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    Immobiliare USA, NAHB: cala a sorpresa la fiducia dei costruttori a giugno

    (Teleborsa) – Cala la fiducia del settore immobiliare USA, sintetizzata dall’indice NAHB. A giugno, il dato si è attestato a 32 punti, rispetto ai 34 punti del mese precedente. Il dato è anche peggiore delle attese del consensus che stimavano una crescita fino a 36 punti.Per quanto riguarda le singole componenti dell’indice, quello sulle vendite attuali è sceso di 2 punti a quota 35, quello relativo alle vendite dei prossimi sei mesi è calato di 2 a 40 punti, mentre quello rappresentativo del traffico dei possibili acquirenti è sceso di 2 a quota 21 punti.L’indicatore, elaborato dalla National Association of Home Builders (NAHB), rappresenta un quadro sintetico delle aspettative di vendita dei costruttori nel presente e nell’arco dei prossimi sei mesi: una lettura inferiore a 50 mostra una prevalenza di giudizi negativi, mentre un livello superiore indica maggiore ottimismo. “L’aumento dei livelli di scorte e i potenziali acquirenti di case in attesa di un miglioramento delle condizioni di accessibilità economica stanno determinando un indebolimento della crescita dei prezzi nella maggior parte dei mercati e generando cali dei prezzi per le rivendite in un numero crescente di mercati”, ha affermato Robert Dietz, capo economista della NAHB, che aggiunge: “Date le attuali condizioni di mercato, la NAHB prevede un calo degli inizi di costruzione di case unifamiliari entro il 2025”. LEGGI TUTTO

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    Transizione 4.0: al via le prenotazioni sul sito Gse

    (Teleborsa) – A partire dalle 14 di oggi le imprese – secondo quanto prevede il decreto direttoriale di apertura della piattaforma informatica 4.0 pubblicato ieri – possono presentare il modello di comunicazione per l’accesso al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali 4.0 effettuati dal primo gennaio al 31 dicembre 2025, ovvero fino al 30 giugno 2026 a condizione che entro il 31 dicembre 2025 sia stato versato un acconto pari ad almeno il 20% dell’investimento, nel limite di spesa complessivo di 2,2 miliardi di euro. Le comunicazioni – fa sapere il Mimit in una nota – possono essere presentate esclusivamente tramite il sistema telematico per la gestione della misura disponibile nell’apposita sezione “Transizione 4.0” del sito internet del GSE (Piattaforma GSE), accessibile tramite SPID, utilizzando l’apposito modello. Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali ha l’obiettivo di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.Il processo di prenotazione avviene in tre fasi. Comunicazione preventiva: le imprese devono trasmettere una comunicazione preventiva entro il 31 gennaio 2026, indicando gli investimenti previsti e il relativo credito d’imposta. L’ordine cronologico di invio determina la priorità nella prenotazione delle risorse. Conferma dell’acconto: entro 30 giorni dalla comunicazione preventiva, l’impresa deve inviare una seconda comunicazione attestante il pagamento di almeno il 20% del costo dell’investimento. Comunicazione di completamento: al termine degli investimenti, l’impresa deve trasmettere una comunicazione di completamento entro il 31 gennaio 2026 per gli investimenti ultimati entro il 31 dicembre 2025, ovvero entro il 31 luglio 2026 per gli investimenti completati entro il 30 giugno 2026.In caso di esaurimento delle risorse, – fa sapere il Mimit – le comunicazioni saranno comunque acquisite e le imprese potranno accedere al beneficio in caso di nuova disponibilità di fondi, sempre rispettando l’ordine cronologico di invio delle comunicazioni preventive.Per le imprese che hanno già comunicato investimenti, sia in via preventiva e sia di completamento, tramite il modello previsto dal decreto del 24 aprile 2024, con data di ultimazione successiva al 31 dicembre 2024, il decreto direttoriale di apertura della piattaforma informatica 4.0 pubblicato il 16 giugno 2025 prevede un percorso specifico. Mantenimento dell’ordine cronologico: ai fini della prenotazione delle risorse, rileva l’ordine cronologico di invio della comunicazione preventiva già trasmessa, a condizione che entro 30 giorni a partire dal 17 giugno 2025 le imprese trasmettano il nuovo modello di comunicazione in via preventiva; comunicazioni successive: le imprese devono adempiere agli obblighi di conferma dell’acconto (entro 30 giorni dalla comunicazione preventiva) e di completamento degli investimenti entro i tempi previsti. Conseguenze del mancato adeguamento: le imprese che non si adeguano entro il termine di 30 giorni devono ripresentare il modello di comunicazione secondo le nuove disposizioni, perdendo dunque la priorità relativa alla comunicazione preventiva trasmessa secondo le disposizioni previste dal decreto del 24 aprile 2024.Monitoraggio e fruizioneIl Ministero invia, entro il quinto giorno lavorativo di ciascun mese, l’elenco delle imprese relativo al mese precedente, secondol’ordine cronologico di ricevimento delle comunicazioni preventive, con l’ammontare del relativo credito d’imposta utilizzabile in compensazione, sulla base delle sole comunicazioni di completamento. Il credito d’imposta sarà utilizzabile in compensazione a partire dal decimo giorno del mese successivo a quello della trasmissione dei dati dal Ministero all’Agenzia delle Entrate.Investimenti esclusi dalla prenotazionePer gli investimenti completati nel 2024 e per gli investimenti completati nel 2025 e per i quali al 31 dicembre 2024 risulta verificata l’accettazione dell’ordine da parte del venditore con il relativo pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto direttoriale 24 aprile 2024. In particolare, il modello va inviato:sia in via preventiva che in via consuntiva, per gli investimenti effettuati a partire dal 30 marzo 2024; esclusivamente in via consuntiva, per gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati dal primo gennaio 2023 al 29 marzo 2024.A chi si rivolgeIl credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali 4.0 si rivolge a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla natura giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione, dal regime contabile e dal sistema di determinazione del reddito ai fini fiscali. Il credito d’imposta per gli investimenti in altri beni strumentali materiali tradizionali è riconosciuto anche agli esercenti arti e professioni, ai soggetti aderenti al regime forfetario, alle imprese agricole e alle imprese marittime. Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale. Sono inoltre escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.La fruizione del beneficio spettante è subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. LEGGI TUTTO

