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    Avio, previsioni più bullish per il piano a 10 anni con focus sulla crescita in USA

    (Teleborsa) – Avio, società quotata su Euronext STAR Milan e attiva nella realizzazione e nello sviluppo di lanciatori spaziali e sistemi di propulsione, ha rilasciato indicazioni di crescita superiori a quanto indicato in precedenza e alle stime degli analisti, nell’ambito di una serie di incontri con la comunità finanziaria per l’aumento di capitale da 400 milioni di euro annunciato a settembre. La nuova presentazione della società menziona un obiettivo di CAGR dei ricavi 2025-2035 superiore al 10%, rispetto al precedente di circa il 10%, con il fatturato che dovrebbe superare 1 miliardo di euro entro il 2030 e 1,2 miliardi di euro nel 2035. Le proiezioni di ricavi a medio termine (inteso tra il 2029 e il 2031, dopo l’avvio dello stabilimento in USA) presuppongono la produzione di 35 booster per Ariane 6 dai 14 del 2025, il lancio di 6 razzi Vega C dai 3 del 2025 e un aumento di 7x della produzione di motori per la difesa (includendo l’espansione negli USA).Inoltre, l’obiettivo di CAGR dell’EBITDA 2025-2035 è nella fascia “High-Teens”, rispetto alla precedente indicazione di oltre il 15%. Viene però precisato che la crescita dell’EBITDA è prevista per oltre l’80% dopo il 2028 (ovvero quando lo stabilimento statunitense sarà operativo) e nel prossimo biennio sarà probabilmente stabile o in limitata crescita per i costi dell’avvio dell’attività in USA.I capex necessari per sviluppare il business della defence propulsion saranno di circa 500-650 milioni di euro, da realizzare nei prossimi 6 anni e con un picco nel 2027 (per costruire il nuovo stabilimento negli Stati Uniti e aumentare la capacità in Europa).La società di Colleferro menziona anche ulteriori opportunità di upside oltre al piano, come maggiore capacity/capability dell’impianto statunitense, maggiore integrazione verticale e un ulteriore aumento della capacità europea, sottolineando inoltre che l’impianto statunitense seguirà un approccio modulare per consentire una scalabilità a lungo termine.Il 12 settembre Avio ha annunciato un aumento di capitale in opzione fino a 400 milioni di euro per finanziare il nuovo piano industriale e rafforzare la capacità produttiva nei settori spazio e difesa. L’operazione, interamente garantita da un accordo di pre-underwriting con Jefferies e Morgan Stanley, sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea straordinaria convocata per il 23 ottobre, con la ricapitalizzazione che dovrebbe essere completata entro l’anno.Il titolo, oggi in flessione, si mantiene comunque vicino ai massimi storici (toccati ieri a 55,50 euro per azione), con una crescita del 275% da inizio anno e del 324% su 12 mesi. La valutazione di Borsa è in questo momento sconnessa dai fondamentali, con un rapporto prezzo/utili vicino a 240, tuttavia alcuni analisti la giustificano con i profili di crescita e lo scenario esterno. “Il contesto geopolitico mantiene alto l’interesse sui titoli con esposizione al settore difesa – sostiene Equita – I pochi comparable quotati sul mercato USA (sebbene con evidenti differenze rispetto ad Avio) trattano a multipli in grado di giustificare i prezzi attuali adottando una semplice multiple comparison, slegata da una pura analisi fondamentale”. LEGGI TUTTO

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    UE, BofA vede prezzo delle quote di emissione a 100 euro/t entro fine decennio

