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    Antitrust, sanzioni da 32 milioni di euro a Novamont e controllante Eni per abuso posizione dominante

    (Teleborsa) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato a Novamont una sanzione di 30.359.000 euro e un’altra di 1.701.052,08 euro – in solido con la controllante ENI – per abuso di posizione dominante almeno dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2023.Novamont opera nei mercati nazionali delle materie prime bioplastiche (cosiddette bio-compound) per la produzione di shopper (es. sacchetti spesa) e di sacchetti ultraleggeri (es. ortofrutta). L’Autorità ha accertato che Novamont ha sviluppato un prodotto a norma (denominato Mater-Bi) acquisendo una posizione dominante nel mercato nazionale della produzione di bioplastiche per shopper e per sacchetti ultraleggeri, con una quota sempre superiore al 50% nel primo caso e al 70% nel secondo caso.In questi mercati, Novamont ha creato un doppio sistema di accordi con clausole di approvvigionamento esclusivo a due livelli della filiera: con i trasformatori: clienti diretti che comprano bio-compound per produrre shopper e sacchetti ultra-leggeri, vincolati a rifornirsi esclusivamente di Mater-Bi, precludendo ai concorrenti l’accesso al mercato (questi trasformatori rappresentano, in media, circa il 52% della domanda nazionale di bio-compound per shopper e il 70% di quella per sacchetti ultra-leggeri); con la grande distribuzione organizzata: cliente dei trasformatori in quanto principale acquirente dei sacchetti in questione, vincolata a comprare solo prodotti realizzati con il materiale Mater-Bi dai trasformatori partner di Novamont. Le catene della grande distribuzione contrattualizzate da Novamont hanno rappresentato nel periodo di riferimento fino al 44% della domanda di shopper e sacchetti ultra-leggeri espressa dalla GDO e una quota essenziale di fatturato (sino al 51%) dei trasformatori partner di Novamont.Questo sistema ha “determinato una politica abusiva escludente per i concorrenti di Novamont” – si legge in una nota – attraverso un meccanismo circolare tra i due gruppi di operatori che provoca questi effetti: finché i principali operatori della GDO si vincolano a rifornirsi solo da trasformatori partner di Novamont di sacchetti realizzati in Mater-Bi, i trasformatori stessi sono incentivati ad accettare le clausole di approvvigionamento esclusivo richieste da Novamont; finché la maggioranza dei trasformatori che serve la grande distribuzione organizzata è legata a Novamont da un’esclusiva, la GDO ha convenienza a stipulare con Novamont contratti che prevedono vincoli di esclusiva remunerati e/o meccanismi incentivanti.Gli effetti che derivano dal sistema escludente attuato da Novamont “hanno precluso lo sviluppo di una sana concorrenza nei mercati nazionali della produzione e vendita di bio-compound a norma per shopper e sacchetti ultra-leggeri, perché di fatto hanno impedito ai concorrenti di Novamont di trovare sbocchi effettivi per i loro prodotti e di operare efficacemente in tali mercati”, spiega l’AGCM.”L’ostacolo al pieno sviluppo di prodotti alternativi al Mater-Bi non ha solo un impatto anticoncorrenziale, ma anche un risvolto di tipo ambientale: un processo competitivo aperto nel settore delle bioplastiche è imprescindibile per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale perseguiti dal legislatore europeo e nazionale – viene spiegato – Una sana concorrenza potrebbe far emergere bioplastiche alternative e più efficienti e favorire anche lo sviluppo di prodotti eco-compatibili più economici o di miglior qualità”. LEGGI TUTTO

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    Fondi pensione: 10 milioni di iscritti e 243,4 miliardi di risorse