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    USA, scorte industria invariate ad aprile

    (Teleborsa) – Frenano ad aprile le scorte e vendite dell’industria. Secondo quanto comunicato dal Bureau of Census statunitense, si è registrato per le scorte una variazione nulla a 2.656,5 miliardi di dollari, in linea con le stime di consensus e contro il +0,1% registrato il mese precedente. Su base annua si è registrato un incremento del 2,2%. Variazione nulla, nello stesso periodo, anche per le vendite che si sono attestate a 1.922,8 miliardi di dollari.Su anno si registra un aumento del 3,8%. La ratio scorte/vendite si è attestata all’1,38. Ad aprile 2024 era pari all’1,40. LEGGI TUTTO

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    USA, produzione industriale maggio cala oltre attese

    (Teleborsa) – Frena più delle attese la produzione industriale negli Stati Uniti nel mese di maggio. Secondo i dati pubblicati dalla Federal Reserve, si è registrata una variazione negativa dello 0,2% su base mensile, dopo il +0,1% del mese precedente, sotto le attese degli analisti (0%). Su base annua si registra una salita dello 0,6%, dopo il +1,4% del mese precedente.La produzione manifatturiera registra un aumento dello 0,1% su mese, come atteso dal consensus, che si confronta con il -0,5% di aprile (dato rivisto da un preliminare -0,4%).Nello stesso periodo la capacità di utilizzo relativa a tutti i settori industriali è scesa al 77,4%, risultando inferiore alle stime degli analisti (77,7%), rispetto al 77,7% del mese precedente. LEGGI TUTTO

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    USA, frenano a maggio i prezzi import/export

    (Teleborsa) – Risultano in frenata i prezzi import-export statunitensi, nel mese di maggio. Secondo quanto rilevato dal Bureau of Labour Statistics americano, i prezzi import hanno segnato una variazione nulla rispetto al +0,1% di aprile e contro il -0,2% indicato dal consensus.Su base annua, i prezzi import registrano una salita pari a +0,2%. Al netto delle importazioni di petrolio i prezzi hanno registrato una variazione pari a +0,3% su mese e +1,7% su anno.I prezzi export hanno riportato un -0,9% dal +0,1% del mese precedente e contro il +0,2% del consensus.Su anno il dato evidenzia un incremento dell’1,7%. Al netto dei prodotti agricoli i prezzi alle esportazioni registrano un -1% su mese e +1,7% su anno. LEGGI TUTTO

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    USA, vendite al dettaglio calano oltre attese a maggio

    (Teleborsa) – Frenano più delle attese le vendite al dettaglio negli Stati Uniti. Nel mese di maggio, si è registrata una variazione negativa dello 0,9% su base mensile a 715,4 miliardi di dollari, dopo il -0,1% del mese precedente (rivisto da +0,1%). Il dato comunicato dall’US Census Bureau è peggiore delle attese degli analisti che avevano stimato un calo dello 0,5%.Su base annua si è registrato un aumento del 3,3% dopo il +5% del mese precedente.Il dato “core”, ossia le vendite al dettaglio escluse le auto, registra un +0,1% su base mensile, come nel mese precedente.(Foto: Dimitris Vetsikas / Pixabay) LEGGI TUTTO