    (Teleborsa) – Le quote di emissione di CO2, denominate EUA (EU Allowances), hanno raggiunto il picco di 98 €/t nell’agosto 2022, con l’impennata dei prezzi del gas TTF dopo l’attacco a Nordstream. Hanno poi toccato il fondo all’inizio del 2024 a circa 50 €/t a causa del clima invernale e ad aprile 2025 si trovavano a 60 €/t a causa delle tensioni commerciali. Lo si legge in un’analisi di Bank of America (BofA) sul tema, dove viene evidenziato che – con l’aumento dell’offerta di GNL nei prossimi 18 mesi – i prezzi del gas europeo potrebbero continuare a scendere, ponendo rischi al ribasso per le EUA, che attualmente vengono scambiate a circa 76 €/t. La proposta di collegare le quote scontate del Regno Unito al carbonio europeo più costoso potrebbe avere un impatto negativo sui prezzi anche per le EUA. Tuttavia, la crescente domanda di permessi potrebbe sostenere le EUA per tre motivi: (1) dopo diversi anni di prezzi elevati, il recente calo dei prezzi del gas e del carbone potrebbe incoraggiare un maggiore utilizzo di combustibili termici; (2) la distruzione della domanda di energia elettrica europea nel 2022-24, unita a un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, ha lasciato al settore elettrico europeo un’ampia capacità inutilizzata per far fronte alla rapida crescita della domanda di energia per l’intelligenza artificiale e i data center; (3) la prevista ampia espansione fiscale in Europa, focalizzata sulla difesa, dovrebbe stimolare l’attività industriale e quindi la domanda di energia.Sebbene i prezzi siano sostenuti, la volatilità dei prezzi delle quote di emissione europee potrebbe aumentare da qui in poi, secondo BofA. A partire da gennaio 2026, alcuni importatori dovranno acquistare certificati che tengano conto dell’impronta di carbonio dei prodotti che importano in Europa. Diversi settori ad alta intensità energetica, tra cui acciaio, alluminio, fertilizzanti, energia o cemento, saranno interessati. L’idea alla base del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è quella di livellare il campo di gioco tra le aziende che producono beni in Europa e quelle che li importano. Un lento aumento del CBAM nel 2026 accelererà due anni dopo e dovrebbe consentire la completa eliminazione delle quote gratuite entro il 2035. Come esternalità, il CBAM sta incoraggiando lo sviluppo di un importante mercato delle quote in Cina. Tuttavia, Stati Uniti e Cina hanno visioni climatiche molto diverse e l’UE sta affrontando una guerra ai suoi confini, il che suggerisce che la polarizzazione politica potrebbe innescare gravi periodi di incertezza sulle politiche del carbonio nei prossimi 18 mesi.”Fin dal loro inizio nel 2005, i mercati del carbonio conformi sono stati come una scatola di cioccolatini: sempre pieni di sorprese – si legge nella ricerca – Cosa succederà ora? Con i tassi di interesse dell’UE che preparano il terreno per una curva relativamente ripida rispetto a quanto visto negli anni 2010, i mercati del carbonio indicano già un prezzo delle quote prossimo ai 90 €/t entro il 2030. Nonostante alcuni venti contrari a breve termine, intravediamo generalmente rischi al rialzo per i prezzi, sulla base della domanda incrementale di quote di carbonio da parte dell’industria, dei data center e del calo dei prezzi globali del gas naturale”. Pertanto, BofA ritiene che i prezzi EUA probabilmente si attesteranno a 100 €/t o superiori entro la fine del decennio. I deficit strutturali di carbonio e le temperature record fino al 2030 dovrebbero consolidare i prezzi, e in ultima analisi le politiche, su basi solide. Qualsiasi potenziale ritardo nell’attuazione della graduale eliminazione delle quote o del CBAM rappresenta un rischio al ribasso a breve termine. Tuttavia, qualsiasi ritardo a breve termine potrebbe spingere più in alto l’obiettivo di prezzo per il 2030. “Mentre il pianeta continua a riscaldarsi e il costo dell’abbattimento diminuisce, i venti politici torneranno alla fine a sostenere un aumento dei prezzi del carbonio”, viene sottolineato. LEGGI TUTTO

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    ING Monthly Investment Outlook Ottobre 2025: “Il taglio dei tassi della Fed dà nuovo slancio alle azioni”