    (Teleborsa) – Le risorse di fondi pensione e casse di previdenza alla fine del 2024, sono rispettivamente pari a circa 243,4 miliardi di euro e 124,7 miliardi di euro. È quanto emerge dalla Relazione Annuale sull’attività svolta dalla COVIP nel 2024, presentata oggi dal presidente COVIP Mario Pepe a Roma, alla Sala della Regina della Camera dei Deputati. FONDI PENSIONEAlla fine del 2024, le forme pensionistiche operanti in Italia sono 291: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 69 piani individuali pensionistici (PIP) e 151 fondi pensione preesistenti. Il numero continua a diminuire, rispetto al 1999 si è più che dimezzato, soprattutto per la riduzione dei fondi preesistenti, scesi da 618 a 151 unità. Il sistema della previdenza complementare continua a consolidarsi: la dimensione media dei fondi aumenta oltre la crescita generata dall’afflusso di iscritti e contributi.Gli iscritti e loro caratteristiche sociodemograficheA fine 2024, gli iscritti alla previdenza complementare sfiorano i 10 milioni (+4% rispetto al 2023); in percentuale delle forze di lavoro, gli iscritti sono pari al 38,3%. I fondi negoziali e i fondi aperti registrano tassi di crescita superiori alla media. I fondi negoziali contano 4,1 milioni di iscritti (+5,5% rispetto al 2023); gli iscritti ai fondi aperti superano i 2 milioni (+7%). I PIP “nuovi” sono 3,7 milioni di iscritti (+2,5%) mentre i fondi pensione preesistenti registrano 661mila aderenti. Si conferma la presenza di un gender gap. Gli uomini rappresentano il 61,6% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,4%. In base all’età, gli iscritti risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento. Il peso dellacomponente più giovane (fino a 34 anni) è tuttavia salita dal 17,6% del 2019 al 19,9% del 2024. Rispetto alle forze di lavoro, la partecipazione alla previdenza complementare cresce all’aumentare dell’età; tra i 15 e i 34 anni è più bassa della media generale, 29,9%, ma comunque in crescita di 8,4 punti percentuali rispetto a cinque anni prima. Quanto all’area geografica, il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, dove si concentrano il 57,2 per cento degli iscritti; valori più bassi e decisamente inferiori alla media si registrano in gran parte delle regioni meridionali.Risorse, contributi e prestazioniAlla fine del 2024, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 243,4 miliardi di euro (+8,5% rispetto al 2023) soprattutto per la dinamica positiva dei mercati finanziari. Le risorse accumulate sono pari all’11,1 % del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nell’anno sono pari a 20,5 miliardi di euro (+7% rispetto al 2023), in crescita in tutte le forme pensionistiche complementari: nei fondi negoziali sono stati raccolti 7,1 miliardi di euro (+9%); nei fondi aperti 3,3 miliardi di euro (+6,8%), nei PIP nuovi 5,3 miliardi di euro (+4,7%); nei fondi preesistenti sono confluiti 4,6 miliardi di euro (+7,4%). Sulle posizioni dei lavoratori dipendenti sono stati versati 17 miliardi di euro di contributi, in crescita di 1,3 miliardirispetto al 2023. Di questi, 8,6 miliardi di euro riguardano quote di TFR; 5,3 miliardi di euro sono contributi a carico dei lavoratori e 3,1 miliardi di euro contributi dei datori di lavoro. Per i lavoratori autonomi sono confluiti versamenti per 1,7 miliardi di euro, stabili rispetto al 2023. Gli iscritti versanti nel 2024, escludendo dal computo i PIP “vecchi”, sono 7 milioni, il 72,3% del totale. La contribuzione media di tali iscritti è di 2.890 euro; è più alta per i lavoratori dipendenti (2.990 euro), che possono beneficiare anche dei flussi di TFR, rispetto ai lavoratori autonomi (2.720 euro). Il gender gap si conferma anche guardando all’importo della contribuzione versata. I contributi medi degli uominisuperano di circa un quinto quelli delle donne (3.080 contro 2.590 euro); il divario tende ad allargarsi al crescere dell’età. Nelle regioni del Nord e in alcune del Centro le contribuzioni medie sono più elevate, con punte che sfiorano i 3.600 euro, il doppio rispetto a molte regioni del Mezzogiorno. Gli iscritti non versanti, pari a circa 2,7 milioni, sono più frequentemente presenti nelle forme di mercato e tra i lavoratori autonomi. Nel 2024 le uscite per la gestione previdenziale ammontano complessivamente a 13,2 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 5,2 miliardi di euro e in rendita per 361 milioni di euro. I riscatti sono stati pari a 2,1 miliardi di euro e le anticipazioni a 2,7 miliardi di euro. Nell’anno sono stati pagati circa 2,4 miliardi di euro di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo più dai fondi pensione preesistenti.L’allocazione degli investimentiGli investimenti dei fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi pensione interni a enti e società) sono prevalentemente allocati, per il 55,5% del totale, in obbligazioni governative (il 14,2% sono titoli del debito pubblico italiano) e altri titoli di debito. I titoli di capitale sono pari al 22,7% del totale mentre le quote di OICR sono il 16,2%. I depositi si attestano al 3,7%. Gli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) sono 40,1 miliardi di euro, pari al 19,3% del totale. Gli impieghi in titoli di debito e di capitale di impresedomestiche, pari rispettivamente a 3 e 2 miliardi di euro, rimangono stabili rispetto al 2023 (2,4% delle attività), gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di OICVM si attestano a 2 miliardi di euro. Nonostante la marcata diversificazione internazionale che caratterizza le politiche di investimento delle forme pensionistiche, il settore mostra una crescente attenzione alle opportunità di impiego offerte