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    BCE, la ricetta di Lagarde per l’Euro: è il momento di aumentare il suo posizionamento globale

    (Teleborsa) – La presidente della BCE, ChristineLagarde, ha dichiarato che “questo è il momento globale dell’euro”. In un editoriale sul Financial Times, Lagarde ha illustrato la tesi secondo la quale i rimescolamenti degli equilibri globali innescati dai cambiamenti geopolitici e dai dazi dell’amministrazione Trump hanno messo in discussione alcuni cardini dei passati decenni, tra cui “anche il ruolo dominante del dollaro statunitense”. Una situazione che crea un’opportunità di aumentare il posizionamento globale dell’euro, cosa che “porterebbe benefici tangibili – ha spiegato –: costi di finanziamento più bassi, minore esposizione alle fluttuazioni valutarie e isolamento da sanzioni e misure coercitive”. “Affinché l’euro possa raggiungere il suo pieno potenziale, l’Europa deve rafforzare tre pilastri fondamentali: credibilità geopolitica, resilienza economica e integrità giuridica e istituzionale”, ha però evidenziato la presidente della Banca Centrale Europea.Per fare ciò bisogna affrontare le sfide strutturali, come la crescita economica che procede a rilento, ma anche la frammentazione dei mercati dei capitali in Europa, così come “l’offerta di titoli sicuri di alta qualità”, un punto in cui, secondo Lagarde, l’Unione è in ritardo. “Dobbiamo agire risolutamente per assumere maggior controllo in Europa del nostro destino”, ha sottolineato.Lagarde ha ricordato che “la posizione globale dell’euro si basa sul ruolo dell’Europa nel commercio. L’UE è il principale operatore commerciale al mondo: è il partner principale di 72 paesi, che rappresentano quasi il 40% del PIL globale. Ciò si riflette nella quota dell’euro come valuta di fatturazione, che si attesta intorno al 40%. L’UE deve sfruttare questa posizione a proprio vantaggio stipulando nuovi accordi commerciali”.”La fiducia degli investitori in una valuta è in ultima analisi legata alla solidità delle istituzioni che la sostengono – ha proseguito –. Certo, l’UE non è facile da comprendere dall’esterno. Ma il suo processo decisionale strutturato e inclusivo garantisce pesi e contrappesi, stabilità e certezza politica. Il rispetto dello Stato di diritto e l’indipendenza di istituzioni chiave, come la BCE, sono vantaggi comparativi cruciali che l’UE dovrebbe sfruttare”. “Per rafforzare ulteriormente questi vantaggi, dobbiamo riformare la struttura istituzionale dell’Europa – ha suggerito la presidente della BCE –. Non si può più permettere che un singolo veto ostacoli gli interessi collettivi degli altri 26 Stati membri. Un maggior numero di votazioni a maggioranza qualificata in settori critici consentirebbe all’Europa di parlare con una sola voce”. LEGGI TUTTO

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    Agricoltura, Istat: aggiornamento per paniere