    (Teleborsa) – “Con il tanto atteso taglio dei tassi da parte della Federal Reserve americana, la prospettiva di una fase di interessi più bassi si è trasformata in un potente motore per il rally delle Borse globali. Le preoccupazioni legate ai dazi sulle importazioni negli Stati Uniti sono state rapidamente messe da parte. E anche se il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento e l’inflazione resta elevata, i timori di una recessione restano limitati. Wall Street continua infatti a toccare nuovi massimi storici, spinta da utili solidi e prospettive incoraggianti, soprattutto dal settore tecnologico. È vero: la crescita degli utili e le aspettative su di essa sostengono la corsa, ma al tempo stesso le valutazioni azionarie sono salite sensibilmente. Questo rende il contesto più esigente e lascia poco margine a eventuali delusioni. Per questo la nostra posizione neutrale sull’azionario è stata portata a una leggera sovraesposizione”. È quanto afferma Bob Homan, chief investment officer di ING nel Monthly Investment Outlook di Ottobre 2025.Sentiment ancora equilibrato”Nonostante il rally, il sentiment degli investitori resta moderato. L’indice “Fear & Greed” – rileva Homan – è a 58, poco sopra la neutralità. Non ci sono segnali di euforia, e questo lascia margini a ulteriori rialzi. Una flessione di breve periodo resta possibile – e forse salutare – dato che molti indici sono su livelli già molto alti. Ma la storia dimostra che uscire ai massimi raramente paga: chi avesse venduto al primo record dell’anno avrebbe perso gran parte della ripresa. Restare investiti resta la strategia migliore”.Sovrappeso sull’azionario”Nel complesso, – si legge nell’analisi – in un’asset allocation tattica, consideriamo adeguata una leggera sovraesposizione azionaria. Non vediamo motivi per prendere profitto e tornare a un posizionamento neutrale. All’interno dell’azionario, restiamo orientati verso le società che beneficiano del boom dell’AI e mostrano solidi utili, in particolare nei settori IT, Servizi di Comunicazione e Finanziari, e nei Mercati Emergenti. Restiamo positivi anche sul real estate quotato e sulle small cap, anch’essi sostenuti dai tagli Fed”.Preferenza netta per le obbligazioni societarie”Nell’obbligazionario, restiamo neutrali come peso complessivo, ma – prosegue Homan – continuiamo a privilegiare le corporate bond rispetto ai titoli di Stato. Con flussi di cassa più prevedibili e minore esposizione ai rischi politici, le obbligazioni societarie stanno diventando un rifugio per gli investitori, come dimostrano i forti afflussi sul segmento investment grade. La qualità del credito è migliorata, sostenuta da utili solidi, e gli spread restano ancora interessanti”.Curve dei rendimenti più inclinate “Nei titoli governativi, le scadenze molto lunghe restano sotto pressione per i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici. I rendimenti decennali – evidenzia il rapporto – sono calati leggermente, trainati dalle attese di rallentamento economico, mentre quelli a due anni beneficiano dei tagli (effettivi e attesi) delle banche centrali. Questo irripidimento della curva dei rendimenti favorisce i margini d’interesse delle banche e la loro redditività”.Sintesi del posizionamento obbligazionarioSovrappeso su corporate bond investment grade; sottopeso sui titoli di Stato; posizione neutrale su high yield e debito emergente.L’AI traina i mercati, Cina in ascesa, Europa in ritardo”Uno dei fattori chiave del rally azionario è la crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale (AI). Le ultime notizie confermano che non si tratta di una moda passeggera. Oracle, ad esempio, – rileva Homan – ha registrato un aumento straordinario del portafoglio ordini e prevede che i ricavi legati all’infrastruttura AI cresceranno di 14 volte entro il 2030. La notizia ha spinto il titolo del 36%. Anche Nvidia ha annunciato un piano di investimento da 100 miliardi di dollari in OpenAI, sviluppatore di ChatGPT, che utilizzerà i chip AI di Nvidia per alimentare almeno dieci nuovi data center”.”Gli investimenti miliardari nell’infrastruttura AI non accennano a fermarsi. Che possano o meno essere recuperati in futuro è incerto, ma per le big tech – prosegue l’analista – il rischio di restare indietro è troppo alto. I titoli legati all’AI, in particolare i produttori di chip, continuano a correre. Nvidia ha raggiunto questa settimana una capitalizzazione di mercato di 4.380 miliardi di dollari – quasi quanto il PIL della Germania. I rialzi tecnologici hanno spinto gli indici azionari statunitensi a nuovi massimi storici. Dall’altra parte del mondo, nonostante le restrizioni alle esportazioni imposte dagli USA, i giganti tecnologici cinesi come Alibaba e Baidu stanno investendo pesantemente in AI e sviluppando chip proprietari. Gli investitori – conclude lo studio – premiano queste mosse: il titolo Alibaba è salito di oltre il 110% da inizio anno. A beneficiarne è anche il mercato cinese: l’indice MSCI China è cresciuto del 33% in yuan e del 19% in euro nel 2025. L’Europa, invece, paga la mancanza di grandi player tecnologici quotati e resta indietro rispetto al trend”. LEGGI TUTTO

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    Brunello Cucinelli, Pertento Partners riduce leggermente lo short