dal sistema Paese. Un numero sempre maggiore di fondi pensione, in particolare quelli negoziali, sta ampliando i propri portafogli attraverso l’inclusione di strumenti finanziari non quotati e fondi cosiddetti alternativi – come quelli di private equity, private debt e infrastrutturali – spesso partecipando a iniziative di investimento congiunte. Si tratta di strumenti che possono contribuire alla diversificazione degli investimenti e rappresentano un canale concreto di sostegno all’attività produttiva delle imprese italiane.I rendimenti e i costiNel 2024 i mercati finanziari hanno mostrato una dinamica positiva, sostenuti dal progressivo calo dell’inflazione e dal graduale allentamento delle politiche monetarie da parte delle principali banche centrali. Questo andamento si è confermato pur in un contesto caratterizzato da persistenti tensioni geopolitiche e da un clima di crescente incertezza sul fronte del commercio internazionale. I rendimenti, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati positivi per tutte le tipologie di comparto delle forme pensionistiche complementari, con risultati particolarmente favorevoli per le linee di investimento a maggiore contenuto azionario I comparti azionari hanno realizzato le performance più elevate, con rendimenti medi pari al 10,4% nei fondi negoziali e nei fondi aperti e al 12,9% nei PIP. Anche le linee bilanciate hanno ottenuto risultati positivi, con rendimenti medi del 6,4% nei fondi negoziali, del 6,6% nei fondi aperti e del 7% nei PIP. Performance più contenute, ma comunque positive, sono state rilevate per le linee obbligazionarie. Su un periodo di osservazione decennale (dal 2015 a fine 2024), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,4 e il 4,7%, superiori al rendimento medio delle altre linee di investimento e anche al tasso di rivalutazione del TFR (pari al 2,4% medio annuo nel decennio). Le linee azionarie, tuttavia, continuano a essere scelte da una quota ancora minoritaria di iscritti, pari all’11,7% del totale. Alle differenze di rendimento tra le forme pensionistiche contribuiscono, oltre all’asset allocation adottata, anche i divari nei livelli di costo. Per i fondi pensione negoziali, su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) è pari allo 0,49%; per i fondi pensione aperti, esso è dell’1,35% e per i PIP del 2,17%. Per le forme negoziali, il livello piùcontenuto dei costi dipende anche dalla dimensione dei fondi per effetto delle economie di scala generate dallaripartizione degli oneri amministrativi. Per le forme di mercato, invece, incide presumibilmente la remunerazione delle reti di vendita.L’attività di vigilanzaNel 2024 gli interventi di vigilanza complessivamente realizzati sono stati circa 260, poco più di un terzo ha riguardato gli assetti ordinamentali e un altro terzo i profili di trasparenza. Si sono inoltre tenuti circa 90 incontri con i soggetti vigilati; altre attività hanno riguardato le risposte a quesiti presentate dai fondi e riscontri forniti agli iscritti, a seguito della trattazione di esposti. Nell’anno sono state condotte verifiche ispettive nei confronti di 21 forme pensionistiche complementari. Le verifiche in materia di trasparenza, rivolte a tutte le tipologie di fondi, hanno riguardato la correttezza delle informazioni contenute nei documenti informativi e nell’area pubblica dei siti web, specie con riferimento alle modalità di rappresentazione dei rendimenti e dei costi. È stata avviata l’analisi sulle aree riservate dei siti web. È stato dato impulso alle verifiche riguardanti l’informativa, in materia di sostenibilità. La rilevazione campionaria sulle opzioni di investimento offerte dai fondi pensione e orientate ai fattori di sostenibilità ESG (Environmental, Social,Governance) rileva che circa un quarto delle forme pensionistiche adotta politiche di investimento che promuovono fattori di sostenibilità nei processi di investimento. I controlli sotto il profilo finanziario hanno riguardato in particolare i processi e i presìdi di controllo messi in atto dai fondi pensione al fine di garantire l’adeguata gestione dei rischi finanziari, nel più articolato quadro di riferimento delineato dalla Direttiva IORP II. È continuata l’attività di monitoraggio dei fondi pensione preesistenti esposti a rischi biometrici e quella svolta in riferimento alle operazioni di razionalizzazione, concentrazione e liquidazione delle forme pensionistiche complementari; operazioni che continuano a interessare soprattutto i fondi pensione preesistenti operanti in gruppi bancari e assicurativi.CASSE DI PREVIDENZAAlla fine del 2024, le attività complessivamente detenute dalle casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 124,7 miliardi di euro, contro i 114 miliardi dell’anno precedente; a determinare la variazione ha contribuito soprattutto l’andamento positivo dei mercati finanziari e in particolare di quelli azionari. Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli OICVM detenuti, la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari a 47,5 miliardi di euro, corrispondenti al 38,1% del totale. Gli investimenti in titoli di capitale sono pari a 24,3 miliardi di euro, il 19,5% del totale. Gli investimenti immobiliari (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) si attestano nel complesso a 19,7 miliardi di euro, pari al 15,8% del totale. Gli investimenti nell’economia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 46,5 miliardi di euro, pari al 37,3% delle attività totali. La componente immobiliare rimane predominante (17,1 miliardi di euro, pari al 13,7% del totale dell’attivo); seguono i titoli di Stato (15,5 miliardi, pari al 12,4% dell’attivo). Gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane, pari a 9,6 miliardi di euro, restano sostanzialmente stabili rispetto al 2023 (7,7% delle attività); di questi, circa 852 milioni sono titoli di debito e 8,7 miliardi titoli di capitale (che comprendono 1,9 miliardi di quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia).LE PROSPETTIVE EVOLUTIVENel 2024 il settore della previdenza complementare ha realizzato un risultato complessivo positivo, con un incremento del numero degli iscritti e una crescita sostenuta del valore delle risorse in gestione. Nel lungo periodo, il settore conferma solidità e affidabilità. La partecipazione alla previdenza complementare risulta ancora caratterizzata da un netto dualismo, con una prevalenza di adesioni dei lavoratori occupati nelle regioni settentrionali o centrali, di genere maschile e di età matura, mentre risulta più ridotta l’adesione delle fasce più deboli di lavoratori più giovani, di genere femminile e residenti nelle aree meridionali. Per il rilancio della previdenza complementare, è in primo luogo importante un’ampia ed efficace campagna diinformazione, che accresca l’interesse al tema e con ciò la curiosità e la conoscenza.Vanno visti positivamente – si legge nella relazione – anche meccanismi che rendano più automatica la partecipazione, come il silenzio-assenso o l’iscrizione automatica con possibilità di ripensamento. Va però ripensata la linea di default, cioè quella verso la quale sono indirizzati i soggetti silenti, e che attualmente è una linea garantita, a favore di soluzioni più adeguate alle diverse esigenze e caratteristiche di ciascuno. La linea garantita, infatti, è caratterizzata da una componente azionaria quasi nulla, che la rende meno adatta a obiettivi di medio-lungo periodo, mentre i dati degli ultimi dieci anni mostrano come le linee con maggiore contenuto azionario offrano rendimenti medi annui più elevati. Un approccio più efficace potrebbe essere l’adozione di un modello “life-cycle”, che assegna dinamicamente l’iscritto, tempo per tempo, a comparti con diversi profili di rischio con l’obiettivo di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento tenendo conto delle diverse fasi del ciclo di vita.Nella fase di erogazione delle prestazioni, è netta la preferenza degli iscritti per le prestazioni in capitale rispetto alla rendita vitalizia. Le opzioni possibili al momento del pensionamento andrebbero ampliate e rese più flessibili, prevedendo anche la possibilità di una rendita temporanea, erogata direttamente dal fondo per una durata almeno pari alla vita media attesa, o prelievi parziali, anche liberamente determinabili entro una soglia annua. Queste soluzioni consentirebbero anche di continuare a beneficiare dei rendimenti della gestione presso il fondo.Anche interventi di natura fiscale potrebbero rappresentare una leva importante per incentivare le adesioni,soprattutto per le fasce di lavoratori meno abbienti, più bisognose di tutela in vecchiaia. Un primo intervento potrebbe riguardare la possibilità di trasformare la deducibilità dei contributi iniziali in un bonus di ingresso nei primi anni di adesione.Un bonus di ingresso alla nascita di un figlio costituirebbe un incentivo all’iscrizione dei minori a forme di previdenza complementare, ancor più utile se si consentisse l’utilizzo delle somme accumulate anche per sostenere il percorso di studi. Sarebbe altresì una importante forma di educazione finanziaria e previdenziale nella famiglia.Un importante passo per accrescere ulteriormente la fiducia nel sistema previdenziale sarebbe l’istituzione di un arbitro previdenziale. La COVIP non ha il potere di dirimere eventuali liti tra le forme pensionistiche complementari e le casse previdenziali e i singoli iscritti, pensionati e beneficiari, né tra gli iscritti e i datori di lavoro tenuti al versamento dei contributi previdenziali. L’istituzione di un arbitro consentirebbe a iscritti, pensionati e beneficiari di ottenere una decisione sulla controversia in tempi rapidi, senza i costi derivanti dall’assistenza legale.Per le casse di previdenza si dovrebbe semplificare e razionalizzare il sistema dei controlli, oggi molto complesso e frammentato, anche valutando di rafforzare i poteri della COVIP.Un diverso ordine di osservazioni attiene all’utilità di considerare il sistema della previdenza complementare come una componente di un più ampio e moderno modello di welfare integrato. In tale più avanzato modello, alla previdenza potrebbe validamente affiancarsi la sanità integrativa, verso la quale le persone mostrano crescente attenzione. Per i fondi pensione e per i fondi sanitari che nascono dalla contrattazione collettiva, l’integrazione delle forme di welfare consentirebbe una migliore distribuzione delle risorse messe a disposizione dal mondo produttivo e una razionalizzazione nelle prestazioni erogate.A ciò è essenziale una riorganizzazione del sistema dei controlli, in grado di assicurare una gestione sana e prudente e adeguati standard di correttezza e trasparenza, in analogia a quanto oggi avviene per la previdenza complementare.A fronte di un ampliamento nel tempo, e in un contesto sempre più complesso, delle funzioni della COVIP, le risorse economiche e umane disponibili – conclude la relazione – non hanno subito significativi adeguamenti. La presenza di un vincolo normativo che limita il trattamento economico del personale della COVIP rende peraltro difficile il reperimento di nuove professionalità. È necessario un rafforzamento dell’Autorità, assicurando una struttura sempre più qualificata, organizzata e motivata, che possa continuare a garantire un’azione di vigilanza all’altezza delle aspettative. LEGGI TUTTO