    (Teleborsa) – L’Istat, con gli indici relativi all’anno 2024, avvia la diffusione delle serie degli indici mensili e annuali nella nuova base 2020=100 dei prezzi dei prodotti acquistati e venduti dagli agricoltori. In occasione dell’aggiornamento della base degli indici, ogni cinque anni l’Istat rivede e aggiorna il paniere di riferimento della rilevazione, le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono al calcolo degli indici dei prezzi dei prodotti agricoli. Per il ribasamento 2020, il paniere nazionale utilizzato per la costruzione della serie degli indici mantiene i 109 prodotti elementari venduti dagli agricoltori e i 146 prodotti acquistati dagli agricoltori già inseriti nel paniere in base 2015. Sono stati invece aggiornati sia i panieri provinciali sia le strutture di ponderazione.Le Camere di commercio (CCIAA) che partecipano all’indagine sono 54 e rappresentano 78 province (come nella precedente base 2015), garantendo una copertura territoriale del 75,3% in termini di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Le quotazioni di prezzo che entrano nel calcolo degli indici dei prodotti agricoli sono oltre 6.700 ogni mese. Confrontando, per gli anni di sovrapposizione (2021-2023), le serie di indicatori in base 2020 con quella in base 2015, – fa sapere l’Istat in una nota – come per i prodotti venduti vi sia una quasi completa sovrapposizione dei rispettivi profili tendenziali, con differenze che non vanno oltre 1,5 punti percentuali. Nel caso dei prodotti acquistati, gli indici nella nuova base mostrano una dinamica lievemente più accelerata fino al 2023 e più moderata sul finire dello stesso anno.L’Istat, con gli indici relativi all’anno 2024, avvia la diffusione delle serie degli indici mensili e annuali nella nuova base 2020=100 dei prezzi dei prodotti acquistati e venduti dagli agricoltori. In occasione dell’aggiornamento della base degli indici, ogni cinque anni l’Istat rivede e aggiorna il paniere di riferimento della rilevazione, le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono al calcolo degli indici dei prezzi dei prodotti agricoli. Per il ribasamento 2020, il paniere nazionale utilizzato per la costruzione della serie degli indici mantiene i 109 prodotti elementari venduti dagli agricoltori e i 146 prodotti acquistati dagli agricoltori già inseriti nel paniere in base 2015. Sono stati invece aggiornati sia i panieri provinciali sia le strutture di ponderazione. Le Camere di commercio (CCIAA) che partecipano all’indagine sono 54 e rappresentano 78 province (come nella precedente base 2015), garantendo una copertura territoriale del 75,3% in termini di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Le quotazioni di prezzo che entrano nel calcolo degli indici dei prodotti agricoli sono oltre 6.700 ogni mese.Quotazioni di prezzo Dei 109 prodotti utilizzati per calcolare gli indici dei prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori, 107 sono oggetto di rilevazione sul territorio attraverso le Camere di commercio, che si occupano anche della rilevazione delle quotazioni per 115 dei 146 prodotti acquistati dagli agricoltori. I prezzi dei prodotti non rilevati dalle Camere di commercio sono acquisiti direttamente dall’Istat. Nel complesso sono 6.735 le quotazioni di prezzo utilizzate ogni mese per stimare gli indici dei prodotti agricoli, di cui 3.578 servono per la stima degli indici dei prodotti acquistati e 3.157 per quelli dei prodotti venduti. Le regioni che partecipano all’indagine e che rappresentano almeno il 10% delle quotazioni complessive sono l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia e il Piemonte. Le prime due contribuiscono rispettivamente con il 13,69% e l’11,66% delle quotazioni, mentre il Piemonte e la Lombardia con il 10% delle quotazioni.La struttura di ponderazioneAnalizzando in dettaglio le caratteristiche delle nuove strutture di ponderazione, si evidenzia che per gli indici dei prodotti venduti dagli agricoltori, i gruppi di spesa che mostrano un peso relativo superiore al 10% sono nell’ordine: Animali, Ortaggi e piante, Vino, Prodotti da animali e Frutta. L’aumento più elevato in termini di peso rispetto alla base 2015 è quello registrato dalla divisione Prodotti vegetali esclusi frutta e ortaggi (+7,54 p.p.), dovuto principalmente all’aumento del peso del Vino (+13,73, p.p.) e, in misura minore, a quello delle Piante industriali (+0,07 p.p.); diminuisce invece il peso dei Cereali (-2,54 p.p.) e della Frutta (-2,53 p.p.). Si riduce inoltre il peso della divisione Animali e prodotti da animali (-6,38 p.p.). Per i prodotti acquistati dagli agricoltori, aumenta il peso dei consumi intermedi (+2,61 p.p.) e si riduce quellodegli Investimenti (-2,61 p.p.). L’incremento del peso dei consumi intermedi è dovuto principalmente a Mangimi (+7,40 p.p.) e