    (Teleborsa) – Nuovi movimenti nelle posizioni nette corte (PNC) rilevanti su Brunello Cucinelli, casa di moda quotata su Euronext Milan.Secondo l’aggiornamento CONSOB, risultano sopra la soglia dello 0,5% del capitale JP Morgan Asset Management UK Limited (con lo 0,78%), AQR Capital Management (0,81%), Kintbury Capital (0,71%), Pertento Partners (0,67%) e Helikon Long Short Equity Fund Master ICAV (0,61%).Per Pertento Partners si tratta di un leggero decremento dall’ultimo aggiornamento (0,67% da 0,72%). L’operazione è datata 29 settembre.La percentuale fornita dalla CONSOB è il rapporto percentuale fra il numero di azioni che compongono la PNC e il capitale sociale dell’emittente. Bisogna ricordare che sono oggetto di pubblicazione da parte di CONSOB le posizioni nette corte che: sono di entità pari o superiore allo 0,5% del capitale sociale della società quotata considerata; oppure hanno raggiunto la soglia dello 0,5% e sono state quindi pubblicate, ma successivamente sono diminuite al di sotto della soglia dello 0,5% (queste PNC sono pubblicate un’ultima volta con l’indicazione dell’ultimo valore disponibile sotto lo 0,5%).(Foto: © TEA / 123RF) LEGGI TUTTO

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    Lottomatica, JPMorgan riduce partecipazione al 2,87%

    (Teleborsa) – JP Morgan Chase & Co ha una partecipazione pari al 2,866% in Lottomatica, gruppo quotato su Euronext Milan e il maggiore operatore del mercato italiano dei giochi. È quanto emerge dalle comunicazioni della CONSOB relative alle partecipazioni rilevanti, dove viene segnalato che l’operazione risale al 25 settembre 2025. In precedenza, al 23 settembre 2025, la quota era del 3,231%. LEGGI TUTTO

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    Var Energi acquista la quota di TotalEnergies nel giacimento norvegese Ekofisk PPF

    (Teleborsa) – Var Energi, società energetica quotata a Oslo e controllata da Eni, ha acquisito la quota di partecipazione di TotalEnergies nel giacimento petrolifero norvegese Ekofisk PPF nella licenza PL018F. Il progetto Ekofisk PPF si trova nella Greater Ekofisk Area della Norwegian Continental Shelf (NCS). Il progetto estenderà la vita produttiva dell’area di Ekofisk. La riqualificazione consentirà una migliore esposizione del giacimento e tassi di produzione, con conseguente aumento significativo delle risorse recuperabili, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie di completamento e di pozzi orizzontali.L’operazione aumenterà la quota di partecipazione di Var Energi nel progetto PPF nella licenza PL018F dal 12,388% al 52,284%, rafforzando la sua posizione nella Greater Ekofisk Area. L’operazione aggiungerà riserve nette certe e probabili stimate di 38 milioni di barili di petrolio equivalente (mmboe), con bassi costi operativi per barile e potenziale di ulteriore crescita. La decisione finale di investimento dovrebbe essere presa nel quarto trimestre di quest’anno, con l’avvio della produzione del progetto previsto per la fine del 2028.”Il progetto Ekofisk PPF è uno sviluppo strategico che supporta le nostre ambizioni di mantenere un livello di produzione compreso tra 350 e 400.000 barili di petrolio equivalente (kboepd) entro il 2030 e oltre – ha detto il CEO Nick Walker – L’operazione supporta anche la nostra strategia di hub, aumentando la nostra presenza in un’area in cui siamo già presenti e aggiungendo riserve a basso costo con un significativo potenziale di crescita”.A seguito dell’operazione, i titolari della licenza PL018F sono ConocoPhillips (35,112%, operatore), con Var Energi ASA (52,284%), DNO (7,604%) e Petoro (5%) come partner. LEGGI TUTTO

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    Moncler, Capital Group ha una partecipazione del 5,208%

    (Teleborsa) – Capital Research and Management Company ha una partecipazione pari al 5,208% in Moncler, gruppo del lusso italiano quotato su Euronext Milan. È quanto emerge dalle comunicazioni della CONSOB relative alle partecipazioni rilevanti, dove viene segnalato che l’operazione risale al 24 settembre 2025. La quota è classificata come “gestione discrezionale del risparmio”. LEGGI TUTTO

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    Negli Stati Uniti scatta lo shutdown: 800 mila in congedo e miliardi di dollari bruciati

    (Teleborsa) – Dalla mezzanotte è formalmente scattato lo shutdown (serrata) negli Stati Uniti. Il precedente risale al 2019, durante la precedente presidenza Trump. Dal 1° ottobre, gli uffici federali chiuderanno, mandando a casa in congedo non retribuito circa 800mila lavoratori federali e chiudendo tutti i servizi non essenziali: dalla sanità, alla sicurezza e perfino i trasporti, incluso il trasporto aereo. Sarà il caos. E la chiusura degli uffici federali avrà un costo stimato fra 10 e 20 miliardi di dollari in termini di PIL. La mancata approvazione del Bilancio Lo shutdown, provocato dalla mancata approvazione della legge di bilancio, è scattato a seguito del fallimento delle trattative in extremis del Presidente Trump e dei leader dei due schieramenti, Democratici e Repubblicani. La riunione tenutasi alla Casa Bianca lunedì è stata un fallimento ed il leader statunitense ha addirittura deriso i leader Democratici – il Senatore Chuck Schumer e lo speaker della camera Hakeem Jeffries – intervenuti assieme ai portavoce Repubblicani ad una riunione che non ha portato a risultati concreti. Il Senato USA ha dunque bocciato con 55 voti a favore e 45 contrari la proposta dei Repubblicani, che puntava su un finanziamento a breve termine per spostare avanti la scadenza al 21 novembre- La propsta infatti non ha raggiunto la soglia dei 60 voti sufficiente all’approvazione (il piano era stato già bocciato alla Camera a maggioranza democratica), mentre il piano dei Democratici chiedeva innanzitutto il rifinanziamento per 1.000 miliardi dell’Obamacare, la sanità pubblica per le famiglie a basso reddito istituita dal Presidente Obama. Le accuse reciprocheAllo scattare della mezzanotte, sono state lanciate accuse reciproche fra i due schieramenti. “I Democratici hanno bloccato il governo”, informa una nota sul sito della Casa Bianca, mostrando un orologio che conta il tempo trascorso dall’inizio dello shutdown. “Donald Trump ha appena bloccato il governo”, replica su X il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, cui fa eco l’ex vice Presidente Kamala Harris, affermando che Trump ed i Repubblicani “si sono rifiutati di bloccare l’aumento dei costi sanitari”.Gli effetti dello shutdown Secondo le stime del Congressional Budget Office, lo shutdown metterà in congedo non retribuito circa 750mila impiegati federali (il precedente shutdown totale del 2013 mise a casa 850 mila persone), per un costo stimato di circa 400 milioni al giorno, che potrebbe variare di giorno in giorno a seconda dei servizi che vengono chiusi e/o riaperti. I dipendenti in congedo riceveranno gli arretrati solo al loro rientro, ma il Presidente Trump ha minacciato licenziamenti di massa dei dipendenti federali che operano nell’ambito di programmi non più autorizzati a proseguire. Da gennaio si sono già registrati 100mila esodi incentivati. Gli Stati Uniti ora rischiano di entrare in una delle fasi più critiche della storia recente, poiché sono a rischio di stop o rallentamento servizi essenziali: istituzioni sanitarie, servizi di sicurezza ed addirittura i trasporti. Persino i mille generali dell’esercito convocati dal capo del Pentagono Pete Hegseth per fare il punto sulla strategia militare potrebbero avere problemi a tornare alle loro basi all’estero. Questo blocco costerà parecchi miliardi di dollari agli Stati Uniti (si stima un costo fra 10 e 20 miliardi di dollari in termini di PIL) in un momento cruciale in cui arrivano segnali di rallentamento del mercato del lavoro, che lo scorso mese hanno addirittura rimosso le resistenze del Presidente della Fed Jerome Powell, costringendolo ad un taglio dei tassi di 25 punti base. Poi, il dato del PIL migliore delle attese (+3,8%), uscito la scorsa settimana, ha attenuato l’allarmismo, ma si attendono dati freschi sul mercato del lavoro questa settimana. Dati che andranno letti in prospettiva, non ignorando quel che sta accadendo ora con lo shutdown.Wall Street sta da giorni scontando il rischio shutdown ed anche ieri è apparsa incerta, guardando con preoccupazione ai dati in arrivo questa settimana. LEGGI TUTTO