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    “Farming the Future”: giovani imprenditori agricoli a confronto sulle sfide del futuro

    (Teleborsa) – I cambiamenti che stanno trasformando l’agricoltura italiana ed europea rendono necessario un dialogo aperto tra istituzioni, imprenditori agricoli, esperti e giovani professionisti del settore. È questo l’obiettivo con cui si è svolto oggi, presso il Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, “Farming the Future – Giovani Imprenditori e le Sfide del Futuro”, un appuntamento di due giorni dedicato all’agricoltura del domani, con focus su innovazione, sostenibilità, transizione generazionale e ruolo della filiera tabacchicola nel contesto europeo e mondiale. L’inziativa, organizzata da Philip Morris Italia in collaborazione con il Cesar (Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale), prevede sessioni tematiche con relatori di rilievo, tra cui Paolo De Castro, presidente Nomisma, Cesare Trippella, head of Leaf EU di Philip Morris Italia, Gennarino Masiello, presidente ONT Italia, e numerosi giovani imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia, pronti a condividere esperienze, modelli di business e buone pratiche.”È essenziale mettere al centro le nuove generazioni e le competenze del futuro per costruire una filiera agricola intelligente, capace di conciliare innovazione e sostenibilità. Programmi ed iniziative come quelli presentati oggi, realizzati nell’ambito di un’importante filiera integrata, rappresentano l’ennesimo esempio di come questo modello sia virtuoso e vada promosso e protetto, anche in sede europea” commenta De Castro.”Questi incontri – afferma Masiello – rappresentano un momento cruciale per consolidare accordi di filiera in grado di garantire prevedibilità e sostenibilità alla filiera del tabacco italiana, elementi indispensabili per permettere agli imprenditori di investire con fiducia in processi di transizione digitale ed eco-energetica. Rafforzare la filiera significa garantire futuro e resilienza al settore e ai territori coinvolti nella produzione”.”Con questa iniziativa vogliamo dare voce a una visione per noi chiara: l’innovazione della filiera tabacchicola è la chiave per costruire un’agricoltura più sostenibile, forte e vicina ai giovani. Philip Morris è stata pioniera nel promuovere iniziative dedicate alla trasformazione digitale e alle nuove tecnologie nel settore della tabacchicoltura. Un esempio concreto è il Digital Farmer, realizzato in collaborazione con il Cesar, e la Call for Innovation BeLeaf Be The Future, quest’anno alla quarta edizione, che ha coinvolto finora oltre 400 startup a livello nazionale e internazionale. Questi progetti testimoniano il nostro impegno concreto verso gli agricoltori e verso il futuro del settore” ha concluso Trippella.Farming the Future si inserisce nel più ampio impegno di Philip Morris a favore dello sviluppo sostenibile della filiera tabacchicola italiana, un settore strategico che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Dal 2011, l’azienda ha sottoscritto con il ministero dell’Agricoltura e Coldiretti una serie di accordi di filiera volti a garantire prevedibilità commerciale, sostenibilità di lungo periodo e competitività alla filiera tabacchicola italiana, generando investimenti complessivi per oltre 2 miliardi di euro. Nel novembre del 2024, il rinnovo dell’intesa con il Ministero dell’Agricoltura e Coldiretti ha esteso la collaborazione strategica a un orizzonte temporale di ulteriori dieci anni, traguardando l’anno commerciale 2033-2034 con investimenti complessivi stimati fino a 1 miliardo di euro. LEGGI TUTTO