a Energia e Lubrificanti (+1,94 p.p.). Per gli Investimenti il calo è dovuto alla diminuzione del peso dei Beni Strumentali (-2,92 p.p.).La base territoriale e il grado di copertura dell’indagine Con la base 2020 la copertura complessiva dell’indice, misurata in termini di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), è rimasta pressoché invariata rispetto alla precedente base, risultando pari al 75,3%. La copertura è totale in sette regioni (Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise), mentre resta parziale nelle altre, in particolare nelle Marche (55,8 %), in Sicilia (47,4 %) e in Sardegna (49,2%). La Basilicata non partecipa all’indagine, mentre la Valle d’Aosta è stata esclusa dal campione.Le serie degli indici nella base 2020=100 Con riferimento al periodo 2006-2024, le variazioni tendenziali degli indici dei prodotti venduti e degli indici dei prodotti acquistati dagli agricoltori mostrano un profilo simile, anche se, a periodi alterni, le une si mantengono al di sopra delle altre. In effetti, il differenziale calcolato sui rispettivi tassi di crescita oscilla attorno allo zero, toccando il punto di minimo (-4,1 p.p.) nel 2022 e quello di massimo (6,7 p.p.) nel 2024. Focalizzando l’attenzione sull’ultimo periodo, la dinamica tendenziale dei due indici è concorde fino al 2022, sebbene sia lievemente più moderata per gli indici dei prezzi dei prodotti venduti. Dal 2023 la variazione dei due indici è invece di segno opposto: i prezzi dei prodotti venduti aumentano su base tendenziale dell’1,9%nel 2023 e dell’1,1% nel 2024, mentre quelli dei prodotti acquistati diminuiscono dell’1,9% nel primo anno e del 4,5% nel secondo. In particolare, considerando il quadriennio 2021-2024, i prezzi dei prodotti acquistati evidenziano una crescita del +9,0% nel 2021 e del +24,1% nel 2022 e un calo dell’1,9% nel 2023 e del 4,5% nel 2024.Questa dinamica appare in larga parte condizionata, sia direttamente sia indirettamente, dai prodotti energetici per gli effetti che questi esercitano su altri gruppi di prodotto quali i Concimi e Ammendanti e i Mangimi. Dall’analisi dei contributi di ciascun gruppo di prodotto alla dinamica dell’indice aggregato,emerge come la crescita del 9,0% registrata nel 2021 è spiegata in primis dal gruppo Mangimi (4,4 p.p.),seguito da Energia e lubrificanti (1,8 p.p.) e infine da Concimi e Ammendanti (1,1 p.p.). Nel 2022, il sostegno maggiore alla crescita dell’indice dei prodotti acquistati (24,1%) si deve a Energia e lubrificanti (8,5 p.p.), a Mangimi (7,3 p.p.) e a Concimi e Ammendanti (4,0 p.p.). Alla fase di flessione degli anni 2023 e 2024 (rispettivamente -1,9% e -4,5%) contribuiscono in misura più elevata i Mangimi (-1,7 p.p. nel 2023 e -2,3 p.p. nel 2024), l’Energia e lubrificanti (-1,4 p.p. e -2,2 p.p.) e i Concimi e Ammendanti (-1,3 p.p. e -1 p.p.). Da segnalare, tra i Beni di investimento, i Beni strumentali, i cui prezzi mostrano un andamento positivo nell’intero quadriennio fornendo un contributo alla variazione dell’indice pari a 1,4 p.p. nel 2022, 1,2 p.p. nel 2023 e 0,4 p.p. nel 2024.Anche per gli indici dei prezzi dei prodotti venduti si registra una marcata accelerazione nel biennio 2021-2022 (rispettivamente +7,9% e +20,0%), seguita da una fase di brusco rallentamento (+1,9% nel 2023 e +1,1% nel 2024).I due principali raggruppamenti merceologici, Prodotti vegetali e Animali e prodotti da animali, evidenziano andamenti analoghi nei primi due anni del periodo in esame, facendo registrare una crescita rispettivamente di +9,6 % e +4,5% nel 2021 e di +18,2% e +23,9% nel 2022. Negli ultimi due anni gli andamenti dei due raggruppamenti invece si discostano: da un lato, i Prodotti vegetali nel 2023 diminuiscono sensibilmente (-0,7%) per poi crescere di nuovo (+1,4%), dall’altro lato, il gruppo Animali e prodotti da animali prima mostra un andamento in crescita (+6,9%) e poi di sostanziale stabilità (+0,7%). In particolare, tra i Prodotti vegetali che maggiormente contribuiscono alle variazioni positive dell’indice generale nel 2021 ci sono Cereali (+2,8 p.p.) e Frutta (+1,2 p.p.); nel 2022 sono ancora i Cereali a dare il contributo maggiore alla variazione dell’indice generale (con +4,5 p.p.), seguiti da Ortaggi e piante (con +3,4 p.p.); nel 2023 il sostegno maggiore si deve invece al gruppo Frutta (+1,2 p.p.), mentre i Cereali evidenziano un contributo negativo (-2,8 p.p.). Infine, nel 2024 i contributi più elevati sono quelli diVino (+1,2 p.p.), Ortaggi e piante (+1,2 p.p.) e Olio d’oliva (+1,1 p.p.). Per i prodotti del gruppo Animali e prodotti Animali, negli anni 2021-2023, il sostegno maggiore alla variazione dell’indice è dato dal sottogruppo Animali, mentre nel 2024 il sostegno maggiore alla variazione complessiva dell’indice (+1,1%) deriva dai Prodotti da animali (+0,6 p.p.). LEGGI TUTTO