Salute, Ipercolesterolemia: SIC E SIBioC presentano nuovo sistema di refertazione
(Teleborsa) – Un cambio di paradigma nel sistema di refertazione dei profili lipidici, cruciali per identificare l’ipercolesterolemia, fattore causale della cardiopatia ischemica che in Italia colpisce circa 5 milioni di persone. A segnare un punto di svolta è il documento congiunto presentato oggi dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC) e dalla Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio (SIBioC), in occasione della conferenza stampa “Il ruolo strategico dei laboratori nella prevenzione cardiovascolare”, tenutasi oggi al Senato su iniziativa di Elena Murelli, promotrice dell’Intergruppo parlamentare per le malattie cardio, cerebro e vascolari e componente della Commissione Affari sociali, Sanità, Lavoro e Previdenza Sociale, in collaborazione con Meridiano Cardio, la piattaforma di TEHA Group focalizzata sulle malattie cardiovascolari. L’iniziativa rientra nelle attività di Meridiano Cardio, la piattaforma di TEHA Group – società di The European House Ambrosetti – sulle patologie cardiovascolari, sostenuta dal contributo non condizionante di Sanofi e Amgen.Gli ultimi dati dell’Italian Health Examination Survey indicano una prevalenza di ipercolesterolemia superiore al 25% – maggiore nelle donne rispetto agli uomini –, mentre la percentuale di individui che dichiara di essere ipercolesterolemico è pari al 18,3% secondo i dati dell’Osservatorio Passi, evidenziando una limitata consapevolezza del fenomeno. Quasi 1 italiano su 2 non ritiene il colesterolo LDL dannoso per la salute e 1 italiano su 3 ritiene che il rischio di mortalità legato all’ipercolesterolemia debba preoccupare solo chi ha problemi cardiaci pregressi.A questo dato va aggiunto che i pazienti ipercolesterolemici rientrano di default tra i soggetti caratterizzati da un livello di rischio cardiometabolico medio-alto che secondo una recente analisi di TEHA rappresentano il 50,1% della popolazione in età l avorativa (40-69 anni). L’ipercolesterolemia è una patologia rilevante anche da un punto di vista economico, generando sul SSN costi sanitari diretti per circa 1,14 miliardi di euro.”L’ipercolesterolemia rappresenta un problema sanitario di grande rilevanza, con conseguenze gravi sulla salute pubblica. Il colesterolo alto, infatti, – spiega Murelli – favorisce la formazione di placche aterosclerotiche, aumentando il rischio di infarto miocardico, ictus e malattie delle arterie periferiche. Migliorare la refertazione e rendere più chiaro il quadro di rischio cardiovascolare per ogni paziente significa non solo intervenire tempestivamente, ma anche ridurre il numero di eventi cardiovascolari, con benefici per la salute e per la sostenibilità del SSN. Si stima che il peso dei trattamenti delle malattie cardiovascolari legate all’ipercolesterolemia sia pari a 1,14 miliardi di euro all’anno, tra ricoveri ospedalieri, farmaci e interventi chirurgici. Affrontare l’ipercolesterolemia in modo efficace significa quindi ridurre il peso delle malattie cardiovascolari, migliorare la salute pubblica e rendere il sistema sanitario più sostenibile”.”Una recente analisi di TEHA – sottolinea Rossana Bubbico, senior consultant dell’Area Healthcare di TEHA Group e Project Coordinator di Meridiano Cardio – ha rivelato che un italiano su 2 in età lavorativa presenta un rischio medio-alto di incorrere in un rischio cardiovascolare maggiore, come ictus o infarto nei prossimi 10 anni. I pazienti con ipercolesterolemia, riconosciuta quale fattore causale della cardiopatia ischemica, sono senza dubbio tra questi. La prevenzione primaria e la diagnosi precoce, l’avvio tempestivo al trattamento e la prevenzione secondaria, sono elementi essenziali per garantire a questi pazienti la migliore presa in carico possibile, contribuendo a ridurre il burden socio-economico di questa patologia che riguarda più di 1 italiano su 4″.”La terapia ospedaliera dell’infarto acuto – afferma Ciro Indolfi, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia – FIC – è oggi efficace ed ottimale mentre, purtroppo, più del 50% dei pazienti, in modo imprevisto ed imprevedibile con infarto STEMI muore, prima di arrivare in ospedale. Pertanto, un significativo aumento della vita può essere ottenuto riducendo i fattori di rischio. Tra questi, è ormai confermato che livelli elevati di colesterolo LDL hanno un ruolo causale nell’infarto miocardico acuto, una delle principali cause di morte in Italia. Ridurre il colesterolo LDL significa ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. Per questo è fondamentale rafforzare la prevenzione, promuovendo campagne di screening capaci di identificare precocemente le persone a rischio medio-alto e avviarle tempestivamente a un trattamento. Allo stesso tempo, è essenziale sfruttare al meglio le numerose opzioni farmacologiche oggi disponibili per abbassare i livelli di colesterolo, promuovendo l’aderenza terapeutica tra i pazienti”.”Occorre far capire ai cittadini e ai pazienti – dichiara Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia – SIC – che non esiste un valore di colesterolo LDL che vada bene per