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    Fondazione Fiera Milano, patrimonio sale a 765 milioni di euro. Focus su centro RAI e Olimpiadi

    (Teleborsa) – Fondazione Fiera Milano ha chiuso il bilancio 2024 con un’ulteriore crescita del patrimonio netto pari a 764,6 milioni di euro (+1,5% vs 2023), registrando un incremento di oltre 100 milioni in sei anni (+15,1%) e un tasso di crescita annuale composto (CAGR) di + 2,37%; i ricavi delle vendite si sono attestati a 56,3 milioni di euro, mentre l’utile è stato pari a 11,6 milioni di euro.Risultati importanti anche a livello di consolidato di Gruppo: al 31 dicembre il patrimonio netto è in crescita a 737,6 milioni di euro (+35,8% rispetto in sei anni); il valore della produzione è stato di 297,6 milioni, il risultato netto di 26,5 milioni, mentre i ricavi delle vendite si sono attestati a 284 milioni, considerando il 2024 come anno poco favorevole al calendario fieristico.Con investimenti pianificati nel quadriennio 2024 – 2027 per circa 284 milioni di euro e 70 milioni realizzati nel 2024, Fondazione Fiera Milano intende proseguire nelle attività di sviluppo del sistema fieristico e congressuale, nonché del benessere del proprio territorio. In questo contesto si inseriscono i due principali progetti in corso che riguardano gli interventi di rigenerazione dell’area urbana (158,8 milioni di euro) e l’impegno, in ottica strategica di azionista propositivo di Fiera Milano, a supporto dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 (25 milioni).Gli interventi sul patrimonio immobiliare di Fondazione comprendono alcuni importanti progetti, tra cui: la costruzione di immobile nell’area oggi occupata da MiCo Nord – dove la RAI realizzerà, mediante lavori di allestimento di propria competenza, il nuovo centro di produzione e gli uffici – e la trasformazione di alcuni padiglioni del Portello in spazi congressuali, consentendo così all’Allianz MiCo di disporre di oltre 60 sale congressuali, spazi flessibili e più di 50 mila metri quadrati di superficie espositiva e di acquisire congressi ed eventi per oltre 30.000 delegati.A questi si affiancano gli interventi per le Olimpiadi 2026, che prevedono l’adeguamento dei padiglioni di Fiera Milano che ospiteranno la pista di pattinaggio veloce e il campo di hockey e degli spazi dell’Allianz MiCo per il media center.Con l’approvazione del bilancio 2024, termina il mandato dell’attuale governance di Fondazione Fiera Milano, che rimarrà in carica fino all’insediamento dei nuovi organi societari. LEGGI TUTTO

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    UE approva acquisizione di Dorna da parte di Liberty Media senza condizioni

    (Teleborsa) – La Commissione europea ha approvato incondizionatamente la proposta di acquisizione di Dorna Sports da parte di Liberty Media ai sensi del Regolamento UE sulle concentrazioni. La Commissione ha concluso che la concentrazione non solleverebbe preoccupazioni in termini di concorrenza nello Spazio Economico Europeo (SEE).La decisione fa seguito a un’indagine approfondita sull’operazione proposta. Liberty Media e Dorna sono entrambe società di media internazionali. Liberty Media detiene partecipazioni in un’ampia gamma di attività nei settori dei media, dello sport e dell’intrattenimento, tra cui la competizione automobilistica di Formula 1. Dorna è l’organizzatore e detentore dei diritti commerciali per la competizione motociclistica FIM World Championship Grand Prix (MotoGP). Secondo Liberty Media, l’operazione le consentirà di utilizzare la sua esperienza nei settori dei media, dello sport e dell’intrattenimento, inclusa la Formula 1, per accrescere la portata e l’attrattiva della MotoGP.Più specificamente, la Commissione ha rilevato che: la Formula 1 e la MotoGP subiscono vincoli concorrenziali derivanti da diverse altre tipologie di contenuti sportivi; tuttavia, la Commissione ha anche individuato due criteri che potrebbero indicare un mercato più ristretto. In primo luogo, le emittenti spesso distinguono tra sport regolari (ovvero eventi sportivi programmati su base stagionale, come i campionati di calcio) e sport irregolari (ovvero eventi sportivi che si verificano solo occasionalmente, come le Olimpiadi e la Coppa del Mondo FIFA). In secondo luogo, poiché un numero molto limitato di eventi sportivi è significativamente più popolare e i relativi canoni di licenza significativamente più elevati rispetto a tutti gli altri sport, si potrebbe fare un’ulteriore distinzione tra sport premium e non premium. Gli sport appartenenti a un potenziale segmento premium varierebbero da paese a paese. La Commissione ha rilevato che, nella maggior parte dei paesi, un potenziale mercato sportivo premium includerebbe il campionato nazionale di calcio e la UEFA Champions League. Supponendo tale distinzione, la Formula 1 e la MotoGP farebbero quindi parte di un mercato sportivo tradizionale e non premium.Inoltre: l’ambito geografico del mercato per la concessione di licenze per i diritti di trasmissione di contenuti sportivi è nazionale. Pur lasciando aperta la definizione esatta del mercato del prodotto, la Commissione ha quindi valutato gli effetti dell’operazione sul mercato plausibile più ristretto, ovvero il mercato nazionale per la concessione di licenze per i diritti di trasmissione di tutti i contenuti sportivi tradizionali non premium in Repubblica Ceca, Germania, Italia, Malta, Paesi Bassi e Spagna. Sulla base delle prove raccolte, la Commissione ha rilevato che su tali mercati le società non sono concorrenti diretti per la concessione di licenze per i diritti di trasmissione di contenuti sportivi. Ha inoltre rilevato che, a seguito dell’operazione, le emittenti televisive continuerebbero a poter concedere in licenza una serie di altri sport che attraggono un pubblico più ampio o altrettanto ampio. Pertanto, l’operazione non eliminerà importanti vincoli concorrenziali tra la Formula 1 e la MotoGP.Infine: non vi sono inoltre prove sufficienti che John Malone, il maggiore azionista di Liberty Media, possa esercitare un’influenza decisiva su Liberty Global. In particolare, la Commissione ha valutato se Malone controllasse sia Liberty Media che Liberty Global e, in tal caso, se l’operazione avrebbe sollevato preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza a causa delle attività di Liberty Global come emittente televisiva in Belgio, Irlanda e Paesi Bassi. Tuttavia, la Commissione ha concluso che Malone non esercita un’influenza decisiva su Liberty Global e che, anche qualora ciò fosse vero, il legame tra MotoGP e le attività di Liberty Global creato dalla concentrazione non ostacolerebbe in modo significativo una concorrenza effettiva.(Foto: Hanson Lu on Unsplash) LEGGI TUTTO

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    USA, vendite case esistenti crescono a sorpresa a maggio

    (Teleborsa) – Segnali di recupero giungono dal mercato immobiliare statunitense. Le vendite di case esistenti negli Stati Uniti hanno registrato a maggio 2025 un incremento dello 0,8% su base mensile. È quanto comunicato dall’Associazione Nazionale degli Agenti Immobiliari (NAR), dopo il -0,5% riportato ad aprile.Sono state vendute 4,03 milioni di abitazioni rispetto ai 4,00 milioni di aprile e contro attese per 3,96 milioni. Su base annua, le vendite sono calate dello 0,7%.”Le vendite relativamente contenute sono dovute in gran parte ai tassi ipotecari persistentemente elevati – ha detto Lawrence Yun, capo economista della NAR – Tassi di interesse più bassi attireranno più acquirenti e venditori sul mercato immobiliare. Una maggiore partecipazione al mercato immobiliare aumenterà la mobilità della forza lavoro e stimolerà la crescita economica”.(Foto: Sebastian Wagner / Pixabay) LEGGI TUTTO

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    USA, indici PMI: crescita rallenta mentre i prezzi dei beni aumentano

    (Teleborsa) – L’attività economica statunitense ha continuato a crescere a giugno 2025, sebbene il tasso di espansione complessivo abbia perso un po’ di slancio, rimanendo ben al di sotto di quelli registrati alla fine dell’anno scorso, secondo l’indagine di S&P Global. Il calo delle esportazioni di beni e servizi ha frenato la crescita, in parte compensato dall’accumulo di scorte da parte delle aziende statunitensi, spesso legato alle preoccupazioni relative ai dazi. I dazi sono stati anche ampiamente attribuiti all’aumento dei prezzi. Questi sono aumentati a un ritmo particolarmente rapido e sostenuto nel settore manifatturiero, ma hanno continuato a crescere rapidamente anche nei servizi.La stima flash sull’indice PMI manifatturiero elaborato da S&P Global indica un livello di 52 punti, sopra la soglia critica dei 50 punti oltre la quale scatta l’espansione. Il dato è uguale al mese precedente e risulta superiore ai 51,1 punti attesi.Si indebolisce invece il settore dei servizi, con il relativo indice PMI che scende a 53,1 punti da 53,7 precedenti e risulta sopra il consensus di 52,9 punti. L’indice composito si attesta così a 52,8 punti dai 53 precedenti, sopra ai 52,2 attesi.(Foto: Nik Shuliahin on Unsplash ) LEGGI TUTTO

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    Terna, al via l’Innovation Zone Adriatico

    (Teleborsa) – Terna annuncia oggi il lancio del Terna Innovation Zone Adriatico, il nuovo polo di innovazione che il gruppo guidato da Giuseppina Di Foggia ha deciso di aprire nelle Marche, con l’obiettivo di contribuire alla trasformazione della Regione e dell’area adriatica in un centro di eccellenza per sviluppare l’innovazione tecnologica a favore della transizione energetica e per valorizzare l’ecosistema imprenditoriale innovativo adriatico. Il nuovo hub di innovazione di Terna, che avrà sede ad Ascoli Piceno, è stato lanciato nel corso di un evento che ha visto la partecipazione di autorità istituzionali e accademiche regionali e del direttore Strategia, Digitale e Sostenibilità di Terna, Francesco Salerni.Il nuovo Terna Innovation Zone Adriatico – fa sapere Terna in una nota – sarà un hub dedicato alla ricerca, alla sperimentazione e alla collaborazione tra startup, PMI innovative, università e istituzioni, con l’obiettivo di favorire la crescita imprenditoriale del territorio in maniera inclusiva e sostenibile. L’iniziativa si propone di generare valore condiviso e opportunità per le comunità locali, secondo un modello di “economia dei distretti” che superi la concentrazione di risorse in poche aree consolidate e, al contrario, favorisca l’accesso diffuso a capitale e a competenze locali. Il Terna Innovation Zone intende promuovere, inoltre, soluzioni tecnologiche innovative per la transizione energetica e per la sostenibilità delle infrastrutture elettriche. Due le iniziative concrete previste nell’ambito del Terna Innovation Zone Adriatico: la prima, che si chiama “OpenHUB”, è un programma per supportare startup e PMI innovative, accelerando la crescita dell’imprenditoria locale grazie a sinergie con attori industriali, finanziari e istituzionali del territorio. Il programma si articolerà principalmente nell’avvio, con il sostegno della Regione Marche, di un percorso di accelerazione dell’innovazione dedicato alle PMI e alle startup locali più promettenti, attive nei settori legati alla transizione energetica e digitale, che Terna, nel suo ruolo di validatore industriale delle soluzioni proposte, sosterrà favorendone la crescita imprenditoriale.La seconda iniziativa si chiamerà “OpenLAB” e sarà un laboratorio di sperimentazione di soluzioni ingegneristiche avanzate, in particolare nel campo dei cavi in corrente continua ad alta tensione (High-Voltage Direct Current, HVDC) e delle tecnologie in ambito marittimo, fortemente connesse ai temi della sostenibilità e della transizione energetica.Entrambi i progetti – si legge nella nota – rafforzeranno la posizione delle Marche e dell’area adriatica come polo strategico per l’innovazione, favorendo una collaborazione stretta tra settore pubblico e privato. Un elemento distintivo del Terna Innovation Zone Adriatico, infatti, è la sua rete di partner strategici, tra cui Regione Marche, ANCI Marche, Sistema Universitario della Regione Marche, Confindustria, Unioncamere, Consorzio ELIS, SMAU, ed altre realtà industriali e finanziarie. I partner saranno coinvolti in varie iniziative, dal sostegno alle startup, alla promozione di progetti di ricerca o di programmi di trasferimento tecnologico e formazione specialistica, fino al supporto con risorse finanziarie e altri servizi per favorire la crescita di attività imprenditoriali legate al progetto.L’avvio del Terna Innovation Zone Adriatico ad Ascoli Piceno consolida l’impegno di Terna per le Marche. Il Piano di Sviluppo 2025-2034 del gruppo prevede un investimento di 700 milioni di euro nella Regione. Tra le opere principali in corso di realizzazione vi è l’Adriatic Link, il collegamento in corrente continua (HVDC) da 1.000 MW di potenza, lungo circa 250 km, di cui 210 in cavo sottomarino. La nuova infrastruttura, autorizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a gennaio 2024 e riconosciuta come strategica per il sistema Paese anche dall’Autorità di regolazione, rafforzerà lo scambio di energia nella parte centrale della Penisola, rispondendo alle esigenze di sicurezza, efficienza e flessibilità del sistema elettrico nazionale e agli obiettivi di incremento di produzione da fonti rinnovabili.Il lancio del Terna Innovation Zone Adriatico rappresenta un avanzamento del programma dei Terna Innovation Zone, avviato dal gruppo nel 2024, che mira a rafforzare la collaborazione fra Terna e gli ecosistemi nazionali e internazionali dell’innovazione. Quello nelle Marche è il terzo Terna Innovation Zone, il primo in Italia dopo i due lanciati a San Francisco e a Tunisi. LEGGI TUTTO