(Teleborsa) – Non solo celebrare i 120 anni della Cgil, ma interrogarsi sul futuro del lavoro e sulle trasformazioni che lo stanno attraversando. È il tema di “Le trasformazioni del lavoro. La persona al centro“, l’iniziativa internazionale organizzata dalla Cgil a Milano nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario della Confederazione. Tre i temi al centro del confronto: transizione energetica, intelligenza artificiale e passaggio da un’economia di guerra a un’economia di pace.
Ranieri: “Non basta anticipare le infrastrutture, serve anticipare le competenze”
La transizione energetica è già in corso e richiede, oltre agli investimenti infrastrutturali, nuove competenze. È quanto ha sottolineato Vincenzo Ranieri, amministratore delegato di e-distribuzione, ricordando che è una strategia industriale che la società porta avanti da molti anni e che ha visto circa 40 miliardi di euro di investimenti negli ultimi due decenni. I risultati ad oggi sono concreti; l’Italia può contare su una delle reti di distribuzione più avanzate d’Europa, che ha permesso di connettere oltre due milioni di produttori.
“La rete che abbiamo oggi è il risultato di una pianificazione industriale a lungo termine, che ha cercato di anticipare i cambiamenti’ del sistema energetico’, ha spiegato Ranieri.
L’Ad ha poi aggiunto: ”Abbiamo imparato che non basta anticipare lo sviluppo infrastrutturale, serve anticipare le competenze”. Il percorso ha coinvolto negli ultimi quattro anni assunzioni dirette e formazione nell’indotto e nelle imprese collegate, per complessive circa 12 mila persone.
Per i prossimi anni è previsto un ulteriore piano di investimenti: ”per e-distribuzione parliamo di circa 14 miliardi di euro nel periodo 2026–2028. Serve un patto rinnovato di cooperazione tra imprese, istituzioni e parti sociali per governare la transizione”.
Floridi: “Rendere questa curva più gentile e giusta”
Anche la trasformazione tecnologica pone al centro il tema delle conseguenze sul lavoro. Luciano Floridi, professore e direttore fondatore del Centro di etica digitale dell’Università di Yale, ha invitato a evitare previsioni sulla scomparsa dell’occupazione.
“La tecnologia ha sempre distrutto il lavoro e l’ha sempre ricostruito”, ha spiegato. Con l’intelligenza artificiale, “alcuni impieghi spariranno, altri saranno irriconoscibili, altri nasceranno”.
Secondo Floridi, i rischi riguardano in particolare chi è oggi nel pieno della propria vita lavorativa, mentre per le nuove generazioni possono aprirsi nuove opportunità. La priorità diventa quindi governare la transizione: “Bisogna cercare di rendere questa curva più gentile e giusta, con più vantaggi e meno rischi, all’insegna della giustizia sociale”.
Sul fronte dei rischi più estremi, ha aggiunto: “I rischi catastrofici esistono, i potenti che detengono l’intelligenza artificiale hanno la responsabilità di evitarli”.
Mazzucato: “L’occupazione adesso non è al centro del disegno industriale del Paese”
Il rapporto tra trasformazione economica, investimenti e lavoro è stato al centro dell’intervento di Mariana Mazzucato, professoressa di Economia dell’innovazione all’University College London, nel panel dedicato al passaggio da un’economia di guerra a un’economia di pace.
“Oggi non esiste un’economia che ha come obiettivo il bene comune”, ha detto Mazzucato, richiamando anche la storia della Cgil: “La Cgil da centovent’anni parla di salario e diritto al lavoro, ma l’economia non va in questa direzione”.
Secondo Mazzucato, serve ripensare il ruolo dello Stato, superando un modello in cui l’intervento pubblico si limita a compensare le carenze del mercato: “Mette un cerotto quando il privato manca. Così è impossibile avere come obiettivo il bene comune”.
La proposta è un diverso orientamento della politica economica e degli investimenti: “Bisogna riformare l’economia per renderla inclusiva, sostenibile, trainata dall’investimento e dall’innovazione”.
Mazzucato ha quindi evidenziato il rapporto tra profitti, investimenti e occupazione: “L’occupazione adesso non è al centro del disegno industriale del Paese. Bisogna fare qualcosa per riportarcela”.
Dalla transizione energetica all’intelligenza artificiale, fino al modello economico e produttivo, il filo conduttore del confronto è il governo delle trasformazioni e il loro impatto sul lavoro.
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