tutti: il livello target dipende dal profilo di rischio cardiovascolare di ciascun paziente: più alto è il rischio, più basso dovrà essere il valore da raggiungere per ridurre la probabilità di eventi cardiovascolari. Per questo motivo è sbagliato che molti referti di analisi riportano ancora valori di riferimento basati sulla media della popolazione, senza considerare il rischio cardiovascolare del singolo paziente, quando invece è fondamentale adottare un approccio personalizzato, basato sulle caratteristiche cliniche di ogni individuo. In questo contesto nasce anche il documento congiunto SIC-SIBioC che presentiamo oggi e che contiene una proposta di adeguamento del sistema di refertazione”. “Il Documento congiunto tra la Società Italiana di Cardiologia e la Società Italiana di Biochimica Clinica – Medicina di Laboratorio – rileva Marcello Ciaccio, presidente Società Italiana Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio – SIBioC – rappresenta un passo fondamentale verso una refertazione di laboratorio accurata, efficace e clinicamente utile. Il documento sottolinea l’importanza di una stretta integrazione tra Medicina di Laboratorio e Medicina Clinica per garantire che i risultati degli esami di laboratorio non siano solo dati numerici, ma strumenti interpretativi contestualizzati nella realtà clinica del Cittadino/Paziente. Il ruolo dei Laboratorio Clinici ha, infatti, subito un’importante evoluzione passando da semplici erogatori di analisi a partner attivi nei processi decisionali, guidando il Clinico in tutte le fasi del percorso diagnostico terapeutico assistenziale, dalla prevenzione, alla diagnosi, alla prognosi ed al trattamento. Il Protocollo, inoltre, pone attenzione alla qualità dell’intero processo diagnostico, dalla fase preanalitica alla refertazione, evidenziando il valore strategico della collaborazione e della formazione condivisa come elementi centrali per una Medicina Personalizzata di Precisione e Preventiva”.Gestione dell’ipercolesterolemia: ancora lontani da un controllo ottimale della patologiaGestire in modo efficace i livelli di colesterolo LDL non è solo una questione di salute, ma anche di sostenibilità economica. Ogni anno, il costo dell’assistenza per un paziente con ipercolesterolemia non controllata varia tra 4.200 e 5mila euro, mentre per chi raggiunge i livelli terapeutici raccomandati si aggira intorno ai 2.900 euro. Circa il 60% di questa spesa è legato ai ricoveri per complicanze ed eventi cardiovascolari evitabili. Inoltre, gli eventi successivi al primo risultano ancora più onerosi (+7,1%), principalmente a causa delle ri-ospedalizzazioni. In aggiunta, con riferimento ai pazienti in prevenzione secondaria – che hanno già subito un evento cardiovascolare, più dell’80% dei pazienti ancora non raggiunge il target di colesterolo LDL (inferiore a 55mg/dL) previsto dalle più recenti linee guida EAS/ESC. L’aderenza alle terapie ipolipemizzanti rimane un nodo critico: solo il 44% dei pazienti segue correttamente il trattamento, con una tendenza decrescente con l’età. Eppure, una maggiore aderenza si traduce in una riduzione fino al 38% dei costi complessivi, grazie alla prevenzione di eventi cardiovascolari maggiori come ictus e infarto.Non esiste un livello di colesterolo LDL target uguale per tuttiSecondo le più recenti evidenze scientifiche, una riduzione anche modesta dei livelli di colesterolo LDL, ottenuta attraverso una diagnosi tempestiva e un trattamento mirato, può tradursi in una significativa riduzione del rischio di infarto miocardico e morte cardiovascolare. Il problema attuale, spesso sottovalutato, è che molti referti riportano ancora “valori di riferimento” standardizzati sulla media della popolazione, e non i “valori decisionali” legati al rischio cardiovascolare individuale. Questo approccio può risultare fuorviante: un valore “nella norma” per il laboratorio può essere, in realtà, critico per un paziente ad alto rischio. In alcuni casi, ciò ha portato alla sospensione inappropriata di terapie ipolipemizzanti o alla sottovalutazione di condizioni gravi come l’ipercolesterolemia familiare.L’urgenza di un adeguamento del sistema in una logica di cooperazioneIn questo contesto SIC e SIBioC propongono un nuovo approccio in linea con le nuove linee guida europee (ESC/EAS) per adeguare il sistema di refertazione e fornire al clinico e al paziente un quadro chiaro, leggibile e integrato dei valori lipidici. Il Documento congiunto SIC–SIBioC propone una refertazione integrata con: la segnalazione automatica di valori critici (come C-LDL > 190 mg/dL o trigliceridi > 890 mg/dL) quali quelli indicativi di ipercolesterolemia familiare o rischio di pancreatite; l’introduzione di parametri aggiuntivi (colesterolo non-HDL, remnants, Lp(a), Apo B) per una valutazione più fine del rischio, in linea con le nuove raccomandazioni scientifiche; l’integrazione nei referti dei valori target di colesterolo LDL specifici per ciascuna categoria di rischio cardiovascolare; la possibilità di effettuare il profilo lipidico senza digiuno, facilitando così l’accesso agli esami con screening diffusi anche in contesti non ospedalieri LEGGI TUTTO