nord. Il divario tra giovani (16-24 anni) e adulti (45-54 anni) è di 10 punti percentuali a sfavore dei secondi. Le differenze legate all’età si attenuano tra i più istruiti. Le donne risultano svantaggiate solo nelle fasce d’età oltre i 45 anni.Nell’anno scolastico 2023/2024 il numero di alunni con disabilità ha superato 360mila unità, con un incremento, in 10 anni, di quasi il 60 per cento. Il numero di docenti impegnati in attività di sostegno,aumentato in proporzione alla crescita degli alunni con disabilità, conta 246mila unità. Permangono, tuttavia, alcune criticità, tra cui, in particolare, la carenza di formazione: oltre 66mila insegnanti per il sostegno, il 26,9 per cento del totale, sono privi della relativa specializzazione. LEGGI TUTTO

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    UE, proposte nuove semplificazioni: risparmi per 400 milioni l’anno per le imprese

    (Teleborsa) – La Commissione europea propone di ridurre di 400 milioni di euro i costi amministrativi annui per le imprese, in aggiunta agli 8 miliardi di euro già previsti attraverso precedenti sforzi di semplificazione. Con una nuova categoria di small-mid cap, le misure alleggeriranno gli obblighi di conformità e libereranno quindi risorse per la crescita e gli investimenti in tutto il mercato unico. Le misure incentivano le PMI a espandersi, a digitalizzare i processi normativi, a ridurre la burocrazia e sostengono l’obiettivo della Commissione di ridurre i costi amministrativi complessivamente del 25 % e del 35 % per le PMI entro la fine di questo mandato.Sbloccare il supporto mirato per le piccole imprese a media capitalizzazioneQuando le PMI superano i 250 dipendenti, diventano grandi imprese in base alle norme vigenti e devono far fronte a un forte aumento degli obblighi di conformità. Questo “taglio” può scoraggiare la crescita e limitare la competitività. La Commissione europea sta pertanto individuando una nuova categoria di imprese, le piccole imprese a media capitalizzazione (PMI), ossia le imprese con meno di 750 dipendenti; e fino a 150 milioni di euro di fatturato o fino a 129 milioni di euro di attività totali. Queste piccole imprese a media capitalizzazione – quasi 38.000 imprese nell’UE – accederanno per la prima volta a determinati vantaggi esistenti per le PMI, come deroghe specifiche ai sensi del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) o norme semplificate, come le norme sul prospetto che rendono la quotazione delle società di gestione del rischio in borsa più semplice e meno costosa.Esenzione dalla registrazione dei gas fluorurati ad effetto serraCirca 10 000 imprese, solo nel 2026, non dovranno più registrarsi nel portale UE dei gas fluorurati in base alle modifiche proposte. Attualmente, tutti gli importatori e gli esportatori di prodotti contenenti gas fluorurati (gas fluorurati) devono registrarsi. Circa 2.000 nuove aziende richiedono la registrazione ogni mese, molte delle quali sono piccole concessionarie di auto che importano o esportano alcune auto usate con un gas fluorurato nel sistema di condizionamento dell’aria. La modifica proposta ridurrà l’onere di conformità per le imprese più piccole che gestiscono volumi commerciali limitati, mantenendo nel contempo gli obiettivi climatici del regolamento.Registrazione basata sul rischioLa proposta odierna semplifica l’obbligo di tenuta dei registri previsto dal regolamento generale sulla protezione dei dati, tenendo conto delle esigenze e delle sfide specifiche delle piccole e medie imprese e delle organizzazioni, garantendo nel contempo la tutela dei diritti delle persone fisiche. La proposta esenta le piccole e medie imprese e le organizzazioni con meno di 750 dipendenti, oltre alle PMI.Le PMI, le piccole e medie imprese e le organizzazioni con meno di 750 dipendenti saranno tenute a tenere registri solo quando il trattamento dei dati personali è “ad alto rischio” ai sensi del GDPR. Concentrando i requisiti di conservazione dei dati su attività ad alto rischio, le organizzazioni possono dedicare le proprie risorse alle aree in cui la protezione dei dati è più critica, pur mantenendo elevati standard di protezione dei dati.Dalla carta al digitaleLa proposta accelererà la transizione digitale, eliminando gli onerosi requisiti cartacei nella legislazione sui prodotti. Le attuali norme dell’UE impongono ancora alle imprese di fornire dichiarazioni di conformità su supporto cartaceo, istruzioni per l’uso e altro ancora. Digitalizzando questi requisiti, le imprese possono presentare e distribuire più facilmente le informazioni e le autorità nazionali possono verificare la conformità in modo più efficiente.Certezza del diritto attraverso specifiche comuniLe imprese, comprese le PMI e le piccole e medie imprese, avranno un percorso chiaro per dimostrare che i loro prodotti soddisfano i requisiti dell’UE, anche quando non sono disponibili norme armonizzate a livello dell’UE. Ciò offrirà loro maggiore certezza giuridica, ridurrà i costi e aumenterà la competitività.Facilitare l’introduzione graduale degli obblighi di dovuta diligenza per le batteriePer aiutare l’industria delle batterie ad affrontare le sfide dell’approvvigionamento di materie prime in tempi incerti, la Commissione concede alle imprese più tempo per prepararsi alle nuove norme in materia di dovere di diligenza. Il termine per conformarsi a tali norme sarà posticipato di due anni, dal 2025 al 2027. Ciò offre anche più tempo per l’istituzione di organismi di verifica terzi.Inoltre, gli orientamenti in materia di dovuta diligenza saranno pubblicati un anno prima dell’entrata in vigore degli obblighi. Ciò fornirà orientamenti tempestivi alle imprese e contribuirà a garantire un’attuazione più agevole delle nuove norme.ContestoLa presente proposta è il quarto pacchetto semplificativo omnibus presentato dalla Commissione europea nell’ambito di questo mandato, in uno sforzo risoluto in tutta l’istituzione per ridurre la burocrazia superflua e creare un contesto normativo che stimoli l’innovazione, la crescita, l’occupazione di qualità e gli investimenti.Omnibus I e II ha razionalizzato le norme in materia di informativa sulla sostenibilità e le norme sul dovere di diligenza e gli investimenti dell’UE, fornendo circa 6,3 miliardi di eurodi sgravi amministrativi annuali. Omnibus III, presentato la scorsa settimana, si è concentrato sulla semplificazione della politica agricola comune, risparmiando fino a 1,58 miliardi di euro all’anno per gli agricoltori e 210 milioni di euro per le amministrazioni nazionali.Il prossimo pacchetto Omnibus, provvisoriamente previsto per giugno 2025, si concentrerà sulla difesa e mirerà a contribuire al conseguimento degli obiettivi di investimento stabiliti nel Libro bianco e a consentire alle imprese innovative di prosperare.Seguiranno un Omnibus per l’industria chimica e un pacchetto digitale. Questo cambiamento nella cultura normativa e societaria coinvolge l’intera Commissione europea. Ogni servizio della Commissione e membro del collegio ha il compito di realizzare questo sforzo di razionalizzazione, ridurre gli oneri amministrativi e allineare le norme alle realtà sul campo. LEGGI